Castell'Arquato, il borgo del mio cuore!


Eccolo lì…il Borgo del mio Cuore.
Dopo aver costeggiato i campi di mais ben ordinati, quando la pianura si restringe fino a formare una stretta valle, il “cucuzzolo” su cui sorge Castell’Arquato è una delle prime colline che s’incontrano.
Al parcheggio ci accoglie Antonia, Guida dell’APT Arquatese…una vera forza della natura…
Dopo i convenevoli di rito partiamo per la nostra “passeggiata nel tempo che fu”…
- Allora…cominciamo. Dovete sapere che qui da noi son passati quasi tutti; i romani del primitivo ‘castrum’ del III sec. a.C. ( di cui ci sono tracce solo nel nome: castrum arquatum, che significa ‘il borgo arquato’. Dal 1317 al 1447 dominazione della Famiglia Visconti, seguita da due rami degli Sforza e, nel 1717, all’estinzione degli Sforza di Santa Fiora il Borgo venne incluso Nel Ducato Farnesiano di Parma e Piacenza. Arrivò poi anche Napoleone cacciando i Borboni…ma non finisce qui…Con il Congresso di Vienna entrammo a far parte del Ducato di Parma Piacenza e Guastalla, sotto il regno/guida di Maria Luigia d’Austria. Questa è per sommi capi la nostra storia…movimentata vero? -
Si vede che la nostra guida è innamorata del Borgo, mentre parla le si illuminano gli occhi…
Tra una dominazione e l’altra attraversiamo i vicoli e qualche corte, che ci offrono scorci spettacolari per la gioia del fotografo e arriviamo ad una piccola saltella che ci porta dritti dritti all’ingresso di Piazza Monumentale in cui sono rappresentati i tre poteri del medioevo: il potere religioso (la Collegiata), il potere militare (la Rocca), il potere politico (il Palazzo del Podestà).
Il primo incontro è con la Collegiata e il suo Chiostro:L'origine presunta della chiesa di S.Maria è, secondo il Campi, il 758. Dopo il terremoto del 1117 essa fu ricostruita e consacrata nel 1122. La chiesa si presenta a tre navate, con copertura a capriate,un accesso frontale mediano in facciata ed uno sul lato nord circa al centro di quel fianco. La lunghezza è di m. e la larghezza è di 15m., le colonne sono sette per parte, costruite in pietra arenaria e aventi un metro di diametro.
La torre campanaria, datata XIII sec., è eretta sulla navata inferiore di sinistra, subito dopo la campata prima dell'abside e non fa parte del progetto originario. Nel 1293 sorge, di fronte al fianco nord della chiesa, il palazzo Pretorio decentrato così il punto di gravità del sistema urbanistico dalla piazzetta antistante la facciata della chiesa, al lato nord di quest'ultima.
Le manomissioni più incisive avvengono durante il '700, secondo gli scritti di E.Fava, in cui asserisce che l'interno della chiesa era completamente intonacato come anche i capitelli e le colonne; le monofore furono sostituite da comuni finestroni rettangolari; il tetto a capriate venne nascoto da una volta incorniciata di stucchi. Nel 1730 per ordine dell'arciprete C.Rugarli, viene abbattuto il muro perimetrale di sinistra per costruirvi tre cappelle.
Verso la prima metà del '900 l'edificio ecclesiastico subisce notevoli restauri, dovuti all'interessamento dell'arciprete E. Cagnoni.
Nel 1899 si scoprono gli affreschi quattrocenteschi della cappella di S.Caterina. Nel 1911,1912 e 1913, vengono ricostruite la loggetta di S.Giovanni e la quarta absidiola contenente una vasca ad immersione dell'VIII sec. Nel 1917-1919 furono inoltre ripristinate all'esterno le absidi minori.
Negli stessi anni fu anche modificata la facciata principale, chiudendo una finestra sul lato sinistro e sostituendo il rosone preesistente con una bifora. Nel 1923 furono rifatti alcuni archi di sostegno e nel 1927 furono restaurate le finestre del coro. Nel 1935 venne infine rimesso in luce l'originale soffitto a capriate che era coperto dalla volta settecentesca. La cappella dedicata a S.Caterina d'Alessandria venne costruita ai primordi del '400.
I dipinti, di autore ignoto e sicuramente di scuola toscana, rappresentano: alle pareti l'intero ciclo della Passione di Gesù, al centro le esequie della vergine e la sua Gloria. Purtroppo all'inizio del 1700 la cappella, come tutta al chiesa, subì lo scempio dell'intonaco.
Nel 1899 un professore dell'Accademia di elle Arti del Brera scoprì le pitture e con il lavoro paziente ed abile di diversi anni le restaurò.
La cappella di S.Giuseppe è stata costruita nel 1630, sull'area di una più antica cappella, per la cessata peste di manzoniana memoria.
E' dedicata a S.giuseppe, Patrono del Borgo; in stile barocco a stucchi e dipinti illustranti, nella volta, la vita del Santo.
I quadri laterali, rappresentanti lo Sposalizio di Maria e la nascita del Bambin Gesù, sono opere del piacentino Giacomo Guidotti. La pala dell'Altare, la Sacra famiglia, del 1720 circa, è di un pittore romano il cui nome non è noto.
Sia l'altare che la balaustra sono di marmi pregiati. Il chiostro fu costruito sul finire del XIII sec. o all'inizio del XVI sec. E' uno spettacolo
Usciti dalla Collegiata ci dirigiamo verso Il Palazzo del Podestà : si fa risalire la sua costruzione al 1292 sul lato settentrionale della Piazza Monumentale del Palazzo del Podestà, che subì poi continue modifiche. Al nucleo centrale duecentesco si aggiunsero, verso la metà del 400, due corpi avanzati: la loggia dei "notari" e un'ala prospiciente la piazza. La scala esterna era già esistente alla fine del '200 ma ad essa furono aggiunti il parapetto e la corporatura.
