martedì 4 novembre 2014

Tutto ebbe inizio con l'arresto di una tale Domenica di Scappi

Il dovere di ingrandire le carceri vescovili

Anno del Signore 1565.
Il prevosto di Lecco, monsignor Giorgio Ratazio, chiede, espressamente e con grande partecipazione emotiva, a Carlo Borromeo l'allargamento delle carceri vescovili per rinchiudere gli eretici che stavano aumentando di numero in quelle terre di confine.
Monsignor Ratazio operava come Primo Vicario dell’Inquisizione.
Il Cardinale Borromeo autorizza l’avvio dei lavori.
Sapeva che sarebbero servite, quanto prima.
Per capire dobbiamo fare un piccolo passo indietro e soffermarci sulla data del 4 dicembre 1563, giorno in cui si chiudono i lavori del Concilio di Trento.
Il quadro d’insieme di quei, quasi, 20 anni di discussione circa la fede è ancora in divenire, ma non abbiamo dubbi sul fatto che una figura emerga in modo significativo: il Cardinal Carlo Borromeo, che spenderà il resto della sua vita nell’applicazione dei dettami del Concilio, nei quali vedeva un modello politico ed estetico della vita cristiana.
Prima di ritornare a Lecco per la narrazione di fatti poco noti al pubblico, dobbiamo passare per il Vicariato di Luino, sulle sponde lombarde del Lago Maggiore.
Domenica di Scappi è una strega, deve ardere sul rogo

Nel 1568 il Cardinale Borromeo ordina, perentoriamente, l’arresto di una donna, tale Domenica di Scappi detta la “Gioggia”, con l’accusa di stregoneria e di possessione demoniaca.
Il percorso è segnato!
Dopo l’arresto, per mano del Vicario di Luino, la donna è consegnata nelle mani della Santa Inquisizione per il giusto processo. 
Ritenuta colpevole di ogni male terreno viene affidata al braccio secolare per l’esecuzione, che consisteva nel rogo purificatore.
Il passaggio dall’Inquisizione al braccio secolare era obbligato in quanto:
Ecclesia non novit sanguinem [1]
Il caso di Luino è un passaggio importante per comprendere l’ostinata fermezza dell’uomo, Carlo Borromeo, nell'applicazione dei dettami decisi dalla Chiesa durante il Concilio di Trento.
Con queste premesse possiamo, comodamente, affacciarci su “quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli…”.

A Lecco ci sono le streghe!

Lecco 1569, inizia il regime di terrore.
Dieci donne vengono arrestate e tradotte nelle carceri vescovili.
Disponiamo di un’ampia documentazione per quanto riguarda le accuse.
“Le donne sono accusate di aver fatto morire fanciulli e bestiame, di aver calpestato il crocifisso e l’immagine della Madonna, di aver rubato ostie consacrate e di aver fatto molti altri fatti strani e pisciatoli sopra”.
Classico e conosciuto come apparato accusatorio.
Ma manca qualcosa:“ Ledonne hanno commesso ogni sorta di lussuria con quei loro demoni incubi.”

Il quadro ora ha la cornice.
Il Borromeo è preoccupato per la situazione in divenire.
Altre valli, altri paesi, altre montagne potrebbero seguire.
Bisogna intervenire, duramente!
Ma affidiamoci alle sue sante parole: “Conviene farne esemplare dimostrazione, essendo questa peste sparsa per quelle montagne ed invecchiata in tale maniera”.
Il comportamento delle donne non esigeva il processo, inutile perdita di tempo.
Ma, serve la confessione!
Quale strumento può portare le povere donne a confessare?
La tortura!
Bisognava appenderle alla corda!

Le torture saranno di una tale violenza che porteranno tutte le donne a confessare!
Il cardinale Borromeo viene aspramente criticato per l’utilizzo della tortura, e si difende con queste parole: “ [..]la donna negando ogni cosa ai miei officiali, cioè al vicario fiscale ed al notaro, si trovarono due sbirri quali dicono che furono chiamati dal Cavaliere di quel tempo e che cominciarono a dislacciarla sul davanti per darle di corda, e lei subito disse che lasciassero stare che voleva confessare, e la lasciarono.”
Possono delle semplici critiche fermare la volontà dell’uomo?
No.
Il suo intento è chiarissimo: rogo!
Tutte le donne hanno confessato.
L’Inquisizione non può ardere le streghe di Lecco

La Chiesa non può giustiziare queste donne, non sono relapse! [2]
Si tratta del loro primo arresto per stregoneria, non possono “ardere”!
Nel frattempo le donne imprigionate sono diminuite di numero, inspiegabilmente due di loro sono morte nelle carceri vescovili.
Non vi sono tracce del motivo del decesso.
Possiamo presumere la malattia oppure la durezza delle torture.
Il processo avanza a rilento.
Il Cardinale vuole giustizia e rogo!
Scrive direttamente al Vaticano per convincere la Santa Inquisizione che le accuse erano chiare, e di tale gravità che si poteva procedere alla esecuzione anche in assenza di recidiva.
Nel frattempo, il Borromeo, in attesa di risposta da Roma, pensa a come evitare l’intervento dell’Inquisizione e.. trova lo stratagemma: se le donne passano sotto il controllo del Tribunale vescovile il problema si risolve, in quanto è distaccato dalla Santa Inquisizione e non deve attenersi alle sue norme.
Alea iacta est. [3]
Scoppia il finimondo!
L'Inquisizione deve diffidare il Borromeo dal proseguire la sua opera

Il cardinale Rebiba narra che la lettera, inviata qualche settimana prima in Vaticano, sia stata letta di fronte al Papa, Pio V, che, da una parte, tesse le lodi del Cardinale per la fermezza e la determinazione e, dall'altra, afferma che i delitti debbano essere provati.
L’intervento del Papa obbliga l’Inquisizione alla riapertura delle indagini.
Molte accuse decadono.
Il Borromeo, dal canto suo, non è interessato alle prove, lui colpisce, e duro, l’eresia.
Il solo pensare di compiere il reato è di per se un delitto contro la Chiesa.
Chi se non la Chiesa è tenuta a giudicare, condannare ed ardere, tramite il braccio secolare, le streghe?
Nel caso di Lecco si giunge al paradosso!
La Santa Inquisizione deve intervenire per impedire la giustizia sommaria voluta da San Carlo Borromeo.

Fabio Casalini.

Bibliografia
Riforma e Controriforma - De Agostini per il Corriere della Sera, 2012.
Promessi Sposi - Alessandro Manzoni., 1827.
Spezzando ogni cuore - Giuseppe Mantovani. 2012.

Oro rosso sangue - Andrea Ganugi e Mariella Alberini. 2009.


[1] La Chiesa non sparge sangue.
[2] Terminologia utilizzata per indicare: recidive.
[3] Il dado è tratto.

Fotografie
1- Domodossola, Collegiata dedicata ai santi Gervasio e Protasio. Pala di Tanzio da Varallo.
2- Milano, Duomo. Quadro di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano.
3- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio.
4- Macugnagna, chiesa vecchia.
5- Domodossola, Collegiata dedicata ai santi Gervasio e Protasio. Pala di Tanzio da Varallo.
6- Milano, Duomo. Quadro di Filippo Abbiati

12 commenti:

  1. Complimenti! Non lasci nulla al caso.. Particolareggiato e affascinante nella descrizione ! Bravo davvero !

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    1. Ti ringrazio! Nel raccontare gli eventi ho cercato, per quanto possibile, di attenermi agli scarsi resoconti storici. Ti ringrazio per l'affascinante descrizione.
      Fabio.

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  2. Signor Casalini molto bene.
    Scritto ottimamente. Molto interessante il seguirsi degli eventi.

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    1. La ringrazio signor Giovanni per i complimenti e per l'interesse dimostrato nel seguire gli eventi in questione.
      Buona giornata!

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  3. Quante nefandezze questa creatura. Chiamarlo uomo è troppo. Inaccettabile la sua passionale cattiveria verso donne innocenti, al solo scopo di dare un esempio. Ma ciò che più stupisce è come esistano ancora persone che lo chiamano Santo e giustificano il suo operato contestualizzando i fatti accaduti con i tempi bui. Tu sei sempre bravissimo e preciso, la nostra finestra sulla verità di quei tempi. Grazie ... Rosella

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    1. Rosella grazie di cuore!
      Sono felice e fiero di leggere determinati commenti.
      Non lasciatemi solo!
      Fabio

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    2. Fabio ti seguiremo sempre!! Sei una voce fuori dal coro, senza paura dici la verità ad ogni costo in modo semplice e passionale. Arrivi al cuore e nell'anima. Rosella

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    3. Grazie Rosella ne ho bisogno!!!
      Fabio

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  4. Bellissimo articolo come sempre Fabio. Ora tocca a me parlare di Tanzio genio ribelle e vagabondo

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    1. Grazie Marco sono curioso ed ansioso di leggere il tuo Tanzio da Varallo!
      Fabio

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  5. Io che vivo nelle zone del lago di Como , ho letto con interesse questo racconto ,vi seguo sempre.

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    1. Grazie Maurizio!
      Spero di aver permesso il ricordo di determinati eventi quasi scomparsi dalla memoria collettiva...
      Fabio

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