domenica 7 settembre 2014

Il bimbo che imparò a volare

Cossogno, fine del 1600.
L’anno non è importante per la nostra narrazione.
Al lume di una consumata candela Pietro e Caterina piangono la morte del loro piccolo nato da pochi minuti.
Le donne di casa e la levatrice sono stanche, addolorate e deluse.
Una delle sagge femmine lascia la casa.
Cammina rapidamente tra gli acciottolati vicoli del paese.
Il tempo e lo spazio non esistono.
Pochi istanti dopo è in chiesa. Cerca don Cesare.
Il parroco capisce ancora prima che la donna possa proferire parola.
Camminano insieme in direzione della casa del dolore.
Nessuna parola.
Don Cesare entra nelle stanze con la consueta calma e dolcezza.
Una mano sulla spalla di Pietro, una carezza a Caterina, sdraiata sul letto.
Il prete guarda la scena con stupore.
Caterina ha voluto partorire a letto, è stata la prima del paese!
La sedia del parto adagiata in un angolo buio della stanza.
Il parroco ora è assalito dal dubbio.
Il suo pensare viene interrotto dalle parole della levatrice che spiega l’intenzione dei genitori di recarsi a Re, in Valle Vigezzo, per ottenere il miracolo del temporaneo ritorno alla vita del piccolo morto senza il battesimo.
Don Cesare è stupito, nessuno aveva mai avanzato tale richiesta!
I pensieri e le parole degli astanti si sovrappongono, ma nessuno riesce a dissuadere il padre dall’effettuare tale viaggio, se della speranza o della superstizione lo diranno i secoli a venire….
Il tempo trascorre tra lacrime ed urla.
Pietro è deciso, nessuno lo può fermare.
All’improvviso esce dalla casa per recarsi nel piccolo capanno adiacente.
Torna qualche minuto dopo con la gerla sulle spalle e la carriola spinta a fatica nella stanza.
Depone, con infinita dolcezza, il piccolo corpo inanimato nella carriola, ricoprendolo di panni bianchi.
Il parroco capisce che deve intervenire, si sente obbligato ad interrompere quell’assurdo pellegrinaggio del dolore!
Spiega, con molta calma, ai genitori che se vogliono chiedere il miracolo alla Madonna di Re, possono recarsi al santuario di Inoca, poco distante dalla loro abitazione.
Pietro e Caterina scuotono la testa, vogliono deporre il piccolo di fronte al’immagine della Madonna di Re!
Il prete ricorda, a tutti i presenti, che il santuario è stato costruito incorporando una piccola cappella dedicata alla madonna di Re.
Le femmine sagge convincono i genitori.
Pietro deporrà il piccolo corpo di fronte alla madonna del santuario di Inoca.
Il doloroso corteo si avvia.….
Don Cesare apre le porte del piccolo luogo sacro.
La chiesa è ora inondata di luce!
Pietro ferma la carriola all’ingresso. Il bimbo viene deposto sull’altare, esattamente di fronte all’immagine sacra. Una piccola piuma deposta sulle labbra, in attesa di un leggero movimento.
Le ore trascorrono tra orazioni e preghiere sino a quando il padre di Pietro entra nella chiesa.
Un lento parlare all’orecchio del ragazzo, che fissa l’anziano con stupore misto a speranza. Il padre, in quei pochi secondi di dialogo, gli ha spiegato l’esistenza di un masso, levigato dal tempo e dagli uomini, poco sopra Cicogna. Quel masso da sempre è considerato sacro…
Il giovane guarda il prete, che ricambia lo sguardo carico di domande e… di pietà. In cuor suo è cosciente di allontanarsi dall’idea predominante all’interno del corpo della chiesa circa l’inutilità di quella superstizione. Esiste il limbo per i bimbi nati morti, che bisogno vi era di ricorrere a questi riti?
La risposta è tutta negli occhi dei genitori che hanno visto morire la loro idea di futuro!
Don Cesare, rapito da mille pensieri, non si è accorto che ora Pietro gli siede di fianco… gli chiede l’impossibile! Chiedo di poterlo accompagnare al sacro masso!
Non riesce a rifiutare, l’amore per il suo gregge è grande.
Il ragazzo riprende il piccolo corpo e lo depone nella cesta che porta sulle spalle. Ancora uno sguardo al Santuario che non è stato benevolo verso di loro. Un cenno al parroco.
Partono.
I loro cuori sono tempestati da dubbi.
Quello di Pietro anche di speranza!
Superano Ronco Gobbo.
Non parlano.
Camminano nel sole del pomeriggio.
E’ il momento di attraversare il Bosco del Gaggio.
Usciti si dirigono verso Cicogna.
Dopo 3 ore di cammino si fermano sul selciato della chiesa.
Respirano senza mai scambiarsi parola, solo qualche cenno.
Don Cesare prende coraggio!
Chiede al ragazzo il perché della sua presenza.
Pietro misura le parole. Ha paura.
La speranza, che il suo piccolo possa tornare alla vita, anche solo per il tempo di un respiro, per ottenere il battesimo, lo aiuta ad affrontare il prete.
Racconta di vecchie storie di paese, di quando le persone si rivolgevano alla natura per ottenere favori… di quel tempo in cui l’uomo aveva il contatto diretto con la Grande Madre….
In quel momento si accorgono di una presenza femminile. Una delle femmine sagge ha seguito i due uomini durante questo folle viaggio.
Si tiene in disparte, a qualche decina di metri da loro.
I due non si preoccupano, non si fanno domande. Conoscono Maddalena da sempre. Si fidano.
E’ ora di ripartire. Di portarsi sui prati sopra Cicogna.
Ancora qualche passo.
Ancora qualche minuto e saranno arrivati.
Il sentiero si apre dolce al loro passaggio.
Le lacrime del ragazzo scorrono come acqua piovana sui sassi, non riesce a darsi pace.
Finalmente sono in vista del masso!
Lo guardano, lo scrutano, lo studiano.
Pietro depone la gerla con il corpo del piccolo sul masso, ora utilizzato come fosse una tavola d’altare di qualche Santuario.
Per lunghi minuti il nulla.
Il sole inizia il suo quotidiano percorso di saluto alla terra.
Gli ultimi raggi colpiscono il masso che ora sembra brillare.
Ma, ancora, non succede nulla.
Don Cesare si avvicina a Pietro e chiede cosa pensava potesse succedere su quel sasso. Il ragazzo scuote la testa. Il pensiero che suo figlio possa passare l’eternità nel limbo lo distrugge.
Scuote nuovamente la testa.
In quel momento Maddalena si avvicina, una mano sulla spalla di Pietro, uno sguardo al prete.
La donna è prossima alla gerla. Agita le mani.
Lentamente porta la bocca vicino al piccolo corpo… un alito, un sospiro… il piccolo emette un gemito, poi un altro, è vivo!
La gerla si solleva dal masso. La donna, con cura, infila le dita dei piedi nei buchi del sasso, come a cercare un contatto diretto con la natura.
Maddalena inizia a roteare la gerla, molto lentamente.
In quel momento si vedono le manine del piccolo aggrapparsi con fatica ai bordi della cesta. Il piccolo viso sorridente guarda il mondo, il suo mondo.
I suoi occhi si riempiono delle Lepontine.
Quelle poche immagini saranno il suo mondo anche dopo, anche di là!
Potrà raccontare a tutti di aver vissuto abbastanza per conoscere la terra dei suoi avi!
Nella sera che dolcemente sostituisce il giorno, la cesta continua a roteare.
Negli occhi dei due uomini la gerla sembra volare….
Maddalena si ritira dal masso. Con cura affida la gerla al padre, estrae il piccolo ancora vivo e lo cede al parroco.
Don Cesare capisce.
Battezza il piccolo utilizzando frasi che non pensava di conoscere.
In quel momento il piccolo smette di vivere.
Maddalena si ritira nel bosco.
Pietro è senza parole. Don Cesare guarda il bimbo, scruta il masso, si interroga sulla forza della vita, sulla forza della grande madre.
Il bimbo ora è passato, è nel luogo che gli compete, insieme a chi è venuto prima di lui.
Il prete cerca la donna.
Scruta il bosco.
Non la trova.
Non la troverà mai più.


Fabio Casalini.

Note a margine del racconto: 
Lo scritto si basa sull'antico rito del ritorno alla vita dei bimbi nati morti o morti durante il parto, più comunemente conosciuto come Repit (Respiro) dalla speranza che il neonato potesse ritornare alla vita "soltanto il tempo di un respiro per ottenere il battesimo sotto condizione che fosse realmente vivo".
Come più volte specificato, in questo blog, il rito è stato vietato dalla Chiesa ufficiale con Papa Lambertini nel 1755.
In diversi libri sul Repit è possibile trovare cenni all'utilizzo dei massi coppellati come santuari in cui si cercava di riportare in vita il bimbo nato morto.
Il Santuario di Inoca a tutt'oggi non è considerato facente parte di quel ristretto nucleo di santuari a Repit. Il santuario di Re al contrario è stato oggetto di "tentativi di ritorno alla vita".
Sempre in provincia di Verbania si possono visitare i santuari della Madonna del Boden e della Guardia ad Ornavasso e la chiesa della Madonna delle Nevi a Borca presso Macugnaga come luoghi di tentativi di ritorno alla vita. Sulla chiesa di Borca nelle prossime settimane uscirà un articolo per ricordare gli avvenimenti in questione.
Il Masso con le coppelle presente nel racconto si trova presso l'Alpe Prà, all'interno del Parco Nazionale della Val Grande, luogo colmo di misteri e leggende (ampiamente dibattute all'interno di questo blog).
Per concludere.... la presenza della ragazza saggia che accompagna il padre del bimbo ed il parroco è un collegamento tra il rito cristiano del Repit e quello che si tramanda circa lo stesso rito praticato da popolazioni che hanno vissuto in queste lande molto tempo prima di noi. Quando il bimbo nasceva morto non poteva passare "di là" in quanto non aveva conosciuto il suo mondo. Per evitare che tornasse a tormentare i vivi i genitori lo deponevano in una cesta e lo portavano ad una "fata" che saliva in cima ad una montagna e praticava il rito come esposto in questo racconto.

Tutto questo mi è sembrato doveroso aggiungerlo nei giorni seguenti la pubblicazione per fronteggiare le numerose domande che mi sono state poste circa il racconto in questione.
Spero di fare cosa gradita ai lettori.

Fabio Casalini.

14 commenti:

  1. Ci sono passato...il 29 Luglio la mia piccola e' nata senza battito, aspettavo un vagito che non arrivava...e non capivo!! L'hanno portata via. E adesso???? Lo sguardo terrorizzato di mia moglie che cerca risposte...
    Ma poi gli angeli della vita hanno deciso diversamente!! So cosa si prova...non riesci a rassegnarti a qualcosa di inaccettabile e incomprensibile. Adesso Lucy sta bene...e' qui con me. Grazie per il racconto. Massimo Bestazza

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    1. Massimo.... raccontare avvenimenti di secoli fa vissuti da altri è facile. Viverli con risvolto positivo ti permette di comprendere di quale bene siamo stati dotati: La Vita!
      Grazie, un abbraccio forte!

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  2. Grazie, sono molto felice che il racconto abbia suscitato interesse ed emozione....
    Fabio.

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  3. Illuminante!!!! Grazie per questo racconto e le emozioni che ho provato leggendolo!!!!! Ti dirò che sono a Cicogna dal 1987 e di questo fatto non ne ho mai sentito parlare.Grazie anche per il significato di Repit (respiro) Ciao

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    1. Ciao Riccardo. Ti ringrazio di cuore per i complimenti.
      Il masso coppellato dell'Alpe Pra' non possiamo sapere se sia stato o meno oggetto di tentativi di ritorno alla vita, come non sappiamo se il Santuario di Inoca rientra nel novero dei santuari a Repit. Ma la presenza di entrambi mi ha dato lo spunto per questo racconto.
      Grazie ancora Riccardo.
      Fabio.

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  4. Fabio, questo racconto mi riporta al tuo libro e alle mille domande che suscita in me. Non può essere solo superstizione o autosuggestione. Esistono troppe testimonianze in merito. Da persona che crede e che cerca il conforto della perdita di una persona cara nella convinzione dell'esistenza di una vita dopo la morte, sono certa di quello che avveniva in quei momenti. Accettare un dolore così immenso non è facile. Si può solo convivere con il dolore e farlo diventare una dolce presenza nel proprio cuore. Mi piace molto leggere il tuo scritto soprattutto nella parte in cui il bimbo si riempie gli occhi delle immagini della propria terra per portarle con sé. Mi chiedo una cosa... qual'è il destino dei bimbi mai nati? Rosella

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    1. Ciao Rosella.
      La domanda non è solo tua ma anche mia, dove andranno?
      Aggiungo dove andremo tutti noi?
      Cosa sarà di noi dopo questo passaggio sulla palla che gira gira e mai si ferma?
      Il passaggio in cui il piccolo si riempie gli occhi della propria terra è ripreso dalla credenza celtica, o almeno quello che noi pensiamo possa essere, secondo la quale il bimbo tornava alla vita per pochi istanti. In quei secondi si riempiva della propria terra così da poter discutere con i suoi avi nell'aldilà...
      Fabio

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  5. Io credo Fabio nel dopo. Come sarà non so, ma ci credo. Rivedrò mio padre. I miei cari. Il mio amico Gianluca e il mio piccolino. Così saprò come sarebbe stato e finalmente dirò fine alle mie domande. Grazie da mamma che ha sofferto molto, nel silenzio del mondo che continua a girare. Rosella

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    1. Sondare ll'insondabile è proibitivo.
      Mi auguro con tutto il cuore che tu possa ritrovare tutti.
      Mi auguro che i miei articoli, racconti ed infine il libro possano essere d'aiuto.
      Fabio

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  6. Da come ti esprimi sembra che tu conosca molto bene l'animo umano. e si manifesta anche in questo caso, in cui l'antico racconto che non ha nulla di scientifico, muta man mano in un intenso reale momento di vissuto, al di là del tempo e dello spazio. Grazie per questa emozione. Giovanna Zorzi

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    1. Ciao Giovanna.
      Anche se razionale quando affronto il Répit - o ritorno momentaneo alla vita dei bimbi nati morti - mi lascio andare a cuore e pancia.
      Il cervello - con molta probabilità - nulla aveva a che fare con questo rito.
      Era cuore.
      Era amore.
      Era il non accettare il destino imposto da altri che non ne avevano il diritto - Sant'Agostino, Fulgenzio di Ruspe, Tommaso d'Aquino etc.. - e che nulla conoscevano dell'amore di un genitore verso un figlio, anche se Sant'Agostino...
      Fabio

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  7. Bellissimo racconto ..grazie !

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