domenica 22 giugno 2014

Le streghe del Monte Cistella

Era un febbraio come tanti. La neve cadeva abbondante e copriva tutto. 
Il primo giorno di sole decidemmo di partire per una piccola escursione.
Quale meta? 
La scelta cadde sul Monte Cazzola, nel cuore del Parco del Devero.  

sabato 21 giugno 2014

Ponte del Diavolo di Lanzo torinese


Il Ponte del Diavolo o Ponte del Ròch (pietra in piemontese) fu edificato nel 1378 con il consenso del Vice castellano di Lanzo, Aresmino Provana di Leynì, collaboratore di Amedeo VI di Savoia (conosciuto come il Conte Verde).

giovedì 19 giugno 2014

Il pirata che si pensò mendicante e la fanciulla che lo condusse alla forca

Sono nato bello.
Sono nato in una famiglia di discrete fortune.
Ho deciso di essere quello che sono stato! 
Ho girato abbastanza il mondo per rendermi conto che il Lago era bello, e che poteva offrirmi più di quanto potessi chiedere lavorando la terra o per qualche commerciante in città. 

martedì 17 giugno 2014

Il Lupo di Angera

Siamo sul finire del 1600 in quel tratto del lago Maggiore tra Arona ed Angera.
Le locande della zona servono vino ai forestieri ed ai clienti abituali.

lunedì 16 giugno 2014

Sotto la superficie del Loch Ness

Loch Ness
Quando si è in Scozia spesso ci si sente come se si stesse camminando a fianco di qualcosa di surreale.
Una specie di mondo magico parallelo, che non si vede con gli occhi, ma che si sente sulla pelle, mentre aleggia nell’aria, separato da una cortina invisibile. E’ solo una folata di vento trasformata in sussurro, frutto dell’immaginazione - forse. E’ solo qualcosa che per un istante cattura la tua attenzione, ma che poi la tua parte razionale scaccia via. Sono le favole che ti hanno raccontato da bambino, sono quello che forse vorresti credere, sono una pulsione flebile eppure incessante, che ha radici antichissime e profonde - buie come un abisso, segrete come l’inconscio, selvagge come la natura di queste terre. La Scozia è uno di quei luoghi in cui la natura è ancora padrona. E’ selvaggia, ribelle. Orgogliosa come le genti che la abitano, drammatica come le emozioni più intense. Mentre sei in Scozia razionale ed irrazionale assumono sfumature diverse.

Pont du Gard, l'antica Roma in terra di Francia.


Quando i romani arrivarono sulle rive del Gardon si preoccuparono di trovare il luogo giusto per la costruzione di un ponte per l'attraversamento delle gole formate dal fiume.
Secondo l'uso romano il punto considerato idoneo era quello in cui le due sponde erano più vicine e vi era abbondanza di pietra.
Mi sono chiesto perché mai la pietra?
dopo attente ricerche ho capito! Le rocce era necessarie per costruire le spalle dei ponti!
Il ponte poggiava sulle spalle per evitare che le piene potessero danneggiare la costruzione nella sua interezza.


Per "Le pont du Gard" parliamo di qualcosa di unico, un ponte-acquedotto! una meraviglia dell'uomo giunta integra ai nostri giorni. Un grazie alla Francia per mantenere ottimamente i propri monumenti! Il ponte tra poco compie 2000 anni! E' stato infatti costruito tra il 20 ed il 40.
Quando lo vedi lo stupore ti assale! 
Costruito su tre livelli, ed ogni livello ha una serie di arcate. La visione dello spazio vuoto tra le arcate permette alla natura di confrontarsi con le pietre usate per la costruzione.


Le dimensioni sono ragguardevoli! Parliamo di una costruzione di oltre 275 metri di lunghezza per quasi 50 di altezza. Motivo che ha pesato parecchio nell'inserimento della lista dei patrimoni mondiali dell'umanità Unesco, oltre al suo incredibile stato di conservazione.
Torniamo alla realizzazione: come da prassi venne saltato il fiume nel punto in cui il Gardon ha uno spazio minore tra le due sponde, e dove vi era abbondanza di pietre per la spalle ed i piloni che sostengono il tutto.
Quando sono arrivato ho pensato al primo comandante romano che pose lo sguardo su questa ardita costruzione ultimata, ritengo che possa essersi sentito come Armstrong quando pose piede sulla Luna!


