Sotto la superficie del Loch Ness

Loch Ness
Quando si è in Scozia spesso ci si sente come se si stesse camminando a fianco di qualcosa di surreale.
Una specie di mondo magico parallelo, che non si vede con gli occhi, ma che si sente sulla pelle, mentre aleggia nell’aria, separato da una cortina invisibile. E’ solo una folata di vento trasformata in sussurro, frutto dell’immaginazione - forse. E’ solo qualcosa che per un istante cattura la tua attenzione, ma che poi la tua parte razionale scaccia via. Sono le favole che ti hanno raccontato da bambino, sono quello che forse vorresti credere, sono una pulsione flebile eppure incessante, che ha radici antichissime e profonde - buie come un abisso, segrete come l’inconscio, selvagge come la natura di queste terre. La Scozia è uno di quei luoghi in cui la natura è ancora padrona. E’ selvaggia, ribelle. Orgogliosa come le genti che la abitano, drammatica come le emozioni più intense. Mentre sei in Scozia razionale ed irrazionale assumono sfumature diverse.


La verità è ciò che possiamo vedere, ciò che i nostri occhi incontrano e che le nostre mani sfiorano. E qui, fra queste brume argentate che velano dirupi spigolosi e panorami mozzafiato, mescolati fra tinte di grigio, verde ed azzurro, si è in comunione con qualcosa di atavico e selvaggio, di indomabile e potentissimo, con il nucleo più vivo e pulsante della forza della natura. Qui ti sembra quasi si riuscire a sfiorare quel qualcosa che ti sfugge, misterioso e bellissimo, da dietro la sua cortina invisibile.
Qui, in Scozia, ti sembra quasi di poter credere alla magia. Non a quella delle pentole d’oro e delle fate dispettose, ma a quella che risiede annidata nei segreti della Natura, quei segreti che noi umani siamo troppo pigri e troppo arroganti per riuscire a sondare, e che però scorrono lenti e potenti nel sottosuolo, fra gli alberi, nel vento, nelle onde del mare. Nelle Terre Alte di questa meravigliosa parte del mondo c’é un uno specchio d’acqua brumoso e profondo, che si insinua fra promontori di roccia e morbide distese di terreno torboso.
I loch non sono semplicemente dei laghi, sono dei laghi scozzesi: costellano le Highlands come dei gioielli umili e belli, e fanno da specchio al loro cielo intenso.
Questo loch è il loch di Ness, si snoda fra Inverness e Fort Augustus, e più di mille anni fa San Colombano, evangelizzatore più simile ad un druido, aveva raccontato di aver scacciato, con il potere delle sue preghiere, una bestia marina che terrorizzava gli abitanti del luogo.
Ma, si sa, sconfiggere serpenti, o draghi, o altri rettili era una fine metafora elettorale per gli evangelizzatori dell’Alto Medioevo: animali con le squame e la coda simboleggiavano il Maligno, o il Paganesimo, che la Chiesa aveva deciso di far diventare una cosa sola; e, distruggerli con qualunque arma a loro disposizione, che fossero le parole o, più prosaicamente ed assertivamente, una spada, era la loro missione.

Ma la bestia scacciata da Colombano, forse, dalle rive del Loch Ness non è mai davvero andata via.
Un po’ come lo spirito e le tradizioni dell’Antica Religione dei Celti non sono mai veramente stati del tutto scacciati dall’avvento del Cristianesimo, rivestendo la croce dei preti con i motivi ornamentali sacri agli dei antichi e continuando a sopravvivere mascherati da fiabe e leggende.
Per più di 1400 anni rimane solo una voce tramandata, un mito proveniente da un’epoca lontana e fitta di mistero.
Poi, negli anni ‘30 del 1900, l’animale sconfitto dal santo, il pericoloso abitante del loch di Ness, ritorna.