A tre piani, tutto in cotto, architettato a vaste profondi archi acuti, sormontato da una corona di merli a coda di rondine, finestre a sesto acuto illeggiadrite da fini merlettature e fregi anch'essi in cotto, lo sovrasta una torre a pianta pentagonale le cui pareti settentrionali accolgono due grandi orologi. Quello prospiciente la piazza era già presente nel 1630, dipinto dal Guidotti. All'interno è rimasta pressoché intatta la grande sala consigliare con il soffitto a cassettoni e la decorazione. Il Palazzo ebbe carattere polifunzionale: servì per il disbrigo delle attività amministrative e di giustizia; fu sede di edifici comunali ed attualmente è sede dell'Enoteca comunale nella loggia dei Notari. Attualmente il Palazzo del Podestà è sede anche della sala consiliare del Comune di CastellArquato, nella quale è esposto il dipinto di Malchiodi Gli ultimi momenti di Torquato Tasso (1905-06).
-Vittorio….come te la cavi in salita? 
-Antonia…hai già testato il Monterosso per l’aperitivo…? 
- Spiritoso…Adesso si sale…si va alla Rocca e per per arrivare in cima, al terrazzino, niente ascensore..ma 165 gradini…o ti tiro su io con una corda…
Ed eccola la Rocca sorge sulle fondamenta del castrum quadratum romano (III secolo a.C.), più volte ricostruito e riadattato dai tempi delle invasioni galliche. Il complesso fu ultimato nel 1349, e Luchino Visconti morì proprio quellanno.
La torre più alta costituiva un importante punto di osservazione tra la Pianura Padana con Milano e le pendici degli Appennini che portano fino al mare. Nel XIV secolo nulla e nessuno poteva sfuggire allocchio di chi scrutava verso la valle sottostante dallalto della Rocca! Oggi restano la struttura perimetrale esterna e le quattro torri difensive (integra solo quella orientale). Vale la salita al dongione, allinterno del quale è allestito il Museo di vita medievale, passando per la ricostruzione del ponte sul profondo fossato, lo splendido panorama che da esso si può godere. Fu costruita nel 1342 sulle fondamenta di un fortilizio preesistente, per iniziativa del comune di Piacenza. Ne dà testimonianza un atto stipulato il 14 luglio tra il podestà di Piacenza e i maestri del muro Rainerio Secco. Cinque anni dopo, Luchino Visconti pose mano ancora alla costruzione della Rocca . A tale scopo comperò alcuni beni contigui alla Chiesa di S.Maria ed alcuni edifici privati Fece radere tutto al suolo e innalzò l'alta torre che ancora oggi domina il paese e la val d'Arda. L'edificio tutto in cotto comprende due parti collegate tra loro; una cinta inferiore rettangolare, più ampia, disposta su due gradoni e una minore disposta più in alto.
I muri perimetrali presentano agli angoli quattro torri quadrate, merlate, di cui solo quella orientale è rimasta integrata. L'ingresso principale con ponte, una volta levatoio, che oltrepassa il profondo passato, è situato alla base dei grande mastio, mentre un altro ingresso, anch'esso con ponte levatoio, prospetta la solata. Il mastio contiene locali sovrapposti, messi in comunicazione tra loro da una scala in parte in legno e in parte in muratura che porta alla sommità.
Mi faccio i 165 gradini sbuco sul terrazzino e..uaoun panorama mozzafiato che va dalle Antiche Mura e abbraccia tutta la Val dArdauna faticata, ma ne valeva la pena.
E ora una sosta ci vuoleun aperitivo da Podestà con Monterosso e prodotti del territorio..
E si ripartedestinazione il Museo Illica passando per i vicoli dei bottegai.
Per me,che come dice la nostra guida son musico è come andare a Gardaland..
Collocato proprio a fianco della casa natale di Luigi Illica, Il Museo si articola in quattro sezioni. La vita: in cui vengono ripercorse le tappe fondamentali della sua vicenda privata, pubblica e artistica. Le opere: sono esposti i testi scritti per il teatro, alcuni con note di Illica, e i libretti d'opera da lui creati, per la maggior parte in edizioni dell'epoca, accompagnati da relativi spartiti.
Le testimonianze: lettere, fotografie, costumi, di scena, il pianoforte e la macchina da scrivere usati da Illica, scritti di varia natura, oltre a una serie di documenti, che restituiscono, assieme all'immagine del periodo in cui egli é vissuto, le sue amicizie e rivalità, i progetti di vita e le scelte politiche, le aspirazioni artistiche e i risultati conseguiti.
.La giornata volge al terminee riprendiamo la strada di casa; il torneremo presto non è la solita promessa di cortesia, ma un impegno. Il Borgo..il mio Borgo del Cuore riserva ancora tante sorprese e angoli da scoprire quindi..non finisce qui.

Ringraziamenti: un grazie  di tutto cuore ad Antonia e allo staff dellAPT CastellArquato per la cortesia, la disponibilità e per lavermi permesso di utilizzare il loro materiale per questarticolo ( semplicemente fantastici). Ci rivediamo presto.

Articolo di Vittorio Vallero.

Commenti

  1. Ciao Vittorio, felice di leggerti e di averti scoperto come viaggiatore romantico. Buon compleanno, Rosella

    RispondiElimina
  2. Scheda ben fatta corredata da belle fotografie. Complimenti agli autori.

    RispondiElimina

Posta un commento