mercoledì 13 agosto 2014

Salassa, le origini del mio cuore.

Un paese qualsiasi in un luogo qualsiasi della nostra Italia....forse....anzi...NO!
Non é un paese qualunque...è il mio paesello e si chiama Salassa. Mi sembra già di sentirvi.."e allora? Che cos'ha di tanto speciale?"
Seguitemi e ve lo spiego....grazie ad uno scritto sulla storia  salassese di Arnaldo Alberti
SALASSA.

Di poche località italiane si sono fatte, come è avvenuto per Salassa, tante ipotesi storiche sulla loro origine e di meno ancora si è trovata la bellezza di una mezza dozzina di  etimologie capaci di spiegarne il significato del nome. Pare, tuttavia, accertato che, per esempio, tra le etimologie possibili per il nome di Salassa si debba scartare proprio quella che è più cara ai suoi abitanti e che è anche più orgogliosamente radicata nella tradizione popolare salassese. Alludiamo alla derivazione del toponimo Salassa dal nome di una etnia, quella dei celtici Salassi, dai quali, per lappunto,   linsediamento canavesano lungo le rive dellOrco avrebbe preso il nome. Questi Salassi sarebbero stati una popolazione mista di Celti e di antichi Liguri, forse a torto ritenuti autoctoni nel Canavese nord-occidentale, dove da epoca remota, sicuramente preromana, si sarebbero dedicati, oltre che alla pastorizia, a una forte attività mineraria.
Da qualche decennio, alcuni accreditati studiosi hanno invece indicato nella parola longobarda sala, la più probabile origine del toponimo ‘Salassa. Si tratta, invero, di un termine e di una provenienza sicuramente più banale e anche un tantino meno democratica, considerato che sala designava presso i Longobardi semplicemente la ricca abitazione campestre del signore del luogo, con annessi fabbricati rurali, una sorta di casale di lusso. Letimo è divenuto quasi ufficiale, sebbene mal renda le forme più antiche del nome nominali attestateci: Salatia, Salacia, e simili. Resterebbe però, comunque,  da giustificare la presenza del forte suffisso in sibilante (la doppia esse, per intenderci, di Sala-ss-a che tenderebbe a indicarci, per esempio, di non essere in presenza di un nome sostantivo, ma piuttosto di un aggettivo derivato del tipo salaceus, salacea, lasciando, però,  in sospeso il sostantivo a cui tale aggettivo si riferiva.
Daltronde, per denominazioni longobarde di luogo in  Sala si ha solo limbarazzo della citazione: esse vanno da Sala Biellese a Sala Comacina, da Sala Monferrato a Sala Consilina.
Volendo proprio accettare la forma longobarda, non vediamo che cosa impedisca di accogliere allora direttamente la più probabile forma longobarda completa, ossia Salahus, ‘casa (hus, tedesco moderno Haus) con  androne. Un toponimo consimile, del resto, esiste altrove ed è Salasciamo, da intendere come ‘sede, magione (hiam, tedesco moderno Heim, ‘casa, patria, da confrontare con il corrispondente inglese home ).
Naturalmente, questa etimologia è mal vista dai Salassesi, perché non può non essere avvertita in amara quanto netta contrapposizione tra lauspicata origine più antica e popolare del nome del loro paese e una relativamente più recente derivazione, per giunta di origine feudataria e non proprio autoctona. Non è, comunque, detto, che a qualcuno, questa più nobile origine longobarda di Salassa debba spiacere poi tanto.
Una analoga messa a riscontro tra due opposte derivazioni, si ripropone anche per la funzione che deve aver avuto in origine il maggiore dei monumenti di Salassa, che è divenuto da secoli anche il suo simbolo esclusivo. Parliamo della Torre del ricetto per la quale, gli studiosi e gli esperti di storia locale si sono schierati con almeno due teorie o ipotesi plausibili ma irrimediabilmente opposte, che lasciano ben poco spazio a un compromesso. Da un lato si hanno coloro che vedono nella bella torre, rimasta per secoli intatta, una maestosa porta turrita dingresso alla cittadina; porta costruita per dare accesso al democratico ricetto nel suo interno a uomini e beni, al fine di proteggere entrambi dalle scorrerie e dai saccheggi, secondo un diffuso costume nel contado piemontese medievale. Destinazione e uso che proprio la bella forma cilindrica della torre lascerebbe supporre.
Come per ogni buon teoria, si ha anche il suo opposto, sostenuto da esperti e studiosi di cose canavesane, per i quali le cose riguardanti la tonda torre non stavano proprio così. Essi hanno preso in considerazione non la parte più alta e snella della tonda torre, bensì la sua robusta tozza base, inequivocabilmente squadrata. A dire di questi studiosi ed esperti, questa tozza base mostra con sufficiente evidenza di rappresentare nulla più di quanto resta di una torre sì, ma non di quella di un ricetto, ma quella duna costruzione che faceva parte di una più vasta fortificazione. Fortezza che doveva essere stata elevata a custodia della dimora, delle pertinenze e dei beni mobili del signorotto locale.
Curiosamente, quindi, si ripete e per il nome di Salassa e per la sua torre emblematica, la contrapposizione tra una loro possibile origine antica e democratica e una non meno probabile derivazione più recente e di pretta natura feudataria. Il paese sarebbe stato la magione del signorotto longobardo locale e la emblematica torre, non un ricetto per il popolo, ma soltanto  una solida fortezza del padrone.
Inutile dire che per ciascuna di queste ipotesi sulletimologia di Salassa e sulla funzione e destinazione della sua torre (che unostinata tradizione impone di continuare a chiamarla ‘del ricetto) si hanno le loro brave, dotte e persuasive dissertazioni e suadenti ricerche, volte tutte a dimostrare come esse siano vere e affidabili e quanto false e inaffidabili siano quelle opposte.
Ci permetteremmo in conclusione, di offrire noi una soluzione, che al buon grado di probabilità di essere vera assomma  il pregio di esprimere lantichità, la nobiltà  e loperosità di questo antichissimo borgo..