Ritorna negli occhi della gente, che scruta la superficie del lago con un interesse nuovo, temendo, o forse sperando, di vedere l’acqua sobbollire, di vedere qualcosa guizzare. Ritorna fra le insistenti voci di paese, che si moltiplicano e si amplificano, fino a venire stampate sui giornali e rese clamorose. Ritorna nella mente di chi lo vuole vedere, di chi desidera sperare che esista - forse per avere la possibilità di credere che qualcosa di diverso possa succedere, che i confini di ciò che conosciamo possano ancora essere superati.

Loch Ness


Ma non siamo più nel Medioevo, la superstizione non più essere trasformata in religione. Il mostro non serve più come metafora, e la gente non è più in cerca di qualcuno che lo sconfigga.
In questi anni, l’unico vero mostro è l’uomo. Nessie non fa più paura, forse è lei che dovrebbe aver paura di chi adesso si mette a cercarla, di chi la vuole stanare a tutti i costi.
Siamo entrati nell’era capitalista, e il mostro non si vuole più catturare in nome del Dio di San Colombano, ma in nome del Dio Denaro.
E il Dio Denaro non ammette deroghe: vuole Nessie a tutti i costi, anche al costo che non esista. Nemmeno il denaro può catturare ciò che non esiste, però lo può creare.
Foto e filmati fanno il giro del globo, gobbe scure e sagome dal collo lungo spuntano dalle acque del lago, strane impronte vengono trovate sulle rive melmose.
La stampa si scatena, la comunità scientifica si interroga, vengono coinvolti i servizi segreti e il piccolo loch scozzese diventa celebre in tutto il mondo.
Tutti fanno a gara a voler immortalare le pinne di Nessie, tutti vogliono poter dichiarare di averla avvistata.
Non è solo più curiosità, e nemmeno voglia di credere a qualcosa di speciale.
E’ semplice e prosaico desiderio di fama e ricchezza.
La maggior parte delle testimonianze multimediali prodotte in quegli anni sull’esistenza del mostro sono state dimostrate false pochi decenni dopo.
Ovviamente.
Viene spontaneo commentare che, se una creatura lunga 10 metri davvero vivesse in un lago di 65 mq, difficilmente passerebbe inosservata. Viene spontaneo dedurre che sarebbe inoltre piuttosto improbabile che un lago di 65 mq possa avere a disposizione nelle sue acque una piramide alimentare tale da garantire la sussistenza ad un animale di questa stazza. E viene anche spontaneo dedurre che, a meno che questo misterioso essere sia anche immortale, prima o poi, almeno i suoi resti si sarebbero dovuti trovare.
Eppure…


Loch Ness

Che cosa dicevamo?
In Scozia c’è una cortina invisibile, dietro alla quale si nasconde qualcosa. Che non si può vedere, ma si può sentire.
Le fate non esistono, i folletti non esistono, Nessie non esiste e non si può vedere.
Però…
Però non tutti i filmati del Loch Ness sono stati provati falsi.
Ce ne sono alcuni che semplicemente non stati provati veri, e che sono stati effettuati dall’aeronautica britannica. Ci sono masse identificate dai sonar che hanno scandagliato il lago che sembrano troppo grandi per essere banchi di pesci.
E ci sono leggende che la razionalità non riuscirà mai a sfatare del tutto.
Ci sono leggende che, per qualche motivo, una parte di noi ha bisogno di poter credere.
Nessie è un esemplare di plesiosauro superstite? Il Loch Ness ha un canale segreto che lo collega con il Mare del Nord, attraverso il quale ogni tanto l’animale decide di farsi una gita?
Che abbia senso o meno, ogni cosa inizia ad esistere quando si sceglie di crederci.
Se volete, potete decidere di farlo, per un attimo, se vi capiterà di passare di lì.
Loch Ness


Oppure, se preferite, vedetela come una metafora: una metafora della natura misteriosa e selvaggia, antica e bellissima che vi circonda in Scozia. Non è pericolosa, se voi non tenterete di farle del male. 
E, se saprete approcciarvi ad essa con rispetto e con la giusta apertura di mente e sensi, allora vi rivelerà il suo segreto.
Che non si vede con gli occhi, ma si sente nell’anima.
Sì, la magia qui esiste.
E’ la bellezza di questa terra...


Serena Chiarle

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