Sette Fratelli, Sette Montagne e una tradizione che non si arrende: l'Autani di Set Frei in Valle Antrona.



Ho desiderato partecipare a Lautani fin dalla prima volta che me ne hanno parlato, perché da sempre le processioni esercitano su di me un fascino misterioso. E il Lautani, o l'Autani di Set Frei che dir si voglia, è una delle più lunghe e più antiche processioni delle Alpi tra quelle effettuate nell'arco di un solo giorno, la domenica di luglio più vicina al dieci del mese*.
Siamo a Montescheno, in valle Antrona, la terza domenica di luglio. Quando si arriva in paese l'atmosfera è decisamente animata: non è ancora l’alba ma le luci sono accese nelle case mentre persone con zaino e bastone  si incamminano verso la chiesa. Una specie di notte di Natale in piena estate, con lo stesso senso di attesa, anche se in maniche corte.



Ma diciamo qualcosa su questa tradizione: risalente alla prima pestilenza del 1640, l'Autani di "Set Frei" (sette fratelli) ricorda il pellegrinaggio dei Fratelli Martini che, secondo la leggenda, camminarono scalzi o addirittura in ginocchio, lungo l'intero percorso per in sette giorni, per tenere lontana la malattia. Il rito da allora si ripete uguale ogni anno nonostante, nel tempo, i parroci delle parrocchie vicine avessero scoraggiato questo tipo di pratiche vuoi per il notevole impegno fisico richiesto, vuoi per la lunghezza e la difficoltà del percorso. E a proposito del percorso, parliamo in effetti di un giro ad anello lungo più di 20 Km e con un dislivello di circa 1300 metri.


Il sito del comune di Montescheno riporta il seguente interessante passaggio: “Nel 1792, una lettera del prevosto vescovo di Novara recita: “... A questa processione concorre il nervo della brillante gioventù dell'uno e dell'altro sesso, munita di buona provvisione. ...Potrebbe essa considerarsi pericolosa per la gioventù attese le frequenti salite e discese, che debbonsi fare nel giro dei monti, nonostante tutte le precauzioni che si usa, col comandare alle donne che nelle salite tengano il luogo dopo gli uomini, e nel discendere precedano gli stessi uomini, per così procurare il più possibile modestia ed onesta.” Fa sorridere l’idea che le donne dovessero seguire gli uomini in discesa e precederli in salita, in modo che le loro gambe risultassero visibili il meno possibile. Oggi, in realtà, si sta soprattutto attenti a dove si mettono i piedi, soprattutto lungo il traverso tra il passo di Arnigo e l’Alpe Campo, il punto più delicato dell’intero percorso che, recentemente, in alcuni tratti è stato protetto con catene.


Ma andiamo con ordine: dopo una breve benedizione in chiesa si parte, con le luci frontali accese. Le donne iniziano a intonare i primi canti e canteranno praticamente per tutto il giorno. Conduce la processione la donna che porta la banderola, uno stendardo ormai sbiadito con l'immagine della Madonna assunta in cielo, dietro il quale si incamminano tutti i partecipanti a Lautani (tra i centocinquanta e duecento di solito).


Dalla chiesa di Montescheno si sale quindi verso le frazioni di Vallemiola e Aulamia (1057), dove si fa la prima sosta per le prime preghiere. Ormai è giorno fatto e la tappa successiva è il colle del Pianino (1620 m), dove ci fermiamo per un momento di riflessione, per celebrare le esequie - e dove ci viene detto che è anche l'ultimo punto da cui è concesso tornare indietro per chi fosse troppo stanco. La sosta per la colazione si fa nei pressi della croce di Saudera: qui, ci scambiamo dolci e biscotti che ognuno ha portato per sé e per gli altri. Dopo ogni sosta, è il "Procedamus" di don Gaudenzio che dà ufficialmente avvio alla ripresa della marcia e la tappa successiva è la Scatta, da dove si ha anche una splendida vista della Weissmeiss e delle cime circostanti. Le donne continuano a cantare e sembrano non accorgersi nemmeno della salita. Dopo aver attraversato una lunga rampa in mezzo ai rododendri, si arriva al passo di Arnigo (1990 m ) che è il punto più alto dell'intero percorso. Inizia da qui un lungo traverso in un bellissimo ambiente selvaggio, il sentiero è a tratti leggermente esposto e alcuni volenterosi uomini si piazzano strategicamente nei punti più infidi e danno una mano a superare i passaggi. Il traverso conduce infine all'alpe Campo e da qui si affronta l'ultima salita verso Ogaggia, dove si può fare rifornimento d'acqua per scendere ai pianori della Forcola, luogo dove tradizionalmente ci si ferma per il pranzo. Qui si fa una lunga sosta, e tutti hanno la possibilità di recuperare la fatica fatta. E' anche forse l'unico momento di riposo dei cantori, che riprenderanno con ben maggior vigore a cantare il Miserere lungo tutta il resto del percorso. Dopo l'immancabile foto di gruppo, inizia un lungo traverso in leggera discesa verso la croce dei  Set Frei, dove ci si ferma per uno dei momenti che ho amato di più: la preghiera per i caduti in montagna e il canto tutti insieme di "Signore delle Cime. Qui si recitano anche le antiche rogazioni che invocano la benevolenza divina sul raccolto e sul lavoro dei contadini "ut fructus terrae benedicere, conservare et moltiplicare". Si scende quindi all'alpeggio di Ortighé e a quelli di Pradurino, Pianzaccia e Faiù, dove vengono offerti tè, caffè e ottime frittelle. Si scende infine ai prati della Motta, a una mezz'oretta da Montescheno, dove per tradizione i famigliari di chi ha partecipato al Lautani offrono e portano cibo. Dopo la preghiera finale, si scende a Montescheno in un tripudio di canti e, una volta in chiesa, inizierà la Messa a chiusura della  giornata.


Ho partecipato a Lautani per due anni consecutivi. Quest’anno il maltempo ha fatto sì che l’intero percorso non potesse essere completato e, dopo la preghiera al colle del Pianino, si è preferito ridiscendere a Montescheno  per non correre rischi su un percorso lungo e impegnativo. La mia amica Gessica Preioni di Montescheno, che era presente, così racconta : “Alle 4,30 non piove, quindi decidiamo di partire, in ricordo di don Antonio e siamo poco più di cento irriducibili. Fino a Vallemiola il temporale si sente ancora lontano. Facciamo in tempo a celebrare le esequie, e al procedamus di don Gaudenzio ci rimettiamo in marcia. Ma poco dopo Aulamia inizia a piovere fitto, e sarà così per dieci minuti buoni. Arriviamo comunque fino al Pianino dove la situazione sembra migliorare… ma solo per poco tempo. Nuvole nere e nebbie minacciose ci convincono a chiudere effettivamente qui, dopo le preghiere in ricordo dei nostri cari, il Lautani 2014. Ma la giornata procede festosa, nonostante il maltempo: la messa, il pranzo sociale e la compagnia degli amici delle baite degli alpeggi: sai come si diventa festaioli in queste circostanze, non è il maltempo che ci può scoraggiare.”
Devo dire che in questa ricorrenza ho sempre respirato grande gioia e grande positività. Vedere tanti giovani partecipare a una manifestazione come questa e cantare in latino fa ben sperare per il futuro della tradizione e getta uno spiraglio di luce su un'idea di comunità antica e nuova al tempo stesso, un’idea che è insieme nostalgia del passato ma forse anche chiave di volta per il futuro.



Mi ha colpita la grande apertura delle persone di Montescheno nel voler condividere anche con dei perfetti sconosciuti - quali io del resto ero - un momento tanto significativo e intenso della loro vita comunitaria. Personalmente considero un privilegio l'aver scoperto e partecipato a Lautani, il far parte di qualcosa di antico, addirittura ancestrale, e aver scoperto luoghi che forse, pur così vicino a casa non avrei forse mai visto. 

(*Un ringraziamento particolare a Gessica Preioni che oltre ad avermi fatto compagnia per tutto il percorso gli anni scorsi mi ha anche fornito le notizie storiche sul Lautani che trovate qui e il reportage di quest’anno).

Simonetta Radice.

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