mercoledì 26 novembre 2014

Lettera dal lago.




Oggebbio, 23 aprile 1889

Piove.
Piove di nuovo.
Questo incessante moto del cielo pervaso da ondose grige nubi, riduce l'uomo agiato alla noia solitaria della sua dimora, e ai suoi cari pensieri, e qui, preda di essi, lasciato privo di vie di fuga, divorato da una fitta nebbia che in vita riporta le anime del passato riappari tu mio fedele amico. Tonante e ridondante.
Ove la goccia si schiude morente precipitando su questo antico trave, il mio pensier è già tuo, e questa assenza agisce lentamente come su di esso, agli occhi ancor forte, ma dentro già perforato, dall'incessante pianto che la morte tua provocò.

Mio Ludovico, quale torto, quale conto alla vita dovevi, per un'esistenza tanto tempestosa in acque così buone, ma forse l'unica soluzione che il mio povero senno mi suggerisce è che non vige nessuna regola, ne per i giusti ne per i bruti, tutto gira freddamente distante dall'essere umano e le sue vicende, tutto compie indifferente il proprio eterno moto circolare che sorge nelle stagioni, nel tempo, nel fracasso della nascita e nel nero sussurro della morte.

Nessun premio, nessuna onesta sorte, il fato dona a chi con buona fede conduce la propria esistenza, tutto è dettato da quel misterioso giudice del caos, che cieco miete le sue vittime consigliato solo dalla vigliacca morte, senza saper, senza curarsi dei buoni o dei maligni.
Prende fanciulli, uomini onesti, come cani, come angeli, come le viene più facile, o comodo. Senza alcun rispetto, senza alcuna sentenza.
Ma ciò che differenzia il giusto, dal malvagio, è solo l'amor.
Perché chi mio fedele amico ha saputo morir di quel bene, è l'unico che per davvero ha vissuto. 
E nulla la morte può, su ciò che come lei diviene eterna.
Questa è la sola rivincita dei cuori puri, ancor nobili, ancor solitari, che tristemente svanisco al tramonto di questo secolo, e tu mio eterno romantico, con la tua scomparsa, poni fine a questi sublimi attimi in cui l'amor ed il sentimento valicano i limiti imposti dalla società e dalla mente.

Addio.




Simone De Bernardin.

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