La Vùlànta.

Ormai era già buio all’alpe Cùlàcia, solo una ragazza e una donna, detta la Vùlànta, erano rimaste nel casòn.
Finite le ultime faccende domestiche si apprestavano davanti al camino per filare un poco e raccontarsi gli avvenimenti della giornata e le poche notizie arrivate dal paese.
Dalla stalla si sente movimento,vanno a controllare:”la vàca a gà da far!”… cosa possono fare loro due da sole? 
“Ci vuole la forza di un uomo almeno…” pensa la ragazza.
Ma ormai è buio e andare in paese per chiedere un aiuto è solo una perdita di tempo. La donna non sembra preoccupata...e la ragazza, guardandola, pensa che forse sono vere le voci in paese che parlano di lei… “forse è vero…lei ha poteri strani…lei non ha bisogno di mani umane che l’aiutino!”…
Ad un comando della Vùlànta la ragazza viene distolta dai suoi pensieri e riportata, come in un tonfo, a quel momento, in quel luogo.
Le viene ordinato di portarle una lanterna e di chiudersi nel casòn senza preoccuparsi di nulla, ci avrebbe pensato lei. La ragazza non ha parole in bocca e consegnata la lanterna corre nella semplice stanza che l’accoglie per la notte,con un sentimento misto di paura e curiosità.
La Vùlànta appende la flebile luce fuori dalla porta della stalla…poi comincia a battere forte le mani, tre volte, poi apre le braccia e chiama a gran voce “La forsa, la forsa,la forsaaa!!”.
Un turbine di vento s’alza repentino, scende dal monte Massone, giù per i prati di casòn Manghìn, da Casalèr, prende ancora più forza al Cùlòtt dal Faij, risvegliando le forze arcane chiamate dalla strega, fino a raggiungere il piccolo pianoro davanti la stalla.
Il vento accompagnato da innumerevoli fiammelle, si placa d’un tratto; ora si sente solo il vociare di tante persone.
La ragazza non può fare a meno di curiosare dalla finestra…ma non crede ai suoi occhi: “non c’è nessuno! solo tante luci che si muovono nella notte!”
Adesso i rumori e le voci si sono spostate all’interno della stalla “…tira,…mòla,…dai…”
Nel tempo necessario che la natura faccia il suo corso per far nascere un vitellino e poi…tutto tace. 
Le ultime parole che si sono sentite sono state quelle della donna che ringrazia e saluta le forze magiche venute dal nulla per darle aiuto.
Anche la fiammella della lanterna si spegne e la strega rientra nella sua semplice casa. Dalla stalla tutto tace , il vitellino comincia a succhiare il latte, la madre si concede esausta…solo la ragazza non riesce a prendere sonno ripensando agli avvenimenti misteriosi appena accaduti…ora il gran vociare è nella sua testa, nei suoi pensieri…
”com’è stato possibile…eppure non ho sognato…ero lì e ho visto!...”

Sì lei c’era e ha visto, tanto che ancora ai giorni nostri si racconta a Luzzogno, di come la Vùlànta faceva partorire da sola una mucca…lei quella donna che è ricordata anche per il nome che è stato dato ad una fonte sopra al piàn di Pùcc :la fùntàna Vùlànta, dove lei si recava di notte per fare il burro.
Si dice ancora che che nessuno sia riuscito a passare la notte nel suo casòn, dopo la sua morte, perché il suo spirito…ma questa è un’altra storia…....


Testo e disegno di Barbara Piana.

Commenti