Lo scontro, comunque, tra lipotetica origine democratica e quella, come dire, nobiliare di Salassa, prosegue, com’è inevitabile, anche quando si passa  a narrare la storia di questo bello e florido paese canavesano.

In armonia con la supposta origine celtica o addirittura pre-celtica del suo nome, si suppone che Salassa sia stata il centro di una antica cultura preromana. Contro tale convincimento, si contrappone una non meno rispettabile documentazione storica che presenta Salassa come poco più di quel che resta di un castrum  romano, di un accampamento militare di milites stanziatisi in queste terre canavesane giusto per combattere la tribù celtica che, calate dallOvest e, probabilmente anche dal nord, le occupavano, sbarrando, volenti o nolenti, lespansione dellImperium e la via di marcia delle legioni romane verso le Gallie.

Il bello è che se si esaminano da vicino le due ipotesi, si fatica a non trovarle entrambe convincenti, persino affascinanti e, in molti punti, luna collegata allaltra, nonostante che esse siano proprio antitetiche. Segno evidente della ancora scarsa disponibilità di dati di cui sin qui lo studioso può disporre,  e di come, i pochi esistenti, siano incerti e ambigui.

In buona sostanza, lorigine del toponimo Salassa, sostengono alcuni autori, sarebbe derivato non direttamente dalla popolazione celtica che occupava, in epoca romana, quelle terre, bensì in modo indiretto, attraverso la forma  castrum Salassorum, che connetteva lo spiegamento militare romano sulla località canavesana al nome della popolazione celtica, i Salassi, che quivi si erano stanziati da tempo. Salassi, che  - come abbiamo poco più sopra ricordato - occupavano lodierno alto Canavese, ed erano tribù affine ai Tauri, i quali, invece, popolavano in Piemonte larea contigua, a ovest e a sud-ovest, dellodierno Canavese. Erano, altresì  affini ai Vittimuli, i quali ultimi ne occupavano la parte sud-orientale. Si distinguevano dalle altre tribù celtiche, ricordiamo, per la loro maggiore dedizione al lavoro agricolo e pastorizio, sebbene non disdegnassero, comera tradizione dei Celti, lestrazione dei metalli; fatto questo, peraltro, ben attestato dagli storici latini e greci. Ne scrive, infatti, Strabone nella sua Geographia al libro L-IV, ne disquisisce Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, curiosamente anchegli al libro L, XVIII e ne tratta Appiano Alessandrino nel De Rebus Illyricis del Romanarum Historiarum al capitolo XVIII.
Questa troppo celtica origine del paese contrasta non poco con i ritrovamenti prettamente romani che tenderebbero, invece, di fare dellantica Salassa la propaggine di un pagus, o villaggio, romano del I secolo d. C., che è stato sicuramente esistente e come lindissolubile storia consorziale di Salassa e San Ponso, durata oltre quasi mille e cinquecento anni, starebbe a dimostrare.

