Porcocane ovvero di come ho conosciuto la fiera bestia

"In questo momento giunge alla notizia della Conferenza Governativa, che la Campagna di questo Ducato trovasi infestata da una feroce Bestia di color cenericcio moscato quasi in nero, della grandezza di un grosso cane, e dalla quale furono già sbranati due fanciulli. Premurosa la medesima Conferenza di dare tutti li più solleciti provvedimenti, che servir possano a liberare la provincia dalla detta infestazione, ha disposto che debba essere subito combinata una generale Caccia con tutti gli Uomini d' armi delle Comunità, col satellizio di tutte le Curie, e colle guardie di Finanza." [Giornale circostanziato di quanto ha fatto la bestia feroce nell'alto Milanese dai primi di Luglio dell'anno 1792 sino al giorno 18 settembre, Bolzani stampatore in Milano]
"Ritratto della Fiera Bestia veduta sul contado di Novara dove ha fatto e sta facendo strage di uomini e donne d'ogni età, particolarmente nel territorio di Olegio di Ghemine di Momo, e di Barengho già come si è raguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazzetta di Milano numero 26, del 30 Giugno 1728."  [ Gaetano Bianchi ]

Il porcocane lo incontrai la prima volta sulla linea ferroviaria Novara-Arona, tornando da una normale giornata di lezioni universitarie. Una amica dell'epoca mi fece conoscere il libro "la chimera" di Sebastiano Vassalli. Possiamo tranquillamente affermare che sia stato il libro della mia maturità, quello che mi ha avvicinato in maniera definitiva al ciclo leggendario dell'alto Piemonte.
Più leggevo e più entravo in sintonia con Antonia, Zardino, la bassa e la pianura che la circonda. A differenza dei meno fortunati, che devono immaginare i luoghi descritti nei libri, io li avevo di fronte ogni giorno. La pianura, che iniziava ad allagarsi per la coltivazione del riso, Novara con il Duomo ed il Broletto, che ogni giorno potevo accarezzare, le piazze della città che immaginavo coperte di escrementi umani ed animali .... per fortuna questa visione era immaginifica e non reale.....
Quel giorno di primavera, purtroppo, il Rosa non lo scorgevo da tante nubi che da giorni circolavano tra il Sempione ed il Po, luogo che non ha una definizione geografica ma che nella vita di un ragazzo rappresenta l'inizio e la fine del mondo conosciuto! Possiamo girare il mondo, fotografarlo, ricordarlo ed immaginarlo, ma quello che davvero conosci è quello che ogni giorno vedi, annusi ed accarezzi. Il Rosa era la nostra chimera, nostra intesa come la mia e quella dell'autore del libro, Sebastiano Vassalli. Ogni giorno lo cerchi e lo ammiri, o semplicemente lo guardi come orizzonte o come punto di riferimento nel paesaggio. La mole è ingombrante, per molti fastidiosa, ma quando ritorni dal mare, dalle vacanze o da qualche giornata di lavoro, ti aiuta, ti permette di sentirti a casa anche se la casa è distante oltre 100 chilometri. In una sola parola, il Rosa.
La tratta Novara-Arona permetteva delle lunghe letture, anche se la compagnia di coloro che frequentavano l'università  era gradevole. Procedevo spedito ed incuriosito, tra chiacchiere e preoccupazioni per la sessione estiva di esami, sino a quando incontrai quanto sotto:
" Per avere notizie della fiera bestia, nel seicento ma anche nei secoli successivi, bastava entrare di domenica in una qualsiasi osteria d'un qualsiasi villaggio di pianura od i collina, e attaccar discorso; e anzi io non mi sentirei di escludere che qualcuno che l'abbia incontrata si trovi ancora oggi. Esistono descrizioni e rappresentazioni della fiera bestia che ce ne mostrano la metamorfosi nel tempo: si sa che nel medio evo veniva vista con grandi corna, grandi creste e pelle corazzata a squame; mentre in età moderna e contemporanea e fino agli ultimi avvistamenti ebbe forme a noi più familiari, di torello o di grosso cane con testa da cinghiale, o di "porcocane": animale esistito a lungo negli incubi dell'uomo ed ora in vi di estinzione, ma ancora vivo nell'uso della lingua italiana. Essendo diventati intelligenti, e mica poco", noi oggi possiamo riderne; ma all'epoca della nostra storia, cioè i primi anni del seicento, la fiera bestia faceva ancora veri danni, con vere vittime...."  [Sebastiano Vassalli, la Chimera, pagine 181-182 capitolo XIX]
Il sangue stava gelando nelle vene!
Il porcocane! 
La fiera bestia!
L'animale che per secoli terrorizzò le zone del milanese e del novarese.
Nel mentre riflettevo su questo ed altre amenità che la vita ti riserva la stazione di Arona si avvicinava. 
Il cielo si era intristito ulteriormente. 
Guardavo dal finestrino, sporco, in direzione del nulla che appariva agli occhi, in quel momento provai una sensazione di piacere, forse confortato dall'aver capito il perché sono nato all'ombra delle Lepontine.


Fabio Casalini

Commenti

  1. Ciao Fabio, anche per me la chimera è il Rosa. Quando torno a CASA ogni due o tre settimane, sulla Milano Laghi la prima cosa che cerco è il Rosa. Occupa la vista, la mente e riscalda con il suo abbraccio imponente. Conforto è la parola giusta, quello che danno le Lepontine ai loro figli lontani.
    Ecco da dove viene porcocane... dovevo leggere questo articolo per scoprirlo. Una lettura molto piacevole, una finestra sul passato. Sembra di vederti capellone e indagatore con il libro di Vassalli in mano e gli occhi fissi sul Rosa. Qualcosa sfuggiva anche allora? Rosella

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    1. Ciao Rosella.
      Una finestra sul passato recuperata in questa giornata.
      Mi scordo di aver scritto determinati articoli negli anni passati.
      Proprio oggi parlavo con un amico della Chimera di Vassalli rendendomi conto di quante persone hanno ragionato e modificato il proprio pensare in seguito a quel libro.
      Il Rosa è casa anche se rimane celato alla vista a causa della presenza della catena montuosa sottostante.
      Fabio

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  2. filone interessante. Gradevolissimo racconto

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