lunedì 28 luglio 2014

Chi erano le Streghe di Baceno?

La vicenda inizia con la denuncia di Elisabetta della la Bastarda nell’estate del 1609. Si presentò al curato di Baceno accusando due anziane donne di averla portata al sabba. In un crescendo isterico e sadico si arriva ad imprigionare oltre 20 persone in poco tempo.
Siamo a conoscenza di come sia finita la storia, a questo link troverete il primo articolo presentato sulla vicenda: le streghe di Baceno, una strage dimenticata.
Molte delle donne arrestate, interrogate e torturate nelle carceri novaresi sono morte di stenti o colpite da improvvise malattie.
Vi sono molti dubbi sulla reale tortura che le donne possano aver subito dagli inquisitori. 
Non vi sono, invece, dubbi che il “vescovo che non voleva morire”, al secolo Carlo Bascapè, non si adoperò per terminare l’agonia delle povere donne.
Lo stesso Bascapè è stato raccontato da una letteratura molto benevola, salvato, forse, dalla decisione di interrompere le torture su donne e bambini accusati di stregoneria. Decisione che non prese per gli accusati d’eresia, verso i quali spese forze ed energie inimmaginabili per un uomo che sembrava sempre punto di morire….
Lasciamo il Bascapè a futuri articoli. Stessa sorte per gli inquisitori delle Streghe di Baceno.
Voglio soffermarmi, con forza, sulle donne, le più rappresentative, che persero la vita in questa assurda vicenda a cavallo tra l’odio religioso e la superstizione.
Le voglio presentare tramite brevi cenni biografici e gli interrogatori cui furono sottoposti dagli inquisitori. Gli interrogatori che voglio introdurre vertono quasi esclusivamente sulla montagna Cervandone, sulla sua localizzazione e su quello che avveniva in quel luogo.
La montagna era il luogo prestabilito per lo svolgimento del sabba….
La prima donna che appare nella vicenda è Elisabetta del fu Antonio De Giuli, detta la Bastarda. Orfana di entrambi i genitori. Divideva la propria vita tra la casa della matrigna e l’accattonaggio presso altre famiglie di Baceno. Mosse accuse verso diverse donne, una delle quali l’aveva nutrita al seno. Fu lei ad introdurre l’argomento del sabba al curato. Fu sempre la "bastarda" che parlò, quasi divertita, delle orge, dei rapporti sodomotici e del bacio al “mostazzo” del demonio. Durante un interrogatorio parlò anche di cannibalismo effettuato su neonati. Non aveva imbarazzo. Non aveva paura. Eppure….quando le venne chiesto dove si trovava il Cervandone non rispose. Divenne silente in pochi secondi. A quanto ci è dato sapere non accennò parola….
Una delle donne anziane che vennero accusate dalla bastarda si chiamava Caterina del Franzino della Preia, detta la Mandarina. Vita triste. Molto triste. Il processo sulle streghe di Baceno del 1609 non fu il suo primo momento di conoscenza con la santa inquisizione. Circa 35 anni prima venne torturata dai frati neri malgrado fosse incinta.
Le torture fecero morire il bambino che portava in grembo!!
Dopo le torture, l’aborto e la prigionia venne esiliata a Ghevio, luogo vicino alle sponde piemontesi del Lago Maggiore, per qualche anno. Finito l’esilio tornò in valle Antigorio.
Uno degli interrogatori cui venne sottoposta si svolse il 14 giugno del 1609.
Le venne chiesto se sapeva indicare la posizione della montagna chiamata Cervandone e se aveva sentito qualcuno nominare tale montagna. Rispose, “Mò, signore io posso dimandare da Voi” poi incalzata risponde “se l’havessi bene sentito nominare da altri, che cosa so poi io che sii né Cervandona né Cervandona”. Nuovamente incalzata accenna “Signorsì che l’ho sentito nominare, ma se bene l’ho sentito nominare che soia poi cosa vi sij?”. Le viene chiesto se il Cervandone è una montagna oppure pianura e se si trova vicino a Baceno: “Io non so se sii né montagna né pianura….”.
La seconda delle accusate dalla bastarda si chiamava Comina Zinetta detta la Taramona. Di lei sappiamo poco. Siamo a conoscenza che, come la Mandarina, era stata imprigionata per stregoneria 35 anni prima di queste accuse, e che la sua vicenda si era conclusa con un esilio a Ronco di Levantina. Il suo interrogatorio circa il sabba e l’esistenza del Cervandone avvenne l’11 dicembre del 1609. Come da prassi le venne chiesto se sapeva cosa fosse e dove si trovava il Cervandone, rispose: “io l’ho bene sentito nominare, ma non so dove si sii”. Viene violentemente incalzata e minacciata qualora sia scoperta una menzogna durante il processo, le viene ridata la parola “io l’ho sentito nominare, ma non l’ho mai vista….”.
La Taramona fu la prima delle donne a lasciare questo mondo, a causa delle privazioni cui fu sottoposta durante la prigionia….
Tra le prime incarcerate vi era anche la sorella della Mandarina, Domenica vedova di G. Antonio di Baceno, detta la Galeazza. Il suo interrogatorio circa il Cervandone luogo del sabba non aggiunge nulla alla nostra conoscenza.
L’ultima donna incarcerata nella prima fase delle operazioni inquisitoriali si chiamava Maria detta la Gianola. La poveretta iniziò la sua conoscenza con i metodi della chiesa a partire dal 1605, quando venne arrestata dal podestà di Domodossola. Nei pesanti interrogatori, durati quasi due mesi, negò fermamente di essere una strega, ma ammise di essere “salita” al Cervandone “portata” da un demonio con il quale consumò rapporti sessuali. La confessione del sesso orgiastico avvenne in assenza di tortura! Uscita dal carcere di Domodossola era talmente malconcia “al punto che pareva una morta”. Fu la Gianola, donna ancora giovane nel 1609, che accusò altre donne, tra cui Domenica detta la Brenesca. In questo triste elenco è divertente leggere le risposte di Domenica alle solite domande sull’esistenza e sulla collocazione della montagna maledetta: “se bene io lo sentessi nominare, et che io non sapessi quale fosse, che cosa importerebbe poi?”. Ancora una volta viene minacciata la tortura (non sappiamo se eseguita) e la donna aggiunge “si bene sentito dir così, il Cervandone”. Alla nuova domanda inerente il perché lo avesse sentito nominare e da chi risponde: “ che soia mi? Io non so minga né Cervandona né Cervandonetta…”.
In un salendo di tristezza e paura si arriva al giugno del 1610 con nuovi arresti e nuovi interrogatori. Nel frattempo viene meno la Taramona come anticipato in precedenza. Nulla si fermò! L’8 giugno 1610 viene interrogata Giacomina moglie di Giovanni Patucione di Croveo. Alla domanda sul Cervandone risponde in maniera diversa dalle precedenti. “io l’ho sentito nominare, ma io non l’ho mai veduta et Dio me ne guardi d’haverla veduta o vederla…”. L’inquisitore probabilmente non crede a quello che sente! Indaga su quel “Dio” nominato nella risposta della donna…. “perché io sono donna da bene e consono minga andata la su a vedere quelle cose, ma io non so minga dir altro….”.
Tra interrogatori e morti si giunge al 5 ottobre 1611 quando si arrestano le informazioni con un lugubre elenco delle donne morte nelle carceri episcopali.

