Il diavolo probabilmente?

Guglielma è già in cielo e non nuoce alla sua gloria questa sentenza...

Parafrasando il titolo di una vecchia pellicola di Robert Bresson (quasi dimenticato cineasta francese) ci apprestiamo ad illustrare una delle immagini più atipiche che un luogo sacro potrebbe offrire. Ci troviamo a Milano, a due passi da Piazza Vetra cuore pulsante del capoluogo lombardo soventemente afflitto da sordità neuro-sensoriale nei confronti di ciò che le antiche pietre hanno da raccontare, sempre troppo indaffarato e bugiardo per osservare davvero, o più semplicemente attratto da altro, probabilmente dal morboso vuoto siderale dei tanti non-luoghi che circondano la metropoli, quelli così ben tratteggiati da Marc Augé. 
Ma il nostro orizzonte è ben definito; molti anni or sono qui, è bene ricordare, venivano messi al rogo streghe ed eretici, la sede della santa inquisizione del resto risiedeva a fianco della Basilica Sant’Eustorgio (all'interno nell'ex convento dei frati domenicani), la quale ospita anche un'interessante necropoli di origine paleocristiana. Sant’Eustorgio è senza dubbio tra le chiese più antiche della città in cui leggenda, storia e tradizione si intrecciano, sfociando in un manifesto autentico del primo Rinascimento.  Penetrando all'interno della basilica e indirizzandoci verso Cappella Portinari (eretta da Pigello Portinari), sulla destra, un affresco cattura immediatamente la nostra attenzione, ma perché? Cosa ci svela ad uno sguardo più accurato? Con rinnovato stupore notiamo che la Madonna recante tra le braccia il bambino sfoggiano entrambi un paio di inusuali cornine demoniache.

L'irriverente rappresentazione fu realizzata da Vincenzo Foppa (Bagnolo Mella,1427 circa –1515 circa) tra il 1464 e il 1468 ed è nota come il “Miracolo della falsa Madonna”.
La storia racconta che il diavolo, volendo tentare San Pietro da Verona, durante la celebrazione della messa si nascose all'interno della statua della Madonna ma nella frettolosità trascurò di adombrare le corna; il Santo afferrato l'inganno smascherò il potere maligno alzando al cielo un'ostia consacrata.
Il travestimento femmineo di Belzebù sembrava sconfitto, ma le corna rimasero al loro posto...
Ci viene in aiuto una seconda leggenda, ovvero la storia di Guglielmina la Boema, soprannome appioppatogli per le sue origini ceche.
Vi chiederete quale sia il legame con il dipinto di Foppa, è bene quindi fare un balzo indietro attorno al 1270 quando Guglielma si aggirava con pochi soldi in tasca ed un piccolo bimbo al seguito per le vie di Milano.
Trovò ospitalità in San Pietro all’Orto dove raccontò di provenire da una nobile famiglia, ammise di essere figlia del re di Boemia Premislao I e di Costanza d’Ungheria senza però motivare la sua fuga ne di chi fosse il figlio che si portava appresso.
Un mistero nel mistero. Eppure seppe farsi accogliere e ben volere da tutti, divenne un'oblata dedicando la sua vita alla cura di bisognosi ed ammalati.
Ricevette anche l'amore di un uomo (Andrea Saramita) il quale perdutamente innamorato le rimase spiritualmente accanto anche dopo la sua morte datata 24 agosto 1281. 
Guglielma fu sepolta nell'abbazia di Chiaravalle in odore di santità in quanto divenne il punto di riferimento per moltissime persone, del resto difficilmente sarebbe passato inosservato il suo “nuovo” modo di pensare nel quale profetizzava che Dio (alludendo anche ad una sua incarnazione femminile) poteva essere “scovato” nel profondo di se stessi senza l'ausilio del passaggio ecclesiale.
Culto che Andrea Saramita cercò di alimentare fra coloro che credevano nella santità della Boema e la invocavano chiedendo grazie e miracoli.
Ma la Chiesa non tardò a metterci lo zampino (caprino?) sguinzagliando prontamente gli inquisitori frati Guido da Cocconato e Rainerio da Pirovano allestendo senza indugio un girone infernale di anime finite al rogo fra tetri lamenti con l'accusa di eresia. 
Guglielma, in quanto defunta, fu giudicata post mortem scivolando rovinosamente dal suo immacolato stato di santa a quello di eretica.
I due inquisitori cercarono inoltre di occultare l'oggetto della venerazione, ovvero le spoglie della povera Guglielma (facendo beffardamente omaggio del sepolcro al banchiere Raffaele Mattioli, nientepopodimeno che il presidente della Banca Commerciale Italiana).
I resti della donna furono successivamente cremati insieme ad ogni oggetto che portava il suo nome ed il suo ricordo.
Ma in odor di zolfo il passo è breve e leggenda vuole che lo spirito immortale della neo-eretica viva prigioniero, spalmato nei colori, della "Madonna con le corna" di Vincenzo Foppa sotto quell'incomprensibile cielo meneghino che austero costantemente ci osserva.


Filippo Spadoni.

Commenti

  1. Sempre davvero interessante. Vi chiedo se avete già fatto o avete in programma un servizio a S. Pietro in ciel d'oro, basilica in Pavia, contenente dicono, le spoglie di S. Agostino. Grazie, ciao
    Malles

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  2. Ciao Malles, grazie per il tuo apprezzamento.
    Continua a seguirci, in futuro molto probabilmente tratteremo anche degli argomenti da te elencati.
    A presto!
    Filippo

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  3. Pensare che moltto probabilmente si tratta semplicemente di mezzelune islamiche (non ne hanno la forma?) messe lì a indicare la sovranità assoluta di Maria e di Suo Figlio! A Genova, nella cattedrale di San Lorenzo, l'immagine è più esplicita: la mezzaluna è sotto i piedi di Maria.

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    1. Ciao Laila. La Madonna che sovrasta la mezzaluna è immagina traslata dall'apocalisse e, come dici tu, sta a rappresentare la sovranità della Madonna, dopo Dio. Ma qui a Milano sono esattamente dove sarebbero se il demonio si fosse travestito e nascosto dimenticandosi di celarle.....
      Fabio.

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