martedì 17 febbraio 2015

II Conte di Venezia

Forse vi chiederete chi io sia, o cosa fui stato.
Non importa.
Fui conte, or dannato ma non aggiungo altro. Passeggio nei secoli tutte le notti tra le strette calle come un fantasma, mentre Venezia cade padrona della notte nel sordo passo della mia essenza, scivolo lungo le sue tese corde, il suo Canal Grande quel diavolo fatto a serpente dormiente, o si mio devoto ascoltatore, voci occulte narravano che il maligno diede forma a questa terra spaccandola in due con il suo canale, ed esso fu presente e adorato nascosto da cuori tenebrosi come Paolo Delle Masegne che nella metà del 1300 ricevette da Lucifero in persona una delle trenta monete con cui Giuda tradì Gesù ricevendone l'ordine di inserirla nella statua del discepolo traditore a cui Paolo aveva dato le sembianze vere. 
Per finire nel suo intento, al diavolo serviva una una messa di dedicazione. Questa avvenne nel corso della settimana Santa del 1366 presso la chiesa della Madonna dell'orto, ma il miserabile fu interrotto da una giovane fanciulla della famiglia nobile Contarin, che riconobbe sul volto dell'uomo il viso del maligno durante l'oscura messa, che venne interrotta immediatamente.
Ma il maligno pervase gli animi più infidi, o forse stagna nella natura umana la consapevolezza del bene e del male, e le atroci conseguenze delle nostre azioni gravano sui nostri fragili destini, ma quando si compiono tali barbarie, lo sgomento è assai arduo e difficile comprenderne il gesto dettato da menti sane, ricordo ancor passeggiando a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia, sulla riva De biasio, la piccola osteria del “luganegher” Biagio Carnico, famosa per i suoi piatti ma soprattutto per il suo sguazzetto, uno spezzatino prelibato di carne, nobili e operai accorrevano per gustarne l'essenza ignari dell'atroce ingrediente segreto, fin quando uno sventurato operaio tra le carni ben cotte, vi trovò un resto di un piccolo dito di un bambino, subito il Carnico fu arrestato, ammettendo con freddezza i suoi peccati, a Venezia venne così risolto il caso di sparizioni di innumerevoli fanciulli, al condannato vennero tagliate le mani, e dopo tremende torture, fu trascinato fino in piazza per essere impiccato, nessun pentimento, scivolava sul suo avido e perfido viso.
Morì senza un gemito.
Ricordo infine il noto compositore e amico Antonio Vivaldi, che fin dalla tenera età fu tormentato dal diavolo che voleva impossessarsi della sua anima sensibile, che mai fu presa per la sua saldezza d'animo, ma il demonio geloso della sua maestria e dei suoi continui rifiuti, lo maledì, impedendogli di scrivere l'opera perfetta, celata così per sempre nel cuor del musicista.
Ma lungo i rii del suo sestiere, la sua anima compone queste mute note incomprensibili a orecchie umane.
Scruto ora in lontananza la basilica di San Marco, sono ancor brillanti tra i due archi le fiaccole in ricordo al povero Pietro Tasca, rimembro ancor quella mattina di quel fatidico incontro, lo sventurato, trovò il corpo brutalmente assassinato di un aristocratico, e su di lui pesarono le accuse: venne miserabilmente torturato fino a fargli confessare il delitto non commesso.
Fu giustiziato il 22 marzo 1507 tra le due colonne di San Marco, quando il vero colpevole venne individuato, in onore al povero ragazzo ogni sera vennero accese due fiaccole per il tremendo errore.
La notte sfuma in fretta e a breve devo nascondermi, le anime perdute che popolano Venezia nelle notti sfumano, questi spettri vagabondi come banchi di nebbia si eclissano nel mar, ed io con loro svanisco.



Simone De Bernardin


 due lampade votive che potete 

4 commenti:

  1. Che bel racconto. Ci siamo stati sabato sera a Venezia. Gli anni passano, ma quel mix di mistero e storia Venezia non la perderà mai!

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    1. Grazie Enzo!
      Venezia ha un fascino indescrivibile.

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  2. Questo scritto evoca molto bene l'atmosfera che si respira a Venezia dopo il tramonto fino alle prime luci dell'alba: nel silenzio da trapassato remoto di una città senz'auto, quella strana sensazione che ogni sua pietra, ogni sua goccia d'acqua, ogni sua briccola abbia una storia vera e conturbante da sussurrarti....anzi...da sospirarti. Ed interiormente giuri di non rivelare mai il segreto.

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