Scivolando sulle rocce per favorire la fertilità

Il 17 agosto del 1884 Giovanni Roggia di Varzo, in occasione dell'inaugurazione del rifugio alpino dell'alpe Veglia, invitava all'uso salutistico delle acque minerali: "alle donne che non hanno la buona sorte di avere eredi, invece di andare in pellegrinaggio da una Madonna all'altra e sfregarsi il sedere sulle pietre miracolose cercando grazie, sappiano che con l'acqua minerale che abbiamo qua vicino potranno avere figli in abbondanza". [1]

Alla fine del 1800 ancora si frequentavano le rocce della fertilità. 
Un secolo dopo un noto archeologo ammette "sono stato testimone dell'usanza a Carnac, in Bretagna, ed in alcuni casi ha funzionato."  [2]
La frase è di Alberto de Giuli da Mergozzo. Nei giorni precedenti la stesura di questo articolo, in un incontro a tre, alla presenza dello scrittore Francesco Teruggi, ha ribadito la posizione, aggiungendo che secondo lui vi era un effetto placebo a monte di tutto. Le donne effettuavano il rito e dopo lo svolgimento dello stesso si sbloccavano, liberandosi dalle paure ancestrali che spesso erano causa di infertilità. 
L'uomo moderno si è dimenticato.
Ha voluto lasciare il passato alle spalle.
Ma quello che la mente dimentica il corpo ricorda.
Ricorda di tempi lontani in cui le donne per chiedere la grazie di un figlio si lasciavano "scivolare" su delle semplici pietre.
Battevano le natiche ed utilizzavano le rocce come elemento fallico maschile che nasceva dalla terra.
A tal proposito ho provato ad immaginare cosa potesse liberamente circolare nella mente di queste donne nei minuti precedenti lo svolgimento del rito:
Nove mesi. Nove giri. [3]
Ci facciamo scivolare. Battiamo le natiche.
Speriamo di essere fertili.
Noi siamo la terra.
Il sole dona vita alla terra.
Da un piccolo seme nasce la vita.
Il sole porta la vita dentro di noi.
Abbiamo bisogno dei raggi del sole.
Dobbiamo generare la vita.
Levighiamo le pietre in attesa del sole.
Scivoliamo guardando il lago negli occhi. [4]
Sopra di noi il cielo. Sotto di noi la terra.
Ci hanno detto che scendono dal cielo.
Noi scivoliamo per farli arrivare.
Noi siamo figli delle stelle. Noi siamo figli della terra.
Noi speriamo di essere fertili. Noi chiediamo di essere fertili.
Noi siamo la vita. Noi portiamo la vita.
Gli scivoli della fertilità, ma più in generale, le pietre della fertilità, sono associate al culto della Dea Madre.
Questo culto viene fatto risalire al Neolitico, ma alcune testimonianze potrebbero risalire al Paleolitico, ed in esso sarebbe rappresentata la Terra, come originaria del tutto che ci circonda.
Le prime attestazioni di questa religiosità arcaica coincidono con delle piccole statue che vengono raffigurate con una spiccata lordosi lombare e con la "strana" caratteristica di accumulare grasso sulle natiche e sulle cosce. 
Una seconda caratteristica era quella di avere degli attributi sessuali molto pronunciati ma ritratti con un certo realismo, a differenza delle altre parti del corpo, tra cui il viso, raffigurate in modo approssimativo.
Il seno molto pronunciato in riferimento alla Madre dispensatrice di latte e di vita.
Sono conosciute come le "Veneri" in quanto il nome esatto che i nostri progenitori gli avevano affidato non è giunto sino a noi.
Voglio ricordare che le prime testimonianze vengono fatte risalire a ben 300.000 anni fa con la venere di Tan-Tan ritrovata in Marocco.
Il culto della Dea al femminile è rimasto prevalente sino al 3000 avanti Cristo, momento nel quale si è assistito alla sostituzione con il Dio maschile, che ha assorbito in se qualità femminili come l'essere creatore della vita.
E la Dea? Scomparsa? 
Assolutamente no! Ha iniziato a ricoprire ruoli diversi, come l'essere sposa o madre di Dio...
Ma con gli spostamenti dei popoli, con la migrazione delle culture e con l'avvento delle religioni monoteistiche il culto sembra disperdersi, diradarsi, quasi scomparire... ma forse bisogna leggere con occhi diversi alcuni passaggi di grandi uomini della nostra storia.....
Pensi forse che non potresti succhiare miele da una pietra né olio dalla roccia più dura? Non lasciano le montagne gocciolare giù dolcezza? Non sgorgano dai colli latte e miele? [5]

Fabio Casalini


Tutte le fotografie si riferiscono agli scivoli della fertilità di Monte Zuoli nelle prime alture sopra Omegna.

[1] Inter Alpes. Edizioni Gruppo Archeologico Mergozzo. Fabio Copiatti ed Alberto de Giuli: Incisioni rupestri e scivoli della fertilità nei dintorni dell'insediamento protostorico di Miazzina.
[2] Domina et Madona. Edizioni Gruppo Archeologico Mergozzo. Alberto de Giuli. 
[3] Nove mesi dura la gravidanza, nove giri intorno la pietra che doveva concedere la fertilità.
[4]Riferimento agli scivoli oggetto delle fotografie. Scivoli di Monte Zuoli sopra Omegna (Vb). Non è l'unico caso di scivoli della fertilità posti sulle alture sopra un lago.
[5] Dalla lettera di San Bernardo numero 106.

Commenti

  1. All'isola di Rodi ancora oggi le donne salgono in cima ad una scalinata scoscesa su una roccia solitaria a picco sul mare, dove c'è una chiesetta dedicata alla Madonna, per vincere la loro infertilità. Funziona per tante....

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    1. Grazie della tua testimonianza, non sapevo di Rodi, malgrado ci sia stato, nel lontano 1999....
      altra testa, altre fotografie, altri obiettivi....
      Fabio

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