sabato 31 maggio 2014

Cinzia Ferro, la barlady d'Italia!


-Ciao  Cinzia!....Ci  diamo  del  Tu o preferisci  il  Lei?
Tra ragazzini ci diamo benissimo del tu.

-Da poco  tempo  sei  diventata " a  furor  di  popolo ", per  votazione, la  miglior  barlady  d'Italia. Ma  gli  inizi  come  furono...Su, parlaci  della  tua  "gavetta".
wow..Storia lunga! Ho fatto tanti lavori, sin da quando studiavo (liceo artistico), tutti estremamente interessanti, istruttivi e soprattutto costruttivi a livello caratteriale / professionale (commessa, segretaria, allevamento di cani, agente di vendita, curatrice show room e fotografia moda uomo cameriera e poi...barista). E' nel 1993 che conosco  il mondo “della sera/notte” facendo (come secondo lavoro) la cameriera-barista a Gallarate presso il locale di alcuni amici. Ed è li che mi accorgo  di star bene tra la gente e di appassionarmi sempre di più all'attivita' tanto da decidere, con il passar del tempo e delle esperienze, di far diventare questo  secondo lavoro una grande professione ma prima di questo, devo dirti che ho lavorato in alcuni locali della zona e non, di giorno e di sera, ricordo anche un breve periodo in una tavola fredda a Milano ove più che la cameriera o la barista facevo la "cenerentola". Poi...gli extra nelle discoteche la notte spesso anche in altre regioni (Veneto, Trentino ecc) insomma, lavorativamente  iperdinamica! Con l'andar del tempo decreto il bancone del bar il mio mondo!!!! Alla fine del 1996 mi viene proposto di lavorare in un nuovo locale  in centro Gallarate ed è in questa occasione che i datori di lavoro decidono di farmi approfondire la sapienza del mondo dei cocktails e mi fanno cosi affiancare  un conosciutissimo professionista milanese un barman eclettico dai grandi poteri imprenditoriali. L'occasione  di “assorbire” e far crescere una grandissima passione con tecnica e fantasia che mi stimola e mi porta a cercare di approfondire, studiare e creare sempre di più rimanendo sempre aggiornata su tutte le novità del campo cosa che dopo l'apertura del locale mi fa' ottenere subito  un piacevolissimo successo. Nel 1999, mi trovo  di fronte a più scelte e mete lavorative, la Sardegna,  la Spagna, l'Inghilterra,  e Verbania, sul Lago Maggiore, e, per non allontanarmi  molto dalla mia  famiglia e dai miei amati cani, accetto il lavoro a Verbania a 70 Km da casa. Il locale non esisteva ancora e quindi ho avuto la possibilità non soltanto di dare una mia  impronta come mondo del bere ma anche come ambiente dedicandomi, con l'allora proprietario, all'arredamento e all'impostazione globale del locale. Si dedica quindi alla formazione del personale da inserire e così in Aprile apre l'Estremadura Cafe che poi nel 2002 diventa mia e del mio compagno evolvendosi con grandissima passione sino divenire quel che è oggi!!!




-Tu  sei  lombarda...Come  hai  fatto  a  finire  in  Piemonte?
te l'ho già raccontato!!

-L'esperienza  dell' Estremadura  Café  è  stata  piu'  che  altro  una  "scommessa"  con l'arte e "certi  artisti"....Lo  racconteresti  ai  nostri  lettori?
Si, nel 2002 decido anche di portare la pittura,quella che è un altra mia grandissima  passione, all'interno del locale e quindi nasce questa bellissima fusione e sinergia d'arte con le pareti del locale che ospitano esposizioni di quadri ma non soltanto, anche di sculture e fotografie che vengono periodicamente cambiate ospitando e conoscendo così moltissimi artisti.
A completare l'offerta artistica serate di letteratura con scrittori e declamatori famosi o meno ma pur sempre fantastiche ed eclettiche persone in grado di nutrire occhi, mente e cuore .... Concetto, da sempre, mio pensiero e  mia filosofia.


-Tu  sei  anche " creatrice" di  nuovi  drinks...Quali  i  tuoi  preferiti?
Io creo tantissimo e bevo altrettanto (ovviamente anche tantissimi analcolici!!) il fascino di ricavare sinfonie per le papille è davvero una cosa magica!! i miei preferiti....mah!, son molti, il  classico  che gradisco sempre è un buon gin & tonic.



