domenica 24 agosto 2014

Quando la Chiesa rideva del dolore delle madri

Soriso, Santuario della Madonna della Gelata
Fine del 1600, il teologo Thiers, riferendosi al battesimo somministrato ai bimbi nati morti o morti durante il parto di cui si presumeva un momentaneo e temporaneo ritorno alla vita, afferma, senza possibilità di errore, che si è nel campo della superstizione e non della dottrina Cristiana. 
Ma il prode teologo non si ferma a questa, legittima stando ai canoni della Chiesa, affermazione ma, rincara la dose. 
Sostiene, senza che vi siano prese di posizione contrarie, che questi bimbi nati morti o morti durante il parto siano... dei Mostri!
Le prese di posizione verso il rito del "Repit", o del momentaneo ritorno alla vita dei bimbi nati morti, non si fermano, anzi aumentano con l'aumentare del doloroso ricorso al rito da parte dei genitori che si trovano un neonato senza vita tra le mani...
Pochi anni dopo il Thiers interviene il famoso teologo Noel Alexander. Anch'egli afferma che i bimbi che nascevano morti non potevano essere battezzati, destinandoli così al limbo eterno!
Il limbo era quanto volevano evitare i genitori!
Queste povere persone non volevano il ritorno permanente alla vita del piccolo, ma chiedevano solo di poter vivere con il pensiero che il loro figlio potesse guardarli dall'alto dei cieli...
Varallo, Collegiata dedicata a San Gaudenzio
Sino a questo punto abbiamo riletto il pensiero dei teologi, persone distanti dalla vita terrena, che si prodigavano ad indirizzare le anime dal caldo delle loro case, monasteri o chiese.
Quasi nulla capivano del dolore delle madri, non avevano la possibilità, dirà qualcuno, di comprendere il dolore. 
In questo caso non contestualizzo. 
Sarebbe troppo facile e riduttivo dell'intelligenza di queste persone....
Veniamo ora al comportamento di coloro che il gregge lo conoscevano e lo guidavano.
Issogne. Chiesa dedicata a Saint-Solutor
Issogne, 1567.
Il vescovo di Aosta, Ferragatta, proibì, categoricamente, di battezzare i bimbi che non davano segni di vita (avertons ne donnant signe de vie).
Rimella, 1590.
Il caso più eclatante. 
Un caso simbolo del pensiero della Chiesa nei confronti del dolore dei genitori dei bimbi nati morti. 
Il vescovo di Novara, Carlo Speciano, durante una visita pastorale in Valsesia decide di spingersi sino a Rimella perché aveva udito che si perpetravano strani riti.
Utilizzo le sue parole per meglio far comprendere il pensiero: " In Rimella perdura questa superstizione e cioè che gli infanti morti senza il sacramento del battesimo se fossero collocati sotto l'altare di Santa Maria sarebbero tornati alla vita fino a che avessero ricevuto il battesimo, ma essendo stati interrogati il curato ed altri testimoni sul fatto che uno di questi bimbi fosse tornato vivo, risposero nessuno. La qualcosa fu giudicata piuttosto degna di riso e fu vietata, affinché quei bambini nati morti e creduti vivi non fossero battezzati ne sull'altare della chiesa ne in altri luoghi". Se per i teologi i bimbi nati morti erano da considerare mostri, per il vescovo di Novara il ricorso al rito del ritorno alla vita per ottenere il battesimo e la salvezza dell'anima del piccolo defunto era da giudicarsi al massimo degna di qualche sorriso......
Borca di Macugnaga, chiesa della Madonna delle Nevi.
Soriso, 1739.
Per il santuario di Santa Maria della Gelata la situazione è complessa.
Siamo a conoscenza di una visita pastorale del Vescovo di Novara, Meraviglia, che ordina di levare il velo che era stato posto anni prima sull'immagine delle Vergine per interrompere il flusso di fedeli che ad essa richiedevano miracoli, tra i quali, il ritorno temporaneo alla vita per i bimbi nati morti.
Stando agli archivi fu l'intera comunità di Soriso che chiese al vescovo la rimozione del velo dallo splendido affresco del Cagnola per poter tornare a venerare l'immagine sacra e dispensatrice di miracoli....
Ornavasso. Santuario della Madonna del Boden
Ornavasso, 1759.
Durante la visita pastorale il vescovo di Novara, al tempo Marco Aurelio Balbis Bertone, venne a conoscenza del rito del Repit.
Secondo il segretario episcopale in quel luogo i bimbi che nascevano privi di vita venivano portati al santuario della Madonna del Boden per tornare temporaneamente alla vita per l'ottenimento del battesimo.
Il vescovo si espresse duramente e velocemente contro tale pratica, forse spinto dal fatto che.... Papa Lambertini da pochi anni (1755) aveva vietato il ricorso al rito del ritorno alla vita tramite una bolla papale, la "de synodo diocesana".
Soriso, santuario della Madonna della Gelata.
Come abbiamo visto Papi, vescovi e teologi cercarono in ogni modo ed in ogni tempo di fermare il diffondersi del rito in quanto in contrasto con la dottrina della chiesa che prevede la somministrazione del battesimo solo a persone in vita.
In questo loro agire si allontanarono sensibilmente dal popolo, dal dolore dei genitori che nulla altro chiedevano se non la possibilità di pensare i propri piccoli nelle beatitudine eterna.
Varallo, collegiata dedicata a San Gaudenzio.
Coloro che cercarono di avvicinarsi al dolore delle madri in quei momenti disperati furono i parroci. Si deve a loro quel poco che sappiamo sul rito e sulla sua diffusione in Italia.
Gli stessi parroci, per tenere traccia dello svolgimento del rito e del ritorno momentaneo alla vita di qualche bimbo, utilizzavano stratagemmi e strani simboli sui registri parrocchiali, tra cui lo stato delle anime ed il libro dei battesimi.
Tali parroci avevano capito l'importanza del rito per i genitori... oppure avevano assistito a qualche miracolo?

