lunedì 2 febbraio 2015

Le strane presenze della Valle Strona

Ingresso del Santuario della Madonna della Colletta a Luzzogno.

Non vi sono documenti che riportano l’arrivo dell’inquisizione in Valstrona, e nemmeno si ricordano vicende legate a questi fatti. Questo non significa che non vi siano vissute delle streghe anche su quel territorio.

La Valstrona è stata da sempre difficilmente accessibile, descritta come "luogo tra i più sterili e selvaggi del ducato” nei documenti del XV secolo degli Sforza.
Solo nel 1842 si è costruita una mulattiera che da Omegna portava a Campello Monti, la futura carrozzabile.
L’eco dell’inquisizione poteva far tremare solo alcuni parroci, dalla condotta poco ortodossa, come don Giovanni Caserio ,parroco di Massiola, uomo più che prete, gestiva addirittura l’osteria del paese e si diceva leggesse anche i tarocchi. Si racconta che quando vi fu la visita pastorale del vescovo Bascapè lui scappò nei boschi.
Affresco: Giudizio Universale nel Santuario della Madonna della Colletta
La Valstrona, come tutto l’arco alpino,è ricca di leggende e superstizioni che si tramandano oralmente nelle generazioni. Ci sono storie, anche recenti,c he si rifanno alla simbologia della natura,a erbe che guariscono, utilizzate da persone che operavano, oltre che con procedure simboliche,con la recita di litanie incomprensibili e l’imposizione delle mani,tracciando vari segni, soprattutto segni di croci, sul corpo, con un ordine ben preciso. Erano persone che avevano la capacità di far convivere nelle loro pratiche la medicina naturale,aspetti religiosi e a volte magici,con evocazioni e il ricorso a materiali con una forte simbologia come pietre, acqua,sale ecc.
A Luzzogno e nell’alta valle: Forno e Campello Monti, ancora oggi, durante la celebrazione della festa di S.Giovanni, si fa “la benedizione dei fiori” e comprese nel mazzo vi sono delle erbe mediche che servivano poi per le fumigazioni. E’ un rituale che affonda le sue radici nei culti pagani,infatti la festa di S.Giovanni coincide con il solstizio d’estate.
Affresco giudizio universale nel Santuario della Madonna della Colletta.
Sempre a Luzzogno, la prima domenica di novembre si festeggia la ricorrenza dell' "incanto dei morti”, consuetudine cristianizzata,ma che ci rimanda al culto pagano della Madre Terra, dove si ringraziava per il raccolto ottenuto e si richiedeva l’intercessione dei defunti per propiziare la fertilità durante il nuovo anno.(La festa di Ognissanti coincide con la festa di Samain,capodanno nella ruota dell’anno celtico).
Altre storie, invece, parlano di parvenze oscure che furono relegate nelle grotte o su sporgenze delle montagne, dopo il Concilio di Trento. Infatti,  prima di questo evento,gruppi di donne si trovavano in luoghi ben definiti, come al”Culòt dal fàii”(Colle delle Fate) nei pressi di Luzzogno, durante le notti di luna piena e in particolar modo nel periodo estivo e autunnale.Guarda caso,nei pressi di questi luoghi, si trovano massi coppellati e/o acque sorgive.
Luzzogno, l'Ossario.
Ci sono storie sulle streghe di Samorone, tra Campello e Forno, streghe che si riunivano su di un masso morenico, vicino ad una sorgente limpida, dove c’era anche un enorme abete secolere. Dalla punta di questo tendevano un filo che arrivava fino al camino di una baita,dove gli alpigiani erano soliti ritrovarsi la sera per la recita del rosario. Le streghe continuavano la loro danza lungo il filo, fra grida e risate grottesche, arrivate sul bordo del camino si calavano giù nel fuoco facendolo strepitare e alzando una grande nube di cenere, portando per loro divertimento, lo scompiglio fra gli occupanti della casera. Si dice che il proprietario della baita si liberò di queste fastidiose presenze solo quando aggiustò il tetto e ne spostò il camino, disorientandole.
Sono famose anche le streghe di Sambugetto.
Il loro antro era situato nelle grotte ai piedi della montagna. Nella grotta più grande custodivano “la cassa del gran tesoro”, protetta da un enorme e viscido rospo,f iglio della Titina, la madre di tutte le paure.
Luzzogno, la Parrocchiale.
Le “strie”, come venivano chiamate in valle, erano un po’ dappertutto, apparivano dal crepuscolo fino all’alba, in piccoli gruppi, a volte vestite di bianco, con lo scopo di entrare in contatto con le persone che si attardavano lungo le vie, per infastidirle, provocando incidenti di ogni genere o farli ritrovare in altri luoghi.
C’era la convinzione che certi difetti nelle persone o negli animali, alcuni malanni inspiegabili (provocati dai “bùff d’aria”,impercettibili soffi d’aria malevola) e malaugurate sorprese, fossero tutti causati dalle streghe.

Barbara Piana.


Fotografie Fabio Casalini.

Bibliografia:
La Valstrona e Luzzogno, don Celso De Giuli.
I segni delle Alpi, Massimo Centini.

4 commenti:

  1. Ci sono stati individui, anche in queste valli, che quasi sempre godevano fama di giuristi e di teologi insigni ma che nella loro credulità ottusa e nella loro tracotante presunzione di ritenersi "il braccio destro di Dio"erano assai peggiori della più ignorante e della più malvagia delle loro vittime. Un saluto
    Malles

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    1. Ciao Malles.
      Gli inquisitori che giravano nelle valli erano personaggi che oggi potremmo definire "al limite della malattia mentale". Applicavano torture senza nessuna remora, purtroppo......
      Fabio.

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  2. grazie barbara e a tutti voi per la cultura, la simbologia e la bellezza di cui ci arricchite.. le anime anelano di essere nutrite, gli occhi di essere guidati e le menti sollecitate a "vedere".. grazie.. elisa di Cimamulera

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    1. Grazie del bellissimo complimento Elisa. Abbiamo tutti bisogno di aprire le menti.

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