Elenco completo delle donne ossolane morte nelle mani della Chiesa.
-         Marzo 1610 Comina Zinetta della la Taramona.
-         Giugno 1610 Domenica detta la Galeazza.
-         Luglio 1610 Domenica della la Brenesca.
-         Ottobre 1611 Caterina moglie del Bianchino di Baceno.
-         Ottobre 1611 Giovanna moglie di Giovanni Rigotti.
-         Ottobre 1611 Domenica moglie di Giraldo della Gioia.
-         Novembre 1611 Margherita del Rigo di Croveo.
-         Novembre 1611 Comina moglie del Patuscione di Croveo.
-         Dicembre 1611 Domenica Fra setta del fu Bernardino di Croveo
-         Dicembre 1611 Elisabetta del Rigo.

Tutto questo perché?
Perché la Chiesa imprigionava, torturava e lasciava morire donne inermi?
Perché la Chiesa gettava nei roghi bimbi, donne ed uomini innocenti?
Perché?

Le mie domande non avranno mai risposta......
Bibliografia:
* Domina et madonna, realizzato a cura del Gruppo archeologico Mergozzo. Le streghe di Baceno: le ultime sacerdotesse di una religione pagana sopravvissuta sui mondi di Antigorio ad opera di Gianbattista Beccarla.
* La Chimera, Sebastiano Vassalli.
* I Modi inquisitoriali. M. Crenna.


Portfolio personale ed inedito di Minghini Yuri
Articolo di Fabio Casalini


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