Del supposto collegamento tra Salassa e sala dorigine longobarda, si è già detto sopra.  Resta innegabile che è nellAlto medioevo, dopo le calate dei Germani su queste terre, che il borgo di Salassa ha cominciato ad avere un incremento demografico ed economico, anche a scapito dei paesini limitrofi e particolarmente di San Ponso.

La probabile assimilazione di Salassa al feudo dei conti di San Martino non meno che a quello dei  conti di Valperga, priva per secoli la Storia del Canavese di documenti dove compaia il nome del borgo salassese, se non per scarne notazioni di una vendita di mulini, passati proprio dai San Martino ai Valperga (occorre ricordare qui che le due famiglie comitali, ben imparentate fra loro, si erano divise, non senza screzi, verso lanno 1163).

Il nome di Salassa ricompare nelle cronache canavesane, questa volta per una triste vicenda, oltre centottanta anni più tardi, quando il borgo, ormai appartenente ai conti di Valperga, viene distrutto e incendiato dai nemici San Martino (“Villam Salaziae combusserunt...”).

Di una diretta dipendenza di Salassa da Valperga sono testimonianza probante gli statuti signorili di Valperga, redatti nel 1350, i quali includono senza esitazione nella propria giurisdizione anche il borgo di Salassa. Per questa ragione, tutte le volte che nei secoli successivi compare il nome di Salassa, vuoi per stabilire la quota da imputare ai singoli borghi per la formazione della retribuzione da conferire al podestà, vuoi per stipulare una convenzione volta alla creazione e regolazione di una roggia, vuoi, infine, per segnalare la provenienza di alcuni tuchini arrestati e condannati, è solo allinterno di un elenco di altri borghi e comuni, senza mai una sua segnalazione particolare.

Di Salassa se ne riparlerà quando, finito ormai letà medioevale, compaiono  sobrie scritturazioni proprie dei Comuni e il nome del Paese ricorrerà nei cosiddetti ‘ordinati, vale a dire, nelle deliberazioni conclusive del Consiglio della Comunità salassese, quandera convocato per risolvere problemi socio-economici. La più antica di queste scritturazioni che riporta la parola ‘Salassarisale a un ‘ordinatodel 1548.

Un pomeno avaro di notizie è un “Giornaliere o libro deglordinati”, che è però posteriore di oltre un secolo, il quale attesta la presenza a Salassa di un Comune e di una chiesa parrocchiali che erano poste praticamente nella stessa piazza. Queste scritture più abbondanti sullattività e la vita di Salassa durano, sfortunatamente, solo giusti due anni (dal 1672 al 1674).
Prima che finisca il XVII secolo, si compie anche il lungo destino che aveva legato San Ponso a Salassa. I due borghi sentenziano un divorzio definitivo o, se si vuole far riferimento alla possibile origine di Salassa quale estensione naturale del florido pagus di San Ponso,  avviene che Salassa  decide di recidere lantico cordone ombelicale che la legava la capoluogo. Si sente cresciuta e con decisione pretende una sua sempre maggiore autonomia, anche se molte sono ancora le cose in comune e da risolvere tra i due abitati. Comunque, se soltanto di divorzio si era trattato, esso non può essere certo definito consensuale o quantomeno privo di continuate rivendicazioni, poiché San Ponso continuerà dalla data ufficiale della separazione (il 1693) ad avere pretese consorziali con la vicina Salassa per almeno altri trenta anni. Una volta si tratterà di problemi connessi con la Casa comunale (solo un secolo dopo i Francesi invasori la chiameranno Mairie);, unaltra volta sarà a cagione di due forni che prima erano in comune e che ora Salassa vuol tenere solo per sé; unaltra volta ancora la vertenza riguarderà la bealera, limportante fonte da cui si ha lacqua per irrigare i prati.

La spinta verso lindipendenza che aveva portato Salassa a staccarsi da San Ponso, porta Salassa a volersi affrancare anche dalla signoria dei conti Valperga, venendo in ciò favorita dalle vicende storiche che percorrono il tumultuoso secolo XVIII. Si assiste, infatti, in questo secolo non solo dei Lumi al progressivo impegnarsi in Europa e in Italia della Casa sabauda, la quale non trascura di occuparsi, soprattutto sul piano amministrativo anche del Canavese, fino ad allora piuttosto negletto. Ne consegue un podovunque, in Canavese non meno che in Piemonte, listaurarsi di una relativa tranquillità, che coglie i primi suoi frutti nellesiziale innalzamento dellattività agricola. Si crea, finalmente, la prima ricchezza locale, subito però prontamente accompagnata dal suo permanente tristo compagno, il latrocinio. Anche Salassa varerà provvedimenti – e ne è rimsta memoria scritta – a difesa dai furti, dagli abusi del suolo, dallabigeato, dal frodo, dagli inquinamenti e dai danni apportabili per incuria o esosità al patrimonio viario e acquifero.

