Il piccolo angelo mandato dal Signore.


Dunque una volta a Rovegro vi era una vecchia, tanto vecchia che non sapevano neppure quanti anni avesse: a memoria d'uomo l'avevano sempre vista così, con la pelle che sembrava una corteccia d'albero, un naso che sembrava un becco di aquila.
Cosa faceva? Filava si può dire notte e giorno sempre in attesa che venisse la morte, e la morte non veniva mai.
Ed ogni volta che le campane suonavano, a lenti rintocchi, l'agonia di qualcuno, chiamava i bambini che passavano e domandava. "chi è morto?".
"Il tale" rispondevano.
E lei: "ecco era ancora giovane, aveva molti anni meno di me, era di aiuto alla sua famiglia. Eh! il Signore poteva ben venire a prendere me che sono vecchia e non più nessuno".
E ad ogni funerale era sempre la stessa canzone. Ripetila oggi, ripetila domani, ormai la frase era diventata proverbiale.
Quand'ecco una volta , i coscritti dell'anno, ne pensarono una bella, durante l'allegria di carnevale. Dissero: "la Filomena dice sempre che vuol morire: andiamo a vedere se la cosa corrisponde a verità".
E presero una bambina, la vestirono da angelo, con un bel vestitino bianco e due splendide ali. Sembrava veramente scesa dal cielo, messaggera degli ordini di Dio.
Sul fare della sera, quando le prime ombre scendevano sul paese, si avviarono alla casa della vecchia. Era l'ora nella quale, terminata la cena, stava mettendo in ordina la casa prima di andare a riposo. 
Nella penombra difficilmente si distinguevano i contorni delle cose: un lumicino ad olio più che a far luce, serviva a rompere un poco le ombre. Quand'ecco un muover di passi ed un colpo secco alla porta.
La vecchia ebbe come un sussulto: si appoggiò alla scopa e si avviò alla porta, mentre brontolava: "ma chi viene a disturbare a quest'ora? E' forse un'ora da cristiani?". Non era ancora arrivata alla soglia che la porta si apri, con un colpo secco ed improvviso.
La vecchia diede come un passo indietro, quasi presa dallo spavento. ma subito si riprese quando, nel vano, vide la bella figura di un angelo. 
Diede come un respiro, allargò le scarne pupille per vedere meglio, si stropicciò gli occhi, quasi non fosse un sogno cattivo che si presentava alla mente: ma poi si dovette proprio rassicurare che aveva davanti a se un angelo. 
Allora, presa come da un timore riverenziale, fece ancora un passo in avanti e timidamente gli rivolse la parola. " Ca vot al me bel angelin?". 
L'angelo non rispose, ma fece semplicemente un grande inchino.
Intanto la vecchia, in piedi, guardava in attesa della risposta. Dopo una breve pausa, l'angelo incominciò a parlare e disse: "sono mandato dal Signore e sono venuto a trovarvi". La vecchia ebbe come un gran respiro. 
Che felicità: il Signore si era ricordato di lei e le mandava niente di meno che un angelo a consolarla e confortarla. Veramente che il Signore era buono!
E già stava pensando cosa fare per dare all'angelo la migliore accoglienza in quella casa così povera e sporca, quando l'angelo, come continuando il discorso disse." non mi posso fermare, perché ho tante commissioni da fare. 
Intanto il Signore mi ha incaricato di dirvi di tenervi preparata che domani verrà a prendervi".
La vecchia ebbe come un sussulto, senti un fremito in tutta la persona e senza ribattere ciglio rispose."di al Signore che non mi hai trovata".
Il quel momento la visione scomparve.
Ancor oggi quando si trova una persona che invoca ardentemente la morte si sente ripetere la frase "fe poi mia anca vui come quela dell'angelin...".


Leggenda apparsa sul "Bollettino parrocchiale di Rovegro (VB) nel febbraio del 1961" e fedelmente riportata nelle pagine dei Viaggiatori Ignoranti.

Foto di copertina: Abitato di Rovegro. Fotografia apparsa sulla pagina facebook Verbania antiche Immagini.


Fabio Casalini.



Commenti