martedì 23 dicembre 2014

Quando la Madonna ridava la vita.

Il Repit. 
Il rito del ritorno alla vita dei bimbi nati morti.
Per i pochi che conosco questo momento del nostro passato, superstizione.
Rito praticato per evitare il limbo a questi piccoli esseri morti senza vedere la luce.
Suggestione che ha attraversato i secoli e le frontiere.
In Italia un luogo si è distinto per l'elevato numero di "momentanei ritorni alla vita".
Siamo a Soriso, in provincia di Novara, nel santuario della Madonna della Gelata.
Lazaro Agostino Cotta in un manoscritto, mai stampato, parlava in questi termini della devozione rivolta alla Madonna della Gelata nel paese di Soriso.
“Dalla parte occidentale in bassa ed angusta valletta si venera, in vago oratorio, la miracolosa immagine della Madre di Dio, appellata della Gelata, le cui prodigiose grazie, e portenti non devono essere passate sotto silenzio. L’anno passato 1676 circa l’ora 11 del 30 ottobre Lidia Vercelli di questo luogo, diede alla luce una bambina nata morta. Angosciata cercò il denaro per un viaggio nella diocesi di Tarantasia in Savoia, dove per intercessione della Beata Vergine innumerevoli bambini nati morti hanno dato segni di essere risorti a vita sufficiente per ricorrere al battesimo convenzionale. Mancandogli i soldi ma avendo viva fede, chiese al Parroco di esporre la sua bambina davanti alla miracolosa immagine. Si recò il giorno 3 di novembre circa all’ora 13, si recitò il rosario con orazioni ma non comparendo indici sospirati e partendo già il popolo esclamò l’ostretrice di aver in quell’istante evacuato dal corpicciolo alcuni escrementi…. Disse l’ostetrice sentir a palpitare il cuore a quel cadavere e tremare l’occhio sinistro. Onde il parroco pieno d’allegria spirituale diedegli il battesimo condizionato. Si terminò il rosario, si resero grazie a Dio ed alla Beata Vergine con l’inno Te Deum e si portò alla sepoltura quella bambina a suono festoso di campane…. Fu veduto quel piccolo cadavere prima di seppellirlo essersi colorito da livido a bianco e rubicondo al pari di un ben sano vivente….”
Il testo finisce elencando le persone presenti al fatto.
Per quanto concerne il ritorno alla vita dei bimbi nati morti all’oratorio della Madonna della Gelata, abbiamo una data di partenza, il 1676.
Da questo lungo manoscritto possiamo ricavare, oltre alla data, importanti informazioni.
Innanzi tutto possiamo comprendere che il ricorso al rito del Repit era ben conosciuto e di prassi comune nel periodo degli eventi.
L’annotazione più particolare riguarda l’idea della madre di recarsi in Savoia, distante molti giorni di viaggio, per chiedere la grazia del momentaneo ritorno alla vita.
Molto strano.
Nell’elenco dei, pochi, santuari a Repit in territorio italiano, molti si trovano a non molti km di distanza da Soriso, basti pensare alla tomba di san Giuliano a Gozzano oppure alla Madonna della Neve di Suno.
Per quanto riguarda una possibile visita ai santuari della Valsesia sappiamo che, il Vescovo di Novara, Cesare Speciano, nel 1590, durante una visita pastorale, vietò il ricorso al rito in quanto la riteneva una sciocca superstizione, giudicata piuttosto degna di riso.
Rimane da analizzare il perché non si sia recata nei santuari a Repit dislocati nella valle dell’Ossola, esattamente ad Ornavasso e Re.
Probabilmente i soldi a disposizione non erano sufficienti per effettuare tale viaggio…
Lasciamo riposare per sempre Livia Vercelli e la sua bimba.
Ancora il Cotta, riguardo alla Madonna della Gelata, afferma:
“sino al giorno duodecimo del seguente dicembre si presentarono altri nove bambini che restituiti alla vita furono lavati sotto condizione con le acque battesimali nella forma permessa dai superiori, prendendone segni indubitabili di reviviscenza”.
Il caso della bimba di Lidia Vercelli non rimase isolato.
In due mesi la Madonna della Gelata permise il momentaneo ritorno alla vita di ben 10 bimbi.
Siamo in presenza di una forma di “suggestione collettiva”?
Tra i nove casi rientra anche quello di un bimbo nato morto ad una coppia di Borgomanero ed annoverato nei registri parrocchiali.
“Un bimbo nato morto il giorno 29 settembre viene portato all’oratorio della Gelata il 9 novembre dove [ibi signa certa vitae dedit coram pliribus personis et batpizatus sub conditione..] il bimbo diede segni inequivocabili di ritorno alla vita tanto da essere battezzato sotto condizione alla presenza di una pluralità di persone”.
Suggestione collettiva riportata dai preti nei libri della parrocchia?
L’uso di recarsi all’oratorio della Gelata si mantenne inalterato negli anni seguenti.
La devozione mise in allarme il vescovo di Novara che decise di “velare” l’immagine miracolosa della Madonna, nella convinzione che si arrestasse il flusso di genitori che si recavano al suo cospetto per chiedere il “miracolo”.
Non sappiamo quando l’ordine di velare la Madonna venne revocato ma sappiamo che nel 1739 si verificò l’ultimo caso di ritorno alla vita di cui ci sia traccia nell’archivio parrocchiale di Soriso.
Nel libro dei battesimi si legge:
“Nell’anno del Signore 1739 è nato un bambino nato morto da Carlo Antonio del fu Giulio Loro e da Maria Elisabetta Cavagliani, coniugi, della parrocchia di San Giacomo del borgo di Soriso, che prima d’essere completamente uscito dall’utero fu battezzato, sotto condizione, in una mano, dall’ostetrica Rosa Sansoni, come la stessa ostetrica mi riferì e in fede registro io Carlo Domenico Poroli arciprete di Soriso”.