-Ci  daresti  gli  ingredienti  per  un buon  cocktail?
Allora, pensiamo  a qualcosa di semplice di facile ripetibilita'. Fresco ma con leggera dolcezza, un  drink che avevo pensato qualche giorno fa' per un concorso dedicato ad un famoso brand. Un  anytime  leggermente alcolico.
5 cl Amaretto liquore 
4 cl spremuta arancia lime mix
1,5 cl sciroppo arancia 
4  gocce vaniglia aroma
5 cl cedrata bibita
servito con ghiaccio e guarnito con fresche scorze di lime e cedro,  una stecca di vaniglia

-Adesso  hai  voluto  intraprendere  anche  l'esperienza  di  ristoratrice  insieme  a  Stefano, tuo  compagno  di  vita...Ne  parliamo?
Quella del bere e mangiar bene ed essere serviti altrettanto bene è  una passione che abbiamo sempre avuto in comune e pensando di completare l'offerta di Estremadura Cafe, qualche anno fa, essendoci capitata l'occasione di rilevare un antico locale sunese, non abbiamo esitato. Oltretutto vicinissimo ad Estremadura, nella medesima piazzetta. L'apertura è stata un parto difficoltoso, tra mille peripezie ma oggi, devo dire che le soddisfazioni cominciano ad arrivare! Ora poi sta' diventando un punto di riferimento per gli amanti del vino oltre che della cucina poiché vantiamo circa 600 etichette in cantina e Stefano la fa da padrone illustrando con orgoglio, io intanto assaggio....!! Gioco forza ovviamente i Piemontesi!! e con orgoglio anche molte etichette dalle  colline novaresi.


-Bene  Cinzia ! Visto  che  ci  siamo...Cosa  ne  diresti  di  una  ricetta  originale  di  un  primo piatto  e  un secondo  piatto,giusto  per  i  lettori  de  "I  viaggiatori  Ignoranti"?
La prima, dedicata ai nostri monti, risotto "dalle nostre valli": Bettelmatt, Mirtilli e Crudo della Vigezzo. Tostate lo scalogno, finemente tritato, con una noce di burro ed un cucchiaio di olio. Aggiungete il riso e dopo averlo fatto trasudare sfumarlo con vino bianco, unire quindi i mirtilli del Devero e bagnare poco alla volta con brodo vegetale casereccio sino a cottura. Ma, 2 minuti prima della fine cottura, aggiungere dadini di Prosciutto Crudo della Vigezzo. Togliere dal fuoco e mantecare per bene con Bettelmatt, guarnire con una rosellina di prosciutto tostato.
La seconda, dedicata al lago, persico all Monte Rosso e Carpione estivo. Preparare una panatura con pane, farina di mais (per polenta), erbe aromatiche (prezzemolo, timo, santoreggia, maggiorana, erba cipollina), pomodori secchi ovviamente il tutto mixato in un frullatore. Panare quindi i filetti (senza uovo!!) e rosolarli in padella con olio di oliva extravergine. Io gusteri questo piatto anche solo accompagnato da una freschissima insalatina verde. Per il carpione fare un Julienne di cipolla bianca, carota, bianco di porro, sedano rapa, germogli di soja, invidia belga. Tostare il tutto in una casseruola con olio di oliva extra vergine, bagnare con 1/4 aceto bianco, 1/4 vino bianco, 2/4 acqua. Far bollire per 3, 4 minuti.


-Quali  vini  suggeriresti  di  bere  ai  nostri  lettori  con  questi  piatti  intriganti?
Assolutamente Piemontesi e prodotti non molto lontano da qui! Con il risotto: Una interessante  bollicina  rosé Rossana di Ettore Germano metodo classico brut rosé (Nebbiolo, Serralunga d'Alba). Con Il Persico: Erbaluce Costa di Sera dei Tabacchei  di Alfonso Rinaldi (colline novaresi). Con il carpione: un rosso... !!! Bramatel di Odillio Antoniotti  (colline novaresi).

-Cosa  dici? Ah...Se  resto  a  cena? Mi  farai  lo  sconto? 
dico che ti faccio compagnia, ci apriamo una bottiglietta giusta! Per lo sconto ...bhe' ci devo pensare ;-) hahahah!!!