Ancora oggi l'emozione di guardare il fiume impetuoso accarezzare i piloni è notevole! Altresì è notevole voltare lo sguardo verso l'alto.
Si attraversa sul primo livello, e si è al cospetto del grande arco che delimita il secondo livello. L'attraversamento dura qualche minuto in quanto è doveroso soffermarsi ad ogni cambio di visuale. 
Con molta probabilità ci sarete solo una volta nella vita, godete ogni istante di questa visita! Godetene a lungo!
Oltrepassata la sponda un caffè è d'obbligo. Alla fine il café francese non è male, o forse mi sono abituato dato le mie frequenti visite in territorio d'oltralpe.


La piccola sosta sulla sponda sinistra del ponte permette di verificare la piccola pendenza del tutto che permetteva lo scorrimento delle acque. Acque che servivano per il rifornimento idrico della città Nimes, poco lontana.
Son abituato a pormi molte questione quando mi trovo di fronte a monumenti grandiosi, questa volta la curiosità era sapere quanto tempo ci impiegava l'acqua a percorrere i 50 km dell'acquedotto. Non è stato facile rispondere alla questione! Dalla sorgente di Uzes alle fontane di Nimes ci impiegava un giorno.
La domanda immediatamente successiva è stata, come faceva l'acqua a percorrere tale tragitto? Anche se i romani non conoscevano la legge di gravità universale elaborata qualche secolo dopo, giusto qualche secolo, da Newton, applicavano il grande potere di spinta che ha la gravità.....



Fabio Casalini.

venerdì 13 giugno 2014

Un mesto corteo per le strade di Aix-en-Provence

Aix-en-Provence. Notte tra il 29 ed il 30 aprile del 1611. Il curato Louis Gaufridi attende la fine.
Il suo corpo, straziato dalle lunghe giornate di tortura, la sua mente e la speranza sono perdute. Finite.

giovedì 12 giugno 2014

Sant'Eustorgio. La basilica dei Re Magi

Per lungo tempo attribuita a Eustorgio I vescovo di Milano in epoca paleocristiana, anche questa basilica –come alcune delle quali vi abbiamo già raccontato -  venne fondata su un’ area cimiteriale originariamente pagana e successivamente cristianizzata.

mercoledì 11 giugno 2014

Dalla Val Bedretto alla terra dei Walser. SuperAlp7 si conclude in terra di Formazza.



Siamo arrivati a Ulrichen in un pomeriggio di pioggia, l'unico, a dire il vero, del nostro lungo viaggio attraverso le Alpi. Il Glacier Express passa per la stazione di Bettermalp, e la tentazione di scendere per dare un'occhiata al  grandioso ghiacciaio dell'Aletsch è davvero forte... ma per questa volta dovremo soprassedere. Ulrichen è in realtà un ex comune del canton Vallese che, nel 2009, è stato inglobato con Obergesteln e Oberwald in un nuovo comune denominato Obergoms. Si trova sulle vie di collegamento del Griespass e del Neufenenpass (dove si trovano le sorgenti del Ticino) e proprio da quest'ultimo transiteremo per arrivare in Val Formazza dove concluderemo il nostro viaggio. Posto a 2480 m di quota, il Neufenenpass o Passo della Novena, è il secondo passo più alto della Svizzera. Ci arriviamo la mattina del 9 luglio e ad attenderci proprio lungo la strada troviamo un fantastico branco di stambecchi che giocano! L'itinerario originale avrebbe previsto il passaggio dal passo Gries, ma data la quantità di neve, si decide di passare per il Passo San Giacomo. Con noi c'è Piero Sormani, presidente del CAI Formazza, che ci fa strada lungo il sentiero. I lettori di questo Blog, hanno già sentito parlare del Passo San Giacomo, a proposito di questa storia Homini divisi dalle donne 



