Quando le pietre raccontano una storia

Tracce,
scivolano immobili, al di là del temporale antropico,
a testimonianza di un passato remoto,
giunto sino a qui,
ed in grado di superarci.
Nude,
incise nella pietra.
Per mano di chi?
Con quale intento?
La complessità dell’animo umano.
Com’era diversa la Vostra vita?
Eppure un legame ci unisce ancora:
avete solcato e ammirato la
bellezza tagliente di queste montagne,
e bevuto l’acqua che da esse fiorisce.
Il fascino di questi luoghi,
si tramanda nei cuori delle generazioni,
e chi desidera incontrarlo oggi,
il proprio cuore deve aprire.

Chiara Lagostina.

Le pietre seguono il nostro cammino.
Cammino di conoscenza.
La roccia ci attende per dispiegare il suo messaggio.
Cosa troveremo?
Un masso in bilico sul torrente di cui non comprendiamo l’origine, la discesa e la stabilità.
Un affresco che diviene miracoloso.
Una cappella che diviene santuario.
Abbiamo studiato, indagato e domandato.
Ma qualcosa sfuggiva.
Siamo tornati per comprendere.
Abbiamo ascoltato la storia di un lontano giorno del nostro passato in cui l’immagine sacra ha iniziato a sanguinare.
Siamo di fronte ad una Madonna sanguinante e dispensatrice di miracoli.
L’uomo ha deciso di seguire il corso degli eventi, ha disegnato il profilo della valle in questo punto dove il fiume gira, ringhia e sbuffa.
Un ponte a separare l’abitato dal luogo sacro.
Ponte di pietra, di sasso.
Il Santuario è la fine del percorso, sia temporale che religioso.
L’immagine della Madonna incoronata dagli angeli è il mezzo, non “in mezzo”.
La piccola porta sulla sinistra della Beata Vergine ci apre un mondo lontano, dimenticato.
Pochi passi e comprendiamo il tutto.
Il masso in bilico viene sorretto da una roccia levigata dal tempo, dal vento e dallo sbuffare del torrente.
Entrambe raccontano la loro storia.
Simboli, segni che giungono a noi da un lontano passato.
Noi siamo qui per raccontare l’esistenza, per spiegare al mondo la ferrea volontà dell’uomo e della natura di resistere.
Il masso che sembra poggiare sul nulla presenta lettere, almeno tre, certe e comprensibili.
La roccia che sorregge è la vera sorpresa.
Due simboli, chiari e distinti.
Due croci?
Simboli della sessualità?
Comprendere. Capire. Ipotizzare.
Non semplice.
Il masso sorreggente era conosciuto agli antichi, che lo utilizzavano per praticare riti.
Riti legati alla fertilità?
Riti di ringraziamento? 
Pregavano senza giungere le mani.
Pregavano la Terra, il Sole e la Luna.
Guardavano in alto partendo dal basso.
Madre del cielo e della terra.
Padre del fuoco e della luce.
Un lungo cammino di domande.
Ora i simboli ci guardano.
Purtroppo non ci parlano.
Qualcuno che viene da lontano ha compreso.
Ha lavorato per “mitigare” la forza della pietra.
Non sono caduti, hanno lavorato per noi, per permetterci un giorno di ritrovarle ed ammirarle, di guardarle per comprendere che non tutto è semplice.
Su queste pietre non inciamperemo.
Non fermeranno il nostro cammino.
Non hanno fermato il cammino di chi ci ha preceduto.

Fabio Casalini





Le fotografie inserite in questo articolo sono di Chiara Lagostina.

Commenti

  1. Anche qui un ricordo bellissimo. .. una magia senza tempo

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    1. Il masso della Gurva non avrà mai tempo....
      Fabio

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