-Ah  ...Allora  resto! Grazie, anche  a  nome  dei  nostri  lettori. Per  loro...mi  sacrifichero'   di  buon  grado!!!
Grazie carissimo per" il tuo sacrificio" e, per favore, manda per me' un abbraccio virtuale e tutti i viaggiatori ignoranti da un oste  ignorante ma non troppo!!





Fabio Viganò.

mercoledì 28 maggio 2014

Fra Dolcino


Dolcino nasce intorno alla metà del 1200, dove la pianura novarese risale dolce verso le Alpi.  Il luogo esatto è ancora oggi incerto: molti lo credono discendente dell'antica famiglia Tornielli di Novara, altri lo collocano in Valsesia, tra Prato Sesia e Romagnano, pochi si sono spinti a crederlo originario di Trontano, in val d'Ossola.
A Trontano vi è ancora oggi una torre che porta il suo nome.

lunedì 26 maggio 2014

Come la Sacra di San Michele salvò la Bell'Alda. Una volta sola.

Sacra di San Michele
La Sacra di San Michele veglia la Val di Susa dall’alto del Monte Pirchiriano.
Oppure la domina.
O forse entrambe le cose.
Troneggia sul cucuzzolo della montagna come se ne fosse un proseguimento naturale, una protesi creata dall’uomo ad estensione dell’opera divina.

sabato 24 maggio 2014

San Nazaro in Brolo a Milano.




Antica Basilica Apostolorum fatta edificare dal Vescovo Ambrogio nel 382 sopra un cimitero posto sulla Via Porticata, l’ attuale Corso di Porta Romana, la chiesa, formata da un impianto cruciforme a navata unica rappresentava, al tempo, uno dei primissimi esempi di questo stile comparsi in Occidente.

giovedì 22 maggio 2014

Santa Maria degli Angeli a Milano.


Le origini di questa chiesa risalgono ai primi del 400 quando San Bernardino da Siena, durante il suo predicare, attirò un cospicuo numero di persone che decise di seguirlo nella sua scelta di vita religiosa nell’ ordine voluto da San Francesco D’ Assisi.

martedì 20 maggio 2014

Gli impiccati dei castelli di Cannero ondeggiano nel vento

"Ho fatto scorribande in ogni dove nel Lago Maggiore, ma non avevo ancora capito come intimorire tutti coloro che potevano trovarsi a passare di fronte al mio castello. Il giorno che catturai i fratelli Mantelli, quei piccoli uomini che si pensavano potenti, lo capii. Dovevo semplicemente impiccare la gente alle antenne fissate sulla Torre più alta dei Castelli di Cannero e lasciare i corpi ondeggiare nel vento per giorni, affinché l'odore della morte potesse disperdersi sulle rive del Lago".

lunedì 19 maggio 2014

Perché ci diciamo Ignoranti

A volte capita di imbatterci in libri che, nonostante il tempo trascorso, risultano essere sempre attuali!

Elogio dell'ignoranza.
Nei poveri nei ricchi. 
L'ignoranza di Platone. 
L'ignoranza di chi compone i libri. 
Cedo alla tentazione di scrivere un'altra operetta.