E il Passo è davvero un antico collegamento, crocevia di intensi scambi commerciali fin dal XV secolo, se si pensa che il primo Ospizio venne costruito proprio nel 1400. Tra la Val Bedretto e la Val Formazza si muovevano infatti i someggiatori (ma anche i contrabbandieri!), che portavano in Svizzera stoffe, formaggio, vini, bestiame e sale. Il valico divenne poi particolarmente strategico negli anni 30, quando il regime fascista decise la costruzione di una nuova strada che lo collegasse a Domodossola. A questo periodo risale anche il bizzarro progetto del "Wagristoratore" dell'architettoPiero Portaluppi , un albergo/punto di ristoro costituito da due vagoni ferroviari posizionati su dodici pilastri in cemento armato che, oggi, sono tutto ciò che rimane di questa curiosa opera. Inaugurato nel 1930, il progetto originale prevedeva, oltre ai due vagoni, un edificio centrale in cemento che, in realtà, non venne mai realizzato. La struttura ebbe comunque vita breve perché fu completamente abbandonata durante la seconda guerra mondiale e infine distrutta e incendiata dai nazifascisti, in quanto ritenuta un rifugio utile ai partigiani. 


Dal passo San Giacomo, scendiamo quindi verso il rifugio Maria Luisa costeggiando il lago del Toggia. Le dighe e i laghi artificiali sono parte integrante del paesaggio dell'Ossola, a partire dall'inizio del 900. Dei 32 bacini artificiali situati sul territorio, 14 sono stati costruiti su laghi naturali e il lago del Toggia è proprio uno di questi, realizzato sull'invaso naturale del Lago dei Pesci o Fishsee. Scendiamo fino a Riale e poi, in moutain bike, a  Ponte in Formazza, per visitare la bellissima Casa Forte in località Ponte, un piccolo gioiello, museo di montagna dedicato alla cultura Walser. L'edificio risale al 1569 ed era originariamente la casa del capo della comunità. In seguito divenne magazzino per le merci in transito tra Ossola e Svizzera e oggi, oltre a una serie di oggetti di vita quotidiana rurale dei tempi antichi, ospita una preziosa collezione di statue lignee tra cui alcuni pezzi di scuola tedesca della fine del XV secolo. Non basterebbe un libro intero per parlare della cultura Walser - e infatti ne sono stati scritti tanti - ma mi limiterò qui a raccontare dell'incontro con Anna Maria Bacher, poetessa Walser, attiva nell'insegnamento e nella tramissione della lingua Tisch, l'antico linguaggio dei Walser ormai in via di estinzione. Sono poco più un migliaio le persone che oggi ancora parlano Tisch e, dopo aver insegnato per molti anni presso la scuola elementare locale, Anna Maria Bacher si occupa oggi di insegnare il Tisch ai bambini, affinché questo prezioso patrimonio culturale non sia per sempre perduto. 
E proprio con i versi di Anna Maria Bacher mi piace concludere questo lungo viaggio alla scoperta delle alpi, delle loro vie dei loro abitanti e delle loro fantastiche storie. Pronta a ripartire presto.




Cammino per stretti sentieri

Cammino per stretti sentieri
resina e profumo di formiche
mi vengono incontro.
Sto volando
come in un sogno:
i miei piedi non toccano strame
e il mio dolore non mi schiaccia più.
Sempre più su...
lascio alle spalle
larici e abeti;
l’aria è fine
sa di ghiaccio;
in cima alla nuda montagna
mi sento leggera,
perdo il corpo,
sono solo più spirito.



Simonetta Radice.

martedì 10 giugno 2014

Porcocane ovvero di come ho conosciuto la fiera bestia

"In questo momento giunge alla notizia della Conferenza Governativa, che la Campagna di questo Ducato trovasi infestata da una feroce Bestia di color cenericcio moscato quasi in nero, della grandezza di un grosso cane, e dalla quale furono già sbranati due fanciulli. Premurosa la medesima Conferenza di dare tutti li più solleciti provvedimenti, che servir possano a liberare la provincia dalla detta infestazione, ha disposto che debba essere subito combinata una generale Caccia con tutti gli Uomini d' armi delle Comunità, col satellizio di tutte le Curie, e colle guardie di Finanza." 

lunedì 9 giugno 2014

L'inferno bianco

1951, l'inferno bianco.
Nel solo mese di febbraio, su tutto il versante alpino, si registrano 15 giorni di precipitazioni nevose su 29 di cui era composto il mese.
Le valanghe di cui si ha notizia furono oltre 500.

