Il pirata che si pensò mendicante e la fanciulla che lo condusse alla forca

Sono nato bello.
Sono nato in una famiglia di discrete fortune.
Ho deciso di essere quello che sono stato! 
Ho girato abbastanza il mondo per rendermi conto che il Lago era bello, e che poteva offrirmi più di quanto potessi chiedere lavorando la terra o per qualche commerciante in città. 
Negli anni della mia gioventù ho frequentato Varese, Novara, Pavia e Milano.
Ho visto povertà e soldati spagnoli.
Ho visto strade strette affollate di gente, macellai che spennavano polli sotto il sole, donne invecchiate oltre la loro età stendere panni tra le case ed escrementi in grandissima quantità. Gli escrementi della città, insieme a quel rumore assordante di persone che parlavano, fischiavano e bestemmiavano, sono stati il vero motivo del mio ritornare sulle sponde del Lago.
Sono tornato in quel luogo chiamato casa, tra i paesi di Angera e Laveno. 
In quel piccolo mondo mi sono costruito il mio mondo.
La zona tra Cerro e Reno divenne il mio impero.
Impero piratesco.
Non feci fatica ad assoldare qualche sgherro appena uscito di galera! in pochi mesi i miei seguaci erano diventati una milizia!
Trafugai qualche imbarcazione dimessa e la feci risistemare dai seguaci.
Avevamo armi, munizioni, imbarcazioni e cattiveria! mancava la strategia.
Le mie navi erano piccole e non adatte all'abbordaggio in lago aperto, per cui studiai il sistema di abbordare nelle acque basse.
Mi vestivo da mendicante, attendevo sulle sponde del lago le imbarcazioni cariche di merci e tesori. Individuato l'obiettivo chiedevo di salire a bordo con la promessa che arrivato a destinazione avrei pagato il tragitto.
Comprato l'assenso la nave ormeggiava per permettermi di salire a bordo ed a quel punto il resto della banda usciva allo scoperto, armi in pugno, per assaltare la nave.
Rapinavamo l'imbarcazione, e tutti i suoi occupanti, sino in fondo! non si lasciava nulla!
I miei uomini si sono sempre complimentati per la strategia, dicevano che nelle acque basse anche se il naviglio da ripulire si fosse capovolto saremmo riusciti a recuperare il bottino cercando sul basso fondale!
Le mie imprese divennero leggendarie.
Il mio nome, Polidoro da Cerro, era conosciuto da Arona sino in Isvizzera.
Non ero solo conosciuto, ero temuto!
Ero divenuto ricco. Pensavo di ritirarmi all'ombra del Sasso del Ferro in qualche bella dimora. Ero solo.
Troppo solo.
La compagnia di qualche prostituta occasionale non mi bastava.
Volevo una donna, una fanciulla tutta per me.
Questo fu l'errore.
Come sempre il diavolo veste da donna, anche se non lo sa!
Mi innamorai della donna sbagliata!
Era la donna di un'altro. Era promessa.
Alla fine sono un pirata, non mi interessa quello che fanno gli altri! Il tempo e lo spazio sono miei. Sempre! Se qualcosa lo voglio lo vado a prendere.
La donna, la fanciulla, si chiamava Cecilia.
Era bella.
Occhi verdi, come le praterie delle nostre pianure, che tendevano al marrone delle nostre montagne durante l'inverno!
Occhi che non conoscevano il male e che non sapevano nascondere niente.
La verità era la sua vita.
La verità ed il lavoro!
Lunghi capelli che tendevano al rosso. 
Quando camminava, l'ondeggiare dei fianchi mi ricordava il lago in burrasca!
Il temporale era dentro di me!
Da uomo di spada ad uomo innamorato.
La mia rovina.
Il mio frequentare le osterie mi permise di sapere il giorno esatto delle nozze.
Non le potevo permettere, quella donna doveva essere mia.
Raduno gli sgherri, impartisco ordini precisi. 
La ragazza deve essere rapita.
Deve essere portata nel mio covo.
Nessuno deve permettersi di farle del male.
Arriva il giorno delle nozze. 
Senza particolari problemi abbiamo la meglio sulle famiglie. 
La rapisco. La porto nella mia tana. 
Sognavo l'alcova, ma trovai un rifiuto.
Non lo potevo sopportare.
La violentai, ripetutamente. 
La lasciai in pasto ai miei uomini.
Ero innamorato, ma ero un pirata, ero Polidoro da Cerro! Non lo potevo permettere.
Nel giro di pochi giorni la notizia del rapimento arrivò a chi non doveva giungere.
Il Capitano di Giustizia raccolse un esercito di oltre 50 uomini armati sino ai denti.
Non potevo resistere.
Provai a riparare nei boschi tra Cerro e Reno.
La milizia del Capitano trovò le mie imbarcazioni, le bruciò.
Non rimaneva che darmi alla macchia.
Avevo fame, avevamo fame!
Decisi di assaltare un paesino. Non pensavo che mi aspettassero! 
Mi catturano. I miei uomini uccisi, uno dopo l'altro.
Lasciarono in vita solo me.

Non vi fu processo.
Mi impiccarono all'albero più alto della collina! 
La collina che dolce degrada verso il Lago, il mio Lago.


Avrei potuto ricercare immagini del 1500 o del 1600 per completare il racconto.
Disponiamo di tantissime fotografie esaltanti che rappresentano nel migliore dei modi possibili il Lago Maggiore.


Fabio Casalini.

Commenti

  1. emoziona! Incalzante! Bello!

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  2. Bel racconto! Avvincente! Donna con occhi verdi e capelli rossi... Pirata valoroso e indomito... Peccato per i loro destini

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    1. Grazie per i complimenti.
      Il quadro era dipinto, dovevo creare al cornice... capelli rossi ed occhi verdi stanno sempre bene insieme.
      Fabio.

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    2. Pienamente d'accordo Fabio... Accoppiata vincente!

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  3. splendido ,pieno di pathos,complimenti

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  4. Tristemente Stupendo.

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