Provvedimenti questi, che comportano presto la necessità di fissare bene i confini comunali, placare le inevitabili controversie e pubblicare una migliore redazione delle carte catastali per delimitare le proprietà private. Lidillio del Settecento salassese finisce come per molta pacifica parte dellEuropa dallora, con le mire egemoniche manifestate anche in Canavese da Napoleone.

Con la susseguente Restaurazione dei Savoia, la campagna canavesana riprende il suo sonnacchioso procedere nella Storia, addormentando anche ogni velleità di una qualche autonomia comunale.  

Sarà dopo il grido risorgimentale e la nascita di uno Stato italiano sulle calde ceneri del Piemonte sabaudo, che anche Salassa ritorna ad animarsi, a progettare, a organizzare il suo territorio e il suo modo di vivere, sebbene, come gli architetti hanno ben evidenziato, quasi tutti gli interventi viari saranno destinati a rivelarsi disatrosi. Non si hanno chiare in mente, dopo la valida pianificazione urbana nel XVIII secolo, le vie di sviluppo che si vuol dare alleconomia e al traffico del  Comune. Si amplia nel corso del XIX secolo la rete stradale extra-urbana, mirando di interporsi nella direttrice che collega i due maggiori centri dellAlto Canavese, Rivarolo e Cuorgnè , ma creando anche degli squilibri urbani, con zone rionale troppo densamente popolate  e con cattive soluzioni edilizie. Né buona parte del XX secolo ha portato a sensibili miglioramento in campo socio-economico e culturale, lasciando quindi buoni spazi agli amministratori locali del III millennio di vita di Salassa per potersi coprire di meriti e mostarsi degni successori di coloro che hanno pensato e voluto Salassa paese di democrazia, di lavoro e di sicurezza, come ben la sua svettante Torre del ricetto tuttora dimostra.

Qui, prima di concludere queste note su Salassa, riapriamo il caso dellorigine del suo nome. Per noi Salassa è sì la terra dei Salassi, il castrum Salassorum, ed è anche la sala, la villa padronale di longobarda memoria, ma è più di tutto un prezioso scrigno che conserva, con pochi altri luoghi dEuropa, una delle più antiche parole pre-indoeuropee, risalenti almeno al IV millennio avanti Cristo. Da allora esiste la radice sala che designa un terreno acquitrinoso, e poi lacqua che in qualche modo dallacquitrino sincanala. Lo attesta il toponimo bolzanino Salorno, che linguisti non meno della tradizione millenaria locale collegano a saler, salèra, che ancora oggi nel dialetto veneto delle Alpi  significa ‘grondaia, luogo da cui gronda lacqua. Ma non basta: salass è laggettivo sostantivato per indicare il luogo prossimo al sala, allacquitrino (poi , governato e divenuto ‘canale). Nessun altro termine, abbiamo visto, renderebbe ragione della desinenza sibilante sorda (la doppia esse) che si accompagna al longobardo sala. C’è ancora altro. Con buona probabilità questo stesso etimo sta nella stesso etnonimo Salassi, da intendere come ‘coloro che abitano nei pressi degli acquitrini o dei canaliE come altro  meglio potremmo definire il quadretto stereotipo che vede il barbuto salasso immerse nella fanghiglia e trai sassi dellOrco a setacciare sabbia e ciottoli per raccogliere splendenti pepite doro.

Se abbiamo esordito additando dei contrasti e delle antinomie nella derivazione del nome di Salassa, qui, invece, assistiamo al riconciliarsi di tanti apparentemente diversi significati. Salassa è, in conclusione, uno dei pochi toponimi italiani ed europei che può abbracciare una storia pluri-millenaria, da quella precedente allarrivo in Europa delle popolazioni indoeuropee a quella pre-romana, per giungere intatto, attraverso linterpretazione longobarda, fino al suo nome odierno, senza mai per questo perdere il suo più intimo significato di ‘luogo presso lacqua, che è poi quella antichissima del torrente Orco, l’éva dor.


Questa era ed è la storia. Il presente al prossimo articolo.....


Bibliografia: Arnaldo Alberti Storia di Salassa.   
Cartoline: si ringrazia Manuela Serena.


Vittorio Vallero.

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