Cara e dolce ignoranza! 
A forza  di  possederti, o di essere posseduto da te - che non so  bene  come  sia  la  cosa) -credo  di  aver  trovato  la  tua  definizione. 
Tu  sei  la  verginità della  mente: e  perciò tanto  più  degna  d'essere  da me  preferita  a  quell'altra  conosciuta  dal  volgo, quanto  lo  spirito  immortale  sovrasta  alla  materia caduca. 
Hai  quasi  sempre l'immenso  vantaggio di  durare  tutta la  vita de' tuoi  cultori: quando  che  l'altra, fatte  le  debite  eccezioni, è  solita  andarsene  coll'aprile  degli  anni, e  qualche  volta  anche  col  marzo. Se  il  mondo  possedesse   quella  rara  facoltà che  si  chiama  buon  senso, e  quell'altra  più  rara  ancora  che  è  l'arte  di  stare  al  mondo, dovrebbe   possibilmente  attenersi  alla  più  rigida  e  inviolabile ignoranza. 
Ve lo provo. 
Io divido  la  società  in  due  grandi  categorie, poveri  e  ricchi; o, in  altri  termini, gente  che  lavora  per  vivere ,e  gente   che  vive  per  far  lavorare. I  primi  bisogna  pur  troppo  che, bene  o  male, imparino un'arte: una  sola; guai  se  ne  imparano  due! La  sterminata  maggioranza  degli  uomini  avvezza  ad  esercitare  un solo  mestiere  solo  e male, non  può persuadersi  che  altri  ne  eserciti bene  un  paio: ciò  ripugna  all'amor  proprio, ciò  genera  invidia, ciò  vi  rovina  e  nell'uno  e  nell'altro.
Vi  dirò  cosa  sia  avvenuto  d'un  mio  povero  amico  che  vent'anni  fa  per  scherzo  oso'  stampare  di  essere  medico-poeta. In  qualità  di  medico  ebbe  cosi'  poca  fortuna da  dover    espatriare per  un umile  impiegatuccio, che  occupa  da  quindici  anni  senza  aver  mai  potuto  fare  un  passo  innanzi. E  in qualità  di  poeta si  tiro'  sul  capo  tante  inimicizie  e  tante  brighe  che  i  versi  gli  vennero  in odio  più  dei  debiti e  dei  rimorsi. Buon  per lui  che  sono  sempre là  io  a  consolarlo  delle  sue  sventure  col  ripetergli  tre  volte  al  giorno: "Impara, o  imbecille, a  voler  fare due  mestieri; e  ciò  che  è  peggio  ancora, a  dar  pubblici  saggi  di  far  bene  l'uno  e l'altro. Com'è  possibile  avere  amici? Hai  trovato  il  metodo  infallibile  per  farti  mal  volere  e  tradire  perfino  dai  protettori. Ringrazia  dunque  ben  bene  la  provvidenza, se  come  medico  non  ti  hanno  ancora  lasciato  crepare  di  fame, e  come  poeta  non  ti  hanno  mai  bastonato,  e  in certa  occasione  anche  impiccato".
Ho  detto  che  un'arte  bisogna  impararla, bene  o  male. 
Siete  padroni  di  scegliere; quanto  a  me, per  la  vostra  felicità  vi  consiglio  a  impararla  male: appena  quanto  necessita  per  ottenere il  diploma, ed  esercitarla  legalmente: e  per questo, il  male è  già  di troppo, basta  il  malissimo. 
Cosi'  eviterete  la  grande  fatica  e  la  sterminata  noia  dello  studiare. Ciò  sia  detto  tra  noi,  con  prudenza: giacché  ai  ragazzi, tanto  per  cacciarli un po'  innanzi, bisogna  sempre  dare  ad  intendere  che  lo  studio  è  dilettevole, tanto  da  bastare  di  premio  a  se'  stesso, e  che  un  giorno  se  ne  accorgeranno,e  che  saranno  felici...
Si', davvero! di  quella  felicità  che  tutti  aspettano  finché  si  va  a  goderla  nell'altro  mondo. Come  sono  invidiabili  i  dotti  che  rubano  le  ore  al  sonno, alla  mensa,  al  chilo, al  passeggio  e  a  tutti  i  bisogni  e  a  tutti  i  piaceri  per  logorarsi  la  vista  e la  vita  sui  libri! 