Una chiacchierata tra amici parlando di fotografia.


Ci diamo appuntamento a Baveno, sulle rive del Lago Maggiore.
Giornata primaverile con qualche nuvola di passaggio.
A noi poco interessa ci chiuderemo in qualche stanza a parlare e discutere di fotografia.
Fotografia tra gli antichi mestieri? direi di si, senza se e senza ma e capirete nell'avanzare dell'intervista il perché!
Non intervisto un solo fotografo ma ben due! Il primo è il nostro collaboratore Yuri il secondo è Piero. Entrambi conducono uno studio fotografico, quello di Yuri si chiama MP photograpy studio, quello di Piero Foto Smile.
Iniziamo dalla domanda forse più banale, quando avete deciso di iniziare?
Inizia Piero a raccontarci la sua esperienza, "ho cominciato fotografando i paesaggi, le foto sono piaciute. Mi sono iscritto ed ho vinto alcuni concorsi. Un fotografo professionista ha visto le fotografie e mi ha chiesto se avessi voglia di dargli una mano. Ho cominciato con i matrimoni, poi congressi negli alberghi. All'epoca svolgevo attività come fotografo ambulante e non come professionista...." gli fa eco Yuri. " la mia esperienza è diversa! ho iniziato a scuola all'età di 12 anni quando gli altri facevano educazione fisica io decisi di seguire un corso di fotografia, mi piacque e mi appassionai alla materia!".



Incalzo con la seconda domanda che è quella cui tengo di più: ragazzi cosa è cambiato nella fotografia con il passaggio dalla pellicola al digitale?
Piero:" è cambiato tutto! ora tutti fotografano tutto e tutti si sentono fotografi! Un tempo gli scatti erano limitati in quanto costava parecchio far sviluppare i rullini e per questo motivo la gente prestava maggiore attenzione. Questo è il nocciolo vero del problema per noi fotografi: nel passaggio tutti noi abbiamo subito un ribasso del fatturato in quanto i clienti non sviluppano più le proprie fotografie ma se le riguardano al pc. Un'altro aspetto negativo del passaggio consiste nel fatto che molte persone si fanno fotografare da amici nello svolgimento delle cerimonie, penso alle comunioni o alle cresime. Un tempo vi era una maggiore richiesta anche per questi servizi..." interviene Yuri "io a differenza di Piero sono nato con il digitale e trovo maggiori aspetti positivi rispetto al collega: il digitale ha ampliato la nostra creatività! potrei parlarti dei time lapse o o degli star trails, lavorazioni che non la pellicola non era possibile effettuare".



Ragazzi scusate a questo punto una domanda sorge spontanea, vi sono delle differenze tra voi date dalla diversa provenienza?
Piero " siamo partiti in modo diverso ma alla fine l'approccio al lavoro è similare, per farti capire...oggi ad un matrimonio scatto 1500 pose prima con i rullini 300 o al massimo 400..." ribatte Yuri " ... sai Fabio penso che non conti da dove arrivi...ritengo che ogni fotografo abbia il suo modo di vedere le cose".



Quali sono le soddisfazioni che ritenete di aver raggiunto?
Yuri " sono felice di fare il fotografo di musicisti, soprattutto in determinate situazioni difficili da gestire! Oggi la mia soddisfazione è quella di riuscire ad estrarre il meglio da situazioni critiche..." subentra Piero " personalmente faccio qualcosa che mi piace ed in un campo dove non sei mai arrivato!! devi sempre imparare..."
Ragazzi un'ultima domanda, come vi raffrontate rispetto alle richieste delle persone e come sono cambiate le esigenze dei clienti nel corso degli anni?
Piero "sai... una volta il fotografo era il Fotografo, decideva lui cosa fare e come farlo, oggi ... diciamo che la maggior parte delle persone pensano di sapere cosa sia la fotografia...ripeto, quando faccio un servizio per i matrimoni scatto oltre 1400 fotografie..." Yuri sorride " le persone nel corso del tempo sono diventate molto più esigenti, come numero di scatti e come pose, dimenticandosi che ogni fotografo ha la sua visione del lavoro e di come realizzarlo..." aggiunge Piero "ultimamente, sempre più spesso, mi sento dire....dai Piero già che hai la macchina fotografica fammi due scatti....vorrei ricordare che siamo professionisti e che investiamo parecchio nella nostra attività e non intendo solo come strumentazione ma come aggiornamento..." Yuri interviene " la scusa è sempre la stessa...fammi due scatti che ti fai pubblicità...e poi quei due scatti non sono mai solo due...."




Fabio Casalini con Minghini Yuri e Piero Gatti.



sabato 7 giugno 2014

Quell'antica estate torinese.


Ritratto d’un amico” è un'attenta riflessione ed un'analisi sincera focalizzata interamente sulla figura di Cesare Pavese (nonostante non venga mai esplicitamente nominato durante la lettura del testo), a cui Natalia Ginzburg era fortemente legata da una profonda e durevole amicizia.

venerdì 6 giugno 2014

La vecchia strada della Valcellina

Nel 2012 ho fatto una passeggiata molto suggestiva lungo questa strada, di cui avevo già accennato su un mio vecchio blog e che, noto, continua a suscitare interesse. Ho quindi deciso di dare una rinfrescata alle fotografie e ripubblicare il tutto insieme ai Viaggiatori Ignoranti, così da raggiungere sempre più gente! È un luogo che merita grande attenzione.


Ci troviamo nel territorio della "Riserva Naturale Forra del Cellina".
Questa strada è stata aperta nel 1906 per esigenze legate alla costruzione dei primi impianti idroelettrici, collegando Montereale Valcellina alla località Molassa, la pianura alla valle, facendo decadere l'utilizzo della vecchia mulattiera. Ha poi subito una serie di ampliamenti e modifiche, dovute a necessità di collegamento ma soprattutto all'instabiltà del percorso. È stata dismessa nel 1992, dopo la costruzione di una strada più funzionale rispetto alla moderna urbanizzazione e soprattutto più sicura.


Una strada utile ma rischiosa per tutti: per chi l'ha costruita, per chi vi ha transitato, per chi vi ha effettuato la manutenzione nel corso degli anni. La pericolosità della vecchia strada è causata da frane e smottamenti che hanno provocato incidenti, anche mortali. Gli strapiombi sulla forra del torrente Cellina ed i passaggi scavati nella roccia rendono il percorso molto affascinante per una passeggiata a piedi ma è stato doveroso trovare nuove soluzioni per il normale traffico odierno, sempre più pesante ed intenso.


Sarebbe però stato un peccato abbandonare del tutto questa strada che si snoda tra gallerie e strapiombi e scorci sulle meravigliose erosioni create dal torrente! È quindi iniziato un processo di recupero per un utilizzo turistico e funzionale legato alla Riserva.


Da diversi anni un tratto è già percorribile, a piedi, dalla località Ponte Antoi alla "vecchia diga". Ho letto anche di un trenino turistico ma se non avete particolari disabilità o bambini da far divertire non lo prenderei in considerazione: si tratta di una semplice passeggiata sull'asfalto e sarebbe davvero un peccato non potersi continuamente fermare per assaporare ogni scorcio.


Il giorno della mia visita il clima era decisamente uggioso ma le nuvole e qualche goccia di pioggia hanno forse aggiunto ulteriore fascino (di quello un po' triste ma suggestivo) alla mia visita. Stretti nella forra il sole splendente è superfluo!


Comunque, che preferiate il sole o le nuvole, è meglio contattate il "Parco Naturale Dolomiti Friulane" per conoscere giorni e orari di apertura che possono subire variazioni in caso di meteo particolarmente avverso. Mi raccomando, è una passeggiata tanto comoda quanto suggestiva, se passate da quelle parti non dovete perdere l'occasione!


Alla fine godetevi anche due passi in riva al lago e se siete di quelli a cui piace assaporare (nel vero senso della parola) le tipicità del luogo guardatevi intorno: un'interessante Osteria è proprio lì, comoda comoda...

Spero di avervi incuriositi, arrivederci al prossimo post by Anna Bernasconi di annabernasconi.blogspot.com