Maria ed Eva.



Pallanza, 8 settembre 1898

Mio amato cugino e sposo, oggi sono salita sul colle della Castagnola a controllare come stanno procedendo i lavori di quella che sarà la nostra dimora e la nostra più pregevole opera d'arte e d'ingegno.
Il cantiere procede speditamente, ma temo che la nostra esigenza di perfezione ci porterà ad aspettare ancora per vedere completato il frutto della nostra passione. Spero che tu in terra germanica stia ottenendo i risultati che ti eri prefissato e che possa portare qui sul lago preziosi manoscritti dei tuoi amati compositori romantici. Prima di scendere, quando principiava a tenebrare, sono entrata nell'oratorio di San Remigio, che sì caro mi è per le dimensioni raccolte e l'intimità spirituale che ispira. E mi son soffermata sul dipinto della Madonna che allatta, mi è venuto in mente che il nostro caro amico esperto d'arte locale ci ha raccontato che il seno è stato coperto da qualche pennello al soldo della Curia, negli anni successivi alla Controriforma, perché quella visione non suscitasse sensuali pensieri nei fedeli. Come se la femminilità della madre di Cristo fosse un peccato da nascondere, ma evidentemente così pensavano quelle file di porpore riunite a Trento. E credo lo pensino anche oggi i loro successori.

Mi è così sovvenuto, per quelle misteriose vie dell'analogia che la scienza deve ancora investigare sino in fondo, che le uniche donne nate senza peccato, per la nostra Chiesa, sono Maria ed Eva. E sempre per analogia, se la prima ha nutrito col suo seno il figlio Gesù e quindi la speranza di redenzione dell'Umanità, la seconda l'ha nutrita cogliendo il frutto della conoscenza. E allora ho immaginato quale contrappasso per il censore del seno della Vergine di dipingere Eva a seni nudi e impavidi nell'atto di cogliere la mela. Nel momento prima di perdere l'innocenza, nell'istante precedente al lungo cammino della conoscenza umana, della ricerca del Bene consapevole.

Sarà un simbolico omaggio al culto del bello, un'effigie da esporre nella nostra villa. Espressione di una morale fondata sull'estetica. Ho iniziato oggi stesso a dipingerlo coi pastelli su un grande foglio di carta che poi metteremo su tela. Spero di riuscire a terminarlo prima del tuo ritorno.

A presto

Tua Sophie.



La lettera che avete letto è frutto della fantasia dell'autore. E' invece vero che Sophie Browne e il marito Silvio Della Valle di Casanova a fine Ottocento realizzarono sul colle della Castagnola un palazzo con annesso giardino creando un ampio complesso noto come villa San Remigio. Vi misero la cura e la passione come nel creare un'opera d'arte. Entrambi artisti, ospitarono nella loro dimora, alcuni dei più celebri “colleghi” del tempo. Eva di Sophie Browne è esposta al Museo del Paesaggio di Verbania.



Andrea Dallapina.



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