martedì 13 gennaio 2015

Felicitas.



Fugace il volto l'aria tenera della sera va accompagnando.
Resto solo sul ciglio delle labbra dell'imminente orizzonte,
dinanzi al suo nudo tramonto; il sole già spira morente e in quel fracasso,
non resta che il suo dolce stupor, non vi è alcuna malinconia, nessun segno di dolor,
quasi gioisce cadente dietro tiepide nubi rosse che tracciano la sua rotta,
strilla sulle guance il suo color, lo si avverte fino infondo nelle amate acque del suo lago, ora nere.
Ora rosse.
Ora nuovamente nere.
Ammutolito odo quel volo appeso al cielo di gabbiani danzanti che ancor la sua eterna scia inseguono in saluto, per non lasciarlo solo, ma non è un addio, o no gli addii non brillano lassù, è più per un arrivederci, certo.
Si, uno splendido a domani.
Spoglio resto appeso ad una lacrima, mi emoziono, è così vita emozionarsi, che si potrebbe morir senza rendersene conto, mentre tutto scompare, mentre tutto passa,
io penso così forte a te, che quasi avverto la tua faccia sul mio petto e avverto il cuor stingersi come
una mano; come ti avverto, ti percepisco anche qui mentre non ci sei.
Eccola.
Ecco giunge silenziosamente, svelta e fugace la FELICITA'.
Misteriosa, eternamente ricercata dove spesso non giunge, mi richiama in lontananza una qualsiasi luce, forse un faro di un'auto, forse un angelo o Dio, ma io non guardo, non ho tempo, resto ancor.
Non ho fretta.
Ora forse mi è tutto più chiaro, mi siedo.
Già la luna è retta nel suo specchio celeste, amata dal suo firmamento, odo essenze che la incarnano, antichi occhi fissano il suo volto insieme alle mie nere perle.
Avverto il senso.
Non è mai così nero.
Non è mai totalmente buio.
Un faro veglia per tutti nella notte, se si osserva con attenzione,
o meglio se si ha la capacità di saper guardar davvero.
Me ne vado.
Resto solo in quella via ghiacciata, lascio il cielo a chi si ama.
Io l'ho svelato nei suoi occhi.
Saluto il giorno all'ora tenera del riposar.
Resto fermo e chiedo grazie.
Grazie. E' così qui la felicità.
Lascio il sogno a chi dorme, lascio il mio fracasso immobile sul fondale di quel lago.
Ed ora che abbia inizio il mio romanzo.

Simone De Bernardin.


Nessun commento:

Posta un commento