lunedì 5 maggio 2014

I figli della camelia di Velina.



Una rosa è una rosa, ma una camelia non è sempre e solo una camelia. 
Non questa, almeno! 
Siamo in Val Grande, una angolo di wilderness sopra Verbania, nel Piemonte che non ti aspetti. In particolare siamo nei Corti di Velina che, dopo lunghi decenni d'abbandono vedono un ritorno alla vita, con l'apertura del rifugio bivacco amici delle tre veline e con qualche baita periodicamente abitata a Velina bassa. 
La camelia ha una data di nascita molto precisa: 25 aprile 1945. La volle e la piantò Paolo Bariatti, che ai tempi caricava l'alpe. Da allora, ogni anno fiorisce, ogni anno è muta testimone del tempo che passa e che ritorna, ogni anno parla di una liberazione che non è un anniversario ma una missione e un impegno. 

[Simonetta Radice]

Simonetta ha ragione, una camelia non sempre è solo una camelia! 
Già nasce figlia di un "voluto misunderstanding" tra cinesi ed inglesi: i figli delle terre di Albione chiesero la "pianta del Tè" ai cinesi, i quali impauriti della potenziale concorrenza donarono la pianta chiamata "Te" in cinese, appunto la camelia.
Nasce figlia dell'equivoco!
La nostra camelia nasce con altro intento, fortemente ed intensamente voluto da una persona.
Voglio raccontarvi brevemente la sua storia:

Sono nata dove la pioggia scivola sulle rive del lago. Son cresciuta nel luogo in cui l’amore dell’uomo ha voluto. Ha fortemente voluto. Era il 25 aprile del 1945, non una data a caso. Tutti mi guardavano. Tutti dicevano che ero bella come un castello disperso nel bosco. Sui miei fiori splendevano i raggi del sole e scendevano dolcemente le gocce di pioggia. Il Paolo un giorno decise che una parte di me doveva scendere dall’ombra della Valgrande. Quella piccola parte di me la portò a Rovegro, forse per tenermi vicina durante l’inverno. La vita ha mille colori e mille strade: dal lago alla montagna e ritorno, tutto in una sola vita! Ancora quando ero tutta di Velina avevo una grande compagnia: i gladioli, i gerani ed i crisantemi. Poi il tempo distrugge i sogni e le speranze e son rimasti solo i crisantemi a guardarmi invecchiare....

Questa per noi è la Camelia di Velina, la camelia del Paolo.
E' un ricordo nitido di cosa rappresentava la valle per chi è vissuto prima di noi! 
Noi che siamo "valgrandini" di ritorno, spontaneamente romantici, abbiamo eletto a simbolo questo fiore!
E' un bene prezioso. La natura ne ha avuto rispetto, l'ha conservata, ora tocca all'uomo....

[Fabio Casalini]


Articolo di Simonetta Radice & Fabio Casalini.
La fotografia della "camelia del Paolo" è di Simonetta Radice.



2 commenti:

  1. Che vengano raccontate storie di persone uno se l'aspetta ma che vengano raccontate storie di piante è una sorpresa... Bravi amici Viaggiatori che avete scovato questa! Mitica Simonetta che è andata in missione per fotografarla! ;)

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    1. Che dire Anna grazie. Grazie alla Simo che è salita (spontaneamente) ed ha fotografato la camelia e ci ha raccontato una parte della storia. Grazie a tutti coloro che si sono impegnati per questa pianta. Grazie alla natura che l'ha preservata.

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