Più  studiano  e  più  si  spaventano  del  tanto  che  resta  a  studiare: è  la  sete  di  Tàntalo  non  mai  saziata; è  la  ruota  d'Issione  che  sempre  gira; è  la  fatica di  Sisifo  che  ricomincia  ogni  minuto; è  il  fegato  di  Prometeo  sbranato  a  perpetuità.  
Se  fanno  qualche  scoperta, si  tirano  addosso  un nuvolo  di  nemici  e  d'invidiosi: e guerre  scientifiche  accanitissime  e  perfidissime:  e  passare  per  visionari  o  per  ciarlatani ,  almeno  presso  i  contemporanei, cioè  vita  natural  durante. Per  colmo  di  delizia  si  riducono  a  consumarsi  di  livore  e  di  indignazione  vedendosi  posposti  ai  più  mediocri, ai  piu'  ignoranti... Capite? siete  voi  che  trionferete: persuasi di  sapere  tutto,sarete  contentissimi  di  voi  stessi, e  del  mondo che  non si  accorgerà  del  contrario. Per  quella  legge  mirabile  di  affinità  o  attrazione  che  fa  avvicinare  i  simili (chimica  non so se  morale  o  animale) sarete  desiderati,adoperati: vivrete  bene  e  lungamente: tramandando  ai  figli  vostri  un  nome  onorato  se  non  illustre, e, ciò  che  più  importa, un  buon  patrimonio. Facciano  altrettanto  , se  lo  possono, i  martiri  dello  studio, o  i  cosi' detti  Geni,  destinati  a  godere  dopo  la  morte   un  nome  famoso. Questo  tema  è  cosi'  bello  e  vario  e  fecondo,che  mi  fermentano  qui  nella  zucca  tante  idee  da  scriverne  un  grosso  libro; ma  per  ora  basti; e  concludiamo  con  una  sincera  esclamazione:"Viva  l'ignoranza  di  chi  sarebbe  obbligato  a  studiare!"
Quanto  ai  ricchi, reputo  superfluo  il  dimostrare  come  loro  convenga  tenersi  l'ignoranza  a  compagna  indivisibile  e  perpetua: tanto più  che  molti  di  loro  sono  già  del  mio parere,e  agiscono  in  conformità. Io  m'immagino  d'essere  un  animale ( nel  significato  scientifico  e  nobile  della  parola), un  bell'animalone  da  duecento, da  trecento ,da  quattrocento  mila  lire  di  annua  rendita: anche  del  doppio  se  permettete. Via! almeno  nelle  ipotesi  che  non  costano  un  soldo  siamo  generosi. E  penso: "Perché  dovrò  io  seccarmi  a  studiare? che  cosa  mi  occorre  d'imparare? A  vestirmi  tocca  al  sarto: a  mantenermi  grasso  ci  provvede  il cuoco. I  miei  interessi  sono  in  mano  dei  procuratori, dei  ragionieri,  dei  fattori: Bisogna  vivere  e  lasciar  vivere. Se  un  insolente  mi  azzecca  qualche  garbuglio  in  possessorio,  se  un  indiscreto  creditore  vuol  frugare  nella  mia  cassa, lo  consegno  agli  avvocati  che  nulla  desiderano  di  meglio. E  quando  arriverà  la  mia  ora, i  più  bravi  medici  mi  ammazzeranno  colle  più  infallibili  regole  dell'arte: tutte  cose  che  non  mi  riguardano. 
Le  scienze  naturali  a  che  mi  servirebbero? Il  sole  viaggia  di giorno  e  le  stelle  vanno  a  spasso  di  notte a loro beneplacito (almeno  quando  non  ci  sono  le  nubi) senza  la  mia  permissione. Il  tempo  fa  pioggia, fa  secco ,fa  vento, fa  gelo, fa  caldo  a  mio  dispetto:  che  m'importa  delle  cause? è  anche  troppo  sentirne  le  conseguenze.
"Mi  dicono  di studiare  le  lingue  per i viaggi. 
Oibo'! 
Non  si  sa  mai  abbastanza  la  lingua  propria  e  si  dovrà  impacciarsi  di  quella  dei  forestieri? e poi  dappertutto  vi  sono  interpreti  e  servitori  di  piazza  che  parlano  per  noi: e  per  moltissime  faccende bastano anche  i  gesti: i  sordo-muti  non  esprimono  qualunque  idea senza la voce.  
Senza  la voce.