Sempre l’archivio parrocchiale di Soriso, questa volta nel libro dei morti, registra:
“Nell’anno del Signore il giorno 14 nella notte seguente nacque bambino morto al figlio di Carlo Antonio Loro del fu Giulio che, sotto condizione, fu battezzato dall’ostetrica in un braccio prima che l’intero corpo fosse uscito dall’utero: questo bambino fu portato da un gruppo di parenti all’oratorio di Maria Vergine alla Gelata nella speranza di un miracolo. Ma non essendosi verificata nessuna grazia incautamente e ribadisco, senza avermi reso partecipe della cosa, lo seppellirono colà, fuori dal luogo sacro. Ma dopo che furono passati 5 giorni dalla sepoltura, il cadavere fu scoperto da due bambini, come mi venne riferito, fu ritrovato di colore rubicondo: di nuovo presentato all’immagine della Beata Vergine, sembrò a questo punto che da una piccola ferita sul volto appositamente fatta, uscisse una gocciolina di sangue, secondo quanto riferisce Elisabetta Mongini. Questo fatto fu visto da molte persone e la suddetta donna battezzò il bambino: in seguito, accorsa una gran turba di gente, il bambino fu riportato nella casa del padre. La sepoltura ebbe luogo presso le pareti esterne, sotto la grondaia della chiesa il giorno 21 aprile. In fede io Carlo Domenico Poroli arciprete di Soriso”.
Le fonti documentali, ritrovate, analizzate e tradotte dalla Signora Fiorella Mattioli Carcano, permettono di collocare il rito del ritorno alla vita dei bimbi nati morti, per quanto concerne l’oratorio della Madonna della Gelata di Soriso, entro date precise: il 1676 come inizio ed il 1739 come fine.
Abbiamo la certezza che l'ultimo caso di ricorso al rito del Repit a Soriso sia avvenuto nel 1739?
Nel caso di risposta affermativa, ci basiamo sul fatto che non vi siano ulteriori annotazioni nei registri parrocchiali?
Possiamo immaginare che i parroci abbiano smesso di registrare tali eventi?
Mi spingo a dare risposta affermativa.
Perché coloro che amministravano le chiese, o i santuari, avrebbero dovuto esimersi dal riportare tali eventi nei libri delle rispettive parrocchie?
La risposta la troviamo nella storia della religione cattolica.
Papa Benedetto XIV vietò, con la De Synodo diocesana, il ricorso al rito del Repit.
I Vescovi applicarono, come abbiamo visto e sottolineato, le disposizioni papali.
I parroci?
Non possiamo, oggi, sapere se i parroci si rendessero complici dei genitori, sappiamo che il ricorso al rito, in diverse parti d’Europa, si è protratto sino alle soglie del XX secolo….


Un sentito ringraziamento alla Signora Mattioli Carcano per le ricerche da lei effettuate. Senza il suo superbo lavoro tutto questo oggi, forse, sarebbe irrimediabilmente perduto. Un ringraziamento a Francesco Teruggi e Pietro Giuseppe Teruggi per avermi accompagnato al santuario della Madonna della Gelata. Infine un ringraziamento ad Alberto Cerni, come più volte specificato, per avermi introdotto alla conoscenza del rito.

Un ringraziamento a tutti voi che leggete queste pagine, ingiallite, del nostro passato, nella speranza che possiate "provare" le mie stesse emozioni.


Grazie.

Fabio Casalini.


Bibliografia:
* Santa Maria della Gelata di Soriso. Mattioli Carcano e Valerio Cirio, 1993.
* Santuari a Repit. Mattioli Carcano. Priuli e Verlucca, 2008.
* Il Graal e la Dea. Francesco Teruggi. Giuliano Landolfi, 2012.
* Il rito della piuma. Francesco Teruggi.

4 commenti:

  1. Grazie Fabio per emozionarci ... Sai sempre trovare il nesso tra cuore e realtà !

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    1. Grazie amica mia.
      Il Repit conduce in quel "limbo" tra l'emotività e la ragione.
      Ciao!
      Fabio.

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  2. Complimenti per la serrata narrazione degli eventi.

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