lunedì 21 luglio 2014

Nel tempo della fossa comune dei bambini

La pioggia insisteva sui tetti delle case.
Il cielo era cupo, come a voler ricordare il mio cuore.
Il tragitto dalla casa alla chiesa sembrava infinito.
Sotto i piedi un ruscello d'acqua correva veloce.
La tristezza infinita avvolgeva la mia persona e tutti coloro che mi stavano vicino.
Il mio piccolo mi attendeva tra le braccia del parroco.
Avevo paura, forse terrore o forse una sensazione che non sono in grado di spiegare.
Mio marito da ore non parlava.
Era sempre di poche parole.
Ora il dolore lo stringeva così forte da non farlo respirare.
Cerchiamo di avvicinarci alla chiesa.
La gente ci ferma, ci manifesta dolore e vicinanza.
Non serve.
Non serve mai.
In certi momenti nulla può servire. Devi restare da solo con i tuoi pensieri.
Da lontano l'abbaiare di un cane mi riporta velocemente alla realtà.
Il crepitare delle castagne sul fuoco, momento felice della nostra vita montanara, non procura nemmeno un accenno di sollievo nel mio cuore.
Ancora gente.
Ancora lacrime.
Sono così tante da non poterle distinguere dalla pioggia.
Passiamo sul fianco destro dell'ossario del mio paese.
Non ci penso, non ci voglio pensare.
Sarà dopo, sarà tra qualche minuto, ma non ora, non adesso!
Sento tirare, mi giro, vedo il marito lanciare uno sguardo buio a quel luogo di dolore e morte.
Sulla soglia della Chiesa ci attende il parroco, insieme alla culla del mio piccolo uomo che non c'è più!
Il prete ci guarda con compassione misurata.
Saranno gli anni, sarà l'abitudine, ma sembra soffrire in silenzio.
Il suo cuore sarà tempestato di dolore come il mio?
Lui pastore di un gregge, può capire il dolore di una madre che perde il figlio da poco nato?
Un cenno, una carezza lieve, quasi a dirmi che le risposte sono tutte li, in quel piccolo cenno della mano. Quasi che avesse compreso il dilemma presente nella mia testa.
Sarà la difterite, sarà la polmonite, sarà qualsiasi cosa, ma il mio piccolo giace freddo in quella piccola costruzione di legno.
La chiesa si riempie in pochi minuti.
Rappresentazione della vita di queste montagne.
Dure, aspre, scoscese.
Il dolore è dolore. A qualsiasi altezza.
Non esistono popolazioni più inclini a digerire la morte di un bimbo.
Anche quassù dove la montagna è padrona, la perdita di un piccolo è dolore collettivo.
Nessuno manca. Nessuno vuole mancare.
Tutto è misurato. Le parole, i pianti e le lacrime.
La tristezza ed il dolore no, quelli non hanno misura.
Il mio sguardo cerca la Maddalena.
Rimane sempre in fondo alla chiesa, quasi a voler rimanere in disparte, a cercare di non condividere sino in fondo quel momento così intimo ma divenuto collettivo.
La Maddalena conosce perfettamente il momento in cui deve entrare in azione.
Prima di lei la sorella ha ricoperto quella incombenza triste e dolorosa.
Il parroco termina rapidamente la cerimonia.
La paura si riappropria del mio intimo! 
Le lacrime non riescono a cadere.
Servirebbero ora, proprio ora, per increspare la mia vista.
Il corteo muove velocemente in direzione dell'Ossario.
Il piccolo è nelle mani del prete.
Un fazzoletto bianco a velargli il viso.
Arriva la Maddalena con un lenzuolo bianco.
Il corpicino viene avvolto e passa nelle sue mani.
Ci permette un ultimo saluto.
Piccoli passi.
Quattro gradini.
La porta del luogo dell'oblio è aperta.
Anche la piccola botola presente sulla sinistra è spalancata.
La Maddalena è dentro.
Non guarda nessuno! Un piccolo passo....il corpo del piccolo è gettato a capofitto in quel buco.
Ora è tutto finito.
Poche e scarne informazioni si possono ritrovare su libro di Don Celso de Giuli.
La pratica della fossa comune dei bimbi durò per più di un secolo sino a quando nel 1879 la prefettura di Pallanza (oggi Verbania ndr) la vietò facendo chiudere e ripulire l'Ossario.
Per completezza ricordo che nella parte sinistra è posta una targa a memoria di questo rito. 
Il paese è Luzzogno, Valle Strona.

Fabio Casalini.

Un ringraziamento dal profondo del cuore a Barbara Piana, che ha permesso con le sue conoscenze il mio ingresso in questo mondo ritualistico.

10 commenti:

  1. E' un racconto struggente, come di tempi lontani ma capace di provocare un'emozione da groppo in gola, pensando al dolore di ogni madre e padre nell'ultimo saluto ad un figlio morto prematuro, mai sbocciato alla vita se non per un breve attimo...

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    1. Bellissimo commento!
      Ti ringrazio per averlo scritto, inutile aggiungere parole.
      Grazie.
      Fabio.

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  2. È struggente. Doloroso. Ti sanguina il cuore per la morte di un figlio. È un dolore che non passa mai. Puoi solo conviverci e sperare che qualcosa o qualcuno ti aiuto ad andare avanti. Hai reso giustizia a quel dolore scrivendo parole bellissime. ....R

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    1. Parto dalla fine con un grazie di cuore, sentito e sincero.
      Nel momento del dolore più grande, la speranza è quella di trovare qualcuno/qualcosa che possa permetterti di avanzare nella linea del tempo.
      E' la più grande delle prove cui possiamo essere sottoposti.
      Fabio.

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  3. Molti scrivono. Tu arrivi. Comunichi. Cammini nel dolore di chi senza voce ha sofferto in silenzio. Arrivi al cuore. Alla pancia. Nell'anima. È un cammino di lacrime. Tu lo rendi eterno con le tue parole, incancellabile nella memoria come quel dolore. Rosella

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    1. Grazie Rosella.
      Il cammino nel dolore non tutti lo possono compiere.
      Bisogna conoscere per comunicare.
      Serve comprendere per divulgare.
      Grazie di cuore.
      Fabio

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  4. Complimenti. Hai la capacità, il dono, di trasportarmi in luoghi e in tempi lontani. E di far rivivere quei luoghi e quei tempi, in modo veramente "empatico".
    Ho pasticciato con le parole, scusa, ma non me ne vengono di migliori.
    Sara

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  5. Ciao Sara, grazie!
    Sono felice di riuscire a portarvi con me o trasportarvi in quei tempi ed in quei luoghi, a me tanto cari.
    Fabio

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