Tratto da: Il viaggio d'un ignorante
ossia ricetta per ipocondriaci 
composta dal Dottore Giovanni  Rajberti.
Nuova  edizione, Storpiata da un  analfabeta. 
Volume Unico. NAPOLI
Presso  PERRES E  USIGLI  EDITORI
Strada  Nuova S.M.Ognibene,  n°35
1858.
                      

COSTITUZIONE  DELLA  REPUBBLICA  ITALIANA

ARTICOLO   1

L'Italia è una  Repubblica  democratica, fondata  sul  lavoro.
La  sovranità  appartiene  al  popolo, che  la  esercita  nelle  forme  e nei  limiti  della  Costituzione.

ARTICOLO   2

La  Repubblica  riconosce  e  garantisce  i  diritti  inviolabili  dell'uomo, sia  come  singolo  sia  nelle  formazioni  sociali  ove  si  svolge  la  sua  personalità, e  richiede  l'adempimento  dei  doveri  inderogabili  di  solidarietà  politica,  economica  e  sociale.

ARTICOLO  9

La  Repubblica  promuove  lo  sviluppo  della  cultura  e  la  ricerca  scientifica  e  tecnica.
Tutela  il  paesaggio  e  il  patrimonio  storico  e  artistico  della  Nazione.


Solo  alcuni  passi  del  più  bel  libro  mai  scritto, e  fu  scritto  col  sangue  dei  nostri  Padri, sulla  Libertà ...

La  nostra  Libertà...
C'è  di che  meditare...!!!


                                       
Fabio Viganò.

sabato 17 maggio 2014

Quel vento impetuoso che valica le Alpi

Per noi che occupiamo quel lembo di terra tra la pianura e le Alpi nei mesi a cavallo tra l'inverno e la primavera è facile imbattersi nel suo ululato...proprio come in questi giorni, in cui mi accingo a scrivere di lui.

martedì 13 maggio 2014

Salvatemi! Lo chiedo in nome di Dio!

Sono Parroco sulle alture del Lago Maggiore.
Lo sono anche in quest'estate senza tempo e senza refrigerio.
Il sole brucia i pascoli e le menti delle persone.
Ho visto pastori correre la notte per riparare le magre bestie nelle stalle. 
Ho visto contadini fissare incogniti l’orizzonte nell'attesa di una nuvola, una sola nuvola che porti con se l’acqua.
Solo una goccia d'acqua.

lunedì 12 maggio 2014

La Basilica di San Zeno a Verona


Lo si intuisce sin dal sagrato.
Visitare la basilica di San Zeno sarà un'esperienza unica.
Questo capolavoro architettonico, il più bell'esempio di romanico italiano, fu edificato a partire nel IV secolo d.C. e fu ultimato nel 1389 d.C.

domenica 11 maggio 2014

Avignone: la regina del Rodano!



La pietra chiara delle mura del Palazzo dei Papi cambia colore a seconda delle ore del giorno: Al mattino è talmente dorata da riscaldare i cuori, la sera, invece, assume una colorazione tra il rosso e l'arancione.
Si deve partire da li, non c'è scampo.
E' una figura "ingombrante" nella vita architettonica e nella storia della città.
Da qualsiasi parte arrivate finite davanti al Palazzo. 
Malgrado la città si ancora cinta da mura medievali per quasi 5 kilometri, la sua mole è impressionante, come pure la sua altezza.
Conoscere Avignone significa conoscere il suo Palazzo, la storia, la vita, gli eccessi e le miserie che all'interno delle sue stanze si sono alternate! 
Ne ho parlato diffusamente in un precedente articolo ( Palazzo dei Papi, delizia ed orrore!) dando risalto alla dissolutezza della vita Papale in quelle mura.
Sul fianco sinistro del Palazzo si erge la Cattedrale di Notre-Dame des Doms. La sua costruzione inizia nel 1150 e termina intorno al XVII° secolo con inserimento di cappelle laterali. 


Per godere della vista laterale della cattedrale, consiglio una salita al Rocher des Domes, piccola collinetta la cui salita è posta sulla sinistra della cattedrale.
Se avete figli ricordatevi di portare il monopattino! si divertiranno e vi lasceranno godere il panorama! Terminata la salita (3 minuti) vi attende un rinfrescante giardino (all'italiana ma non ditelo troppo forte) con vista sul Ponte di Saint-Bénezet. 
Secondo una storia antica, il ponte venne edificato da un pastore di nome Bénezet su ordine diretto di Dio. Egli scese dalle montagne dell'Ardeche per convincere la popolazione di Avignone a costruire il ponte. Inizialmente venne preso per pazzo ma il pastore non si diede per vinto ed approfittando della benedizione che il vescovo stava impartendo nella cattedrale, lo sfidò pubblicamente spiegando che Dio in persona lo aveva chiamato alla costruzione del ponte. Il vescovo, capendo che la popolazione si stava convincendo alle parole del giovane, lo chiamò a se e gli disse che se avesse trasportato una pietra enorme sulle spalle, gettandola poi nel Rodano, avrebbe potuto costruire il ponte. Il vescovo convinto di aver sedato il pastore dovette immediatamente ricredersi in quanto Bénezet senza indugio sollevò la pietra e la gettò nel fiume. I presenti poterono vedere gli angeli inviati da Dio aiutare il giovane....



Disceso dalla collina transito nuovamente di fronte al Palazzo dei Papi ed in quel momento mi accorgo di strane ombre simili a loschi figuri....nulla di preoccupante sono i gargoyle a guardia della città! Sono presenti ovunque nel Palazzo e nelle Chiese gotiche.


Dalla piazza antistante il Palazzo si procede in direzione della Place de l'Horloge, che prende il nome dalla torre gotica dell'Hotel de Ville. Chiusa al traffico ed ombreggiata da platani secolari, è punto di ritrovo. I tavoli dei bar e dei ristoranti all'aperto sono un piacevole belvedere sul moto perpetuo di turisti ed avignonesi!



Lasciati i platani mi dirigo verso la chiesa gotica di Saint Didier. 
Interamente ricostruita tra il 1356 ed il 1359, in puro stile gotico provenzale, presenta una unica navata. L'interno della chiesa presenta molti affreschi del XIV° secolo ed uno splendido arazzo, ma la bellezza, sofisticata e particolare, risiede all'esterno.
Il campanile avvolto da una schiera di gargoyle si presenta slanciato e gradevole. La facciata, spoglia rispetto alle "grandi" cattedrali gotiche, ha in riservo una sorpresa: una bellissima porta in legno interamente intagliata con scene tratte dalla Bibbia.
Alcune figure lasciano perplessi, ma dopo anni di peregrinazioni gotiche inizio a comprendere l'aspetto "educativo" delle cattedrali.

























La visita di Avignone si è conclusa.
Città sospesa tra quello che è stata e quello che cerca di essere.
Perso nei passi e nei pensieri sento risuonare nell'aria le parole di una vecchia canzone....

"sur le pont d'Avignon
on y danse, on y danse,
sur le pont d'Avignon,
on y danse tout en rond....."


Fabio Casalini

sabato 10 maggio 2014

Strade, confini e ferrovie: dal Gran San Bernardo a Ulrichen.




"Se una notte d'inverno un viaggiatore"... forse Italo Calvino non si offenderebbe sapendo che sto per associare il titolo di un suo romanzo a uno dei più importanti valichi alpini, percorso nei secoli da commercianti, condottieri, imperatori e semplici viandanti. Parlo naturalmente del passo del Gran San Bernardo, dove arriviamo dopo aver lasciato St Remy En Bosses e aver percorso a piedi un breve tratto de "La Via Alpina", una serie di percorsi che si snodano e si intrecciano lungo tutto 'arco alpino e che permettono di percorrere attraverso sentieri di tutte le difficoltà qualcosa come 5000 km suddivisi in oltre 300 tappe. Si respira la storia, qui, sul  valico del Gran San Bernardo: dai Romani che per primi intagliarono la strada sotto l'imperatore Augusto, la memoria corre ad Annibale, Carlo Magno fino a Napoleone, che passò di qui con quarantamila soldati, cinquemila cavalli e 50 cannoni per la battaglia di Marengo. 



In estate, la temperatura non supera i venti gradi, in inverno può arrivare a meno trenta. Con la caduta dell'impero romano, alle insidie degli elementi si aggiunsero quelle degli uomini - dei Saraceni in particolare - che non di rado tendevano agguati ai mercanti di passaggio. L'Ospizio del Gran San Bernardo nacque nell' XI secolo per opera della comunità dei monaci di San Bernardo, che costruirono inizialmente un piccolo rifugio proprio al fine di dare accoglienza a chi si trovava a transitare di lì. I monaci ebbero modo di esercitare la loro opera soprattutto in inverno, quando le bufere imperversavano sul passo. Dovettero costruire anche un cimitero dove i morti venivano seppelliti in piedi, tanto piccolo era lo spazio (e non proprio infrequenti i decessi).  


L'ospizio crebbe nel corso degli anni ma, per circa nove secoli, ebbe come suo imperativo la gratuità assoluta dell'accoglienza per chiunque vi giungesse. E i cani? Pare siano stati presenti  sin dal 1700, ma Paolo Rumiz, sempre nel suo "La Leggenda dei monti naviganti" racconta di un suo colloquio con l'addestratore, il quale afferma che vennero utilizzati per i salvataggi non tanto per una particolare predisposizione della razza (pare i Labrador siano migliori), ma banalmente perché si trovavano già lì. Comunque stiano le cose, di certo questi splendidi animali sono parte indelebile dell'iconografia del Gran San Bernardo e della montagna in generale. 



Camminando su un facile percorso, ancora in buona parte ricoperto di neve, attraversiamo l'ennesimo confine per rientrare in Svizzera. Qui sperimentiamo la famosa efficienza dei trasporti pubblici elvetici e, con una perfetta combinazione di autubus e treni, seguendo per un breve tratto il percorso del mitico Glacier Express ci ritroviamo presto nel piccolo villaggio di Ulrichen. 

Credo valga la pena spendere qualche parola sulla storia dei treni nelle Alpi, che vissero il loro apice alla fine del 1800. Nel 1898, raggiungendo i tremila metri del Gornergrat, i costruttori delle ferrovie alpine segnano un importante traguardo*. L'ambizioso progetto di Adolf Guyer- Zeller, portare un treno in cima alla Jungfrau, è costretto invece a fermarsi al colle, a causa della morte dello stesso Guyer Zeller,  che riuscì in ogni caso a regalare una vista mozzafiato sulla famosissima parete Nord dell'Eiger ai passeggeri in viaggio . Del 1891 è infine uno spudorato (e spaventoso?) progetto che avrebbe voluto portare un treno in cima al Cervino dal versante Svizzero. Per fortuna o purtroppo, tutto questo resterà solo sulla carta, non senza un fervente dibattito tra i sostenitori dell'alpe romantica e quelli dell'Alpe ludica, dibattito mai concluso né mai approdato ad alcunché di fruttuoso... Sta di fatto che, in ogni caso, le due guerre decretano la fine di una realistica o anche solo reale politica ferroviaria nelle Alpi: largo alle automobili e a strade e superstrade di ogni genere. 


La Svizzera, per la quale il territorio alpino non può essere naturalmente marginale, tiene comunque alta la bandiera del turismo sostenibile con una rete di oltre 26.000 km di trasporto pubblico e più di 5000 soltanto di rete ferroviaria. Dove non arrivano le ferrovie ci pensano poi i bus postali, in grado di raggiungere anche i villaggi più remoti. 
Al nostro arrivo a Ulrichen piove, ma ormai siamo pronti per rientrare in Italia... per l'ultima tappa del nostro viaggio: destinazione val Formazza!


*Si veda Enrico Camanni, "La vita nuova delle Alpi", Bollati Boringhieri, Torino 2002




Tappe precedenti:
3^tappa: Valle d'Aosta


Articolo di Simonetta Radice.

venerdì 9 maggio 2014

Le streghe di Baceno. Una strage dimenticata


Baceno,  chiesa dedicata a San Gaudenzio.
"Noi vicario del vescovo e del giudice suddetto, prescriviamo e ordiniamo quanto segue: Si conti fino a circa dodici giorni a partire da oggi. Allo scadere di questi il giudice secolare manderà un ordine affinché ci venga rivelato se qualcuno abbia saputo, visto o sentito dell'esistenza di una persona eretica o di una strega, per diceria o sospetto, in particolare se si tratta di persona che pratichi cose tali da nuocere agli uomini, alle bestie o ai frutti della terra. Se costui non obbedirà ai nostri ordini e non testimonierà entro il termine stabilito sappia che sarà trafitto dalla spada della scomunica..." 

giovedì 8 maggio 2014

Antichi percorsi: storia, tradizioni e leggende di paese

Il 1 maggio di quest'anno ho preso parte ad una piccola ma interessante passeggiata collettiva: "Passo passo fra storia e natura, visita guidata lungo l'antico tragitto tra Vegonno e San Quirico", speciale occasione in cui Anna Carla Bassetti e Alessio Fornasetti ci hanno accolti sulla loro bella collina. Li ringrazio molto per avermi comunicato di gradire la pubblicazione di questo post, trattandosi in alcuni casi di scatti fatti all'interno della loro proprietà privata.

Ringrazio anche Giancarlo Vettore, fonte delle curiosità storiche!

Inizio il racconto con uno scatto fatto dal punto d'arrivo verso il punto di partenza, la piana di Vegonno. In passato avremmo potuto vedere transitare i carri armati dei soldati della Caserma Garibaldi di Varese che aveva un deposito al Lago di Monate... Immagine poco allegra ma suggestiva!


Primo di maggio, festa dei lavoratori. Saranno di più quelli che preferiscono riposare o quelli che vogliono far festa? Forse una cosa non esclude l'altra, magari rilassandosi in piacevole compagnia all'ombra di una pineta.
Qualche decennio anno fa, i lavoