giovedì 27 novembre 2014

Nel tempo dei fiumi colore rosso sangue

Fervente Aprile.
Anno 1487, Aprile.
Un robusto esercito di Vallesani, circa seimila, penetra in Ossola dal passo del Sempione.
Quasi sicuramente il loro scopo non era la conquista delle Terre appartenenti al Ducato di Milano, ma il saccheggio sistematico.
L’esercito, composto di soldati ed in buona misura da mercenari, che la storia ricorda sotto il nome di Frilli, apparteneva allo stato Vallesano, il cui principe altri non era che il Vescovo di Sion.
Alcuni di questi mercenari, con buone probabilità, giungevano da paesi confinanti con il Vallese, nello specifico lo stato delle tre Leghe Retiche e gli Stati Confederati o Svizzeri.
L’Ossola era dominio del Ducato di Milano, in quel preciso momento storico amministrato da Ludovico il Moro.
L’esercito Vallesano, superato il passo del Sempione, in breve tempo occupa militarmente la Val Divedro e la Valle Antigorio senza trovare grande resistenza da parte delle popolazioni locali.
Il 20 aprile lo stesso esercito esce dalla forra di Crevola per dividersi subito in due diversi tronconi.
Il primo si ferma a Crevola con la chiara intenzione di difendere i territori da poco occupati, e di presidiare la piana sottostante il paese.
Il secondo gruppo di soldati si muove in direzione del Colle di Mattarella sulle alture sovrastanti Domodossola. L’intento era di controllare l’accesso dell’esercito Ducale alla piana dell’Ossola.
Alcuni dei Vallesani, stanziati a Crevola, decidono di entrare in Valle Vigezzo, zona ricca di bestiame, con l’intento di fare bottino da riportare in patria. Tale operazione fu condotta dai Frilli, abituati al saccheggio, alle violenze ed all’omicidio.
Non devono oltrepassare la Toce!
27 aprile 1487
Le rive della Toce assistono ad un sanguinoso scontro tra le truppe Ducali e l’esercito Vallesano. I militi, inviati dal Vescovo di Sion, subiscono una disfatta tremenda, tale da incrinare la fiducia che riponevano nelle proprie armi.
Sino a quel giorno avevano agito, ammazzato, bruciato e saccheggiato indisturbati!
Di questa battaglia accenna anche Ludovico il Moro in una lettera al duca Ercole d’Este, ammirando la tenacia ed il coraggio dei vallesani:
“…restavano impassibili ali lochi suoi e trapassati da lance o passatori combattevano come se fossero stati illesi…” [1]
Non sappiamo se il duca di Milano volesse elogiare i rivali o ingigantire le capacità dei propri uomini quando leggiamo:
“se lassavano tagliare in peze e tartassare la testa come rape in ante che se potessero far rilassare..”.[2]
Il Duca provava profonda ammirazione per il nemico.
Il merito della vittoria sulla Toce è dei capitani milanesi, che affrontarono i saccheggiatori prima che si ricongiungessero con il grosso dell’esercito invasore.
Il fiume Toce sarà il loro destino!
La battaglia si consuma sull’alto ponte di pietra.
28 aprile 1487
Il gruppo di militari vallesani che si era stanziato al colle di Mattarella decide di scendere verso il ponte di Crevola, per attendere il rientro dei compagni, saccheggiatori e distruttori, dalla Valle Vigezzo, in previsione di un rientro in Patria.
Ancora non sapevano della terribile disfatta del giorno precedente.
Il comando delle milizie Ducali prese la decisione di agire rapidamente, occupando il ponte dell’Orco, salendo al colle di Preglia, per chiudere ogni via di fuga all’esercito invasore.
I vallesani si trovano in spazi angusti e ristretti!
Sono in una situazione di oggettiva difficoltà!
Impavidi affrontano colpi di spingarda e di balestra.
L’alto ponte di pietra vede accumulare centinaia di cadaveri.
La battaglia tra il ponte dell’Orco ed il ponte di Crevola fu tremenda, e si risolve in una carneficina dell’esercito vallesano.
Leggendo i resoconti storici l’esito finale appare incredibile!
Oltre duemila caduti tra gli invasori contro due dell’esercito dei Ducali.
Giova ricordare che diversi di quei duemila furono ritrovati nei giorni seguenti sulle montagne sopra Crevoladossola, con foglie e fili d’erba in bocca, morti di stenti, fame e freddo.
Vendetta, tremenda vendetta!
Nelle ore seguenti si consuma la vendetta delle donne ossolane.
Riporto testualmente:
“molte femmine furono trovate le quali, dimenticato ogni humana compassione, per vendicarse de le ricevute ingiurie, le interiore de quegli cavando le davano da mangiare ai suoi” [3]
Le donne, che avevano subito devastazioni nel corpo e nella mente, che avevano visto bruciare le proprie case e stalle, che avevano visto uccidere mariti e figli, si vendicarono delle offese subite dai mercenari al soldo del vescovo di Sion.
I fiumi si colorano del sangue nemico.
Nelle ore seguenti la battaglia, i capitani ducali decisero di sotterrare i malcapitati vallesani in una fossa comune a Crevoladossola.
Dato che la vittoria era avvenuta nel giorno dedicato a san Vitale, 28 aprile, la comunità di Domodossola fece voto di erigere un oratorio dedicato al santo, martire e soldato, e di recarsi ogni anno in pellegrinaggio per ringraziare dello scampato pericolo.
Non tutti i corpi degli invasori furono seppelliti, molti di essi furono trascinati dalle acque della Diveria in quelle della Toce, per giungere infine al Lago Maggiore.
In quei giorni le acque dei fiumi dell’Ossola si colorarono del sangue versato dal nemico…

Fabio Casalini

Bibliografia
* La battaglia di Crevola. Tullio Bertamini per Crevoladossola 1487-1987.
* Storia di Milano. Coiro per UTET, 1978.
* Lettera di Ludovico il Moro al duca d'Ercole d'Este. 1487.

Note
[1]-[2] tratto dalla lettera di Ludovico il Moro al duca d'Ercole d'Este.
[3] Niccolò Laghi, Cronache per il periodico della società storica della provincia di Como.


6 commenti:

  1. Wow! Questi racconti sono molto interessanti...

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    1. Ciao Valentina. I racconti delle perdute battaglie possono aiutarci a comprendere da dove arriviamo e perché apparteniamo ad una terra e non ad un'altra....

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  2. Avvincente e preciso. Mi piace ogni tuo scritto....R

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    1. Grazie di cuore per i complimenti!
      Grazie!
      Fabio

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  3. Ho sempre pensato alle nostre terre ossolane come un luogo di pace e serenità. Con te scopro molte cose interessanti. Questo angolo poi è particolarmente bello e accogliente. Il piccolo oratorio di cui parli è quasi nascosto, una sorpresa per chi non sa della sua esistenza. Mi fa molto piacere leggere della nostra storia, alla fine sappiamo veramente poco del territorio in cui viviamo e che amiamo nonostante tutti i difetti che possa avere. Il tuo progetto ci aiuta a capire e conoscere. Raccontaci ancora mille storie. Grazie, Rosella

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    1. Rosella ti ringrazio per il commento e l'apprezzamento.
      Ho raccontato molto della terra che mi ha dato i natali, ora sono proiettato su altri obiettivi e scopi, che ben conosci.
      Sarò sempre grato per aver potuto conoscere così profondamente la storia della terra che chiamo casa.
      Fabio

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