Fabio Casalini

Bibliografia:
* Santa Maria della Gelata di Soriso. Mattioli Carcano e Valerio Cirio, 1993.
* Santuari a Repit. Mattioli Carcano. Priuli e Verlucca, 2008.
* Il Graal e la Dea. Francesco Teruggi. Giuliano Landolfi, 2012.

Un ringraziamento ad Alberto Cerni che mi ha introdotto al mondo del ritorno alla vita.
Un ringraziamento a Francesco Teruggi per il continuo sprone a migliorare e per le informazioni quotidiane.

8 commenti:

  1. Articolo molto interessante. Grazie per il vostro puntiglioso lavoro di ricerca che ci illumina su fatti reali della storia locale arricchendo le nostre conoscenze, che speriamo, almemo oralmente, di tramandare a figli e nipoti

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    1. Grazie Luisella.
      Speriamo che si possano tramandare non solo oralmente,ma anche tramite scritti.
      Abbiamo un passato ricco che non possiamo perdere.
      Fabio.

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  2. La Chiesa ha voluto tenacemente rimanere nei secoli "amministratrice unica" di un rito ritenuto salvifico, il sacramento del Battesimo, perché questo le garantiva potere assoluto: deteneva nelle sue mani i gesti e nella sua bocca le parole per salvare o condannare le anime per l'eternità. E cosa c'è di più distante dal messaggio del Vangelo di questa fame spietata di potere perverso sui propri simili ? Niente.

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    1. Ciao Laura. Ho sempre compreso la posizione dei teologi, in quanto distanti dall'uomo comune, in relazione al rito ma non quella dei Vescovi o dei normali uomini di chiesa, in quanto vicini al gregge ed ai problemi della gente. Era un atteggiamento negativo che partiva dall'alto e si diramava nei vari canali ecclesiastici.
      Posso dire una cosa in relazione ai partenti dei bimbi?
      Tanto lo hanno sempre fatto....
      Fabio

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  3. entrambe le cose Fabio ..commovente ..Livi

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    1. Livi potremmo aprire una discussione infinita sai? Io penso che avessero compreso il ruolo taumaturgico del rito...
      Fabio

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    2. lo so lo so ...

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    3. Almeno, penso di pensare.... è passato molto tempo amica mia... molto tempo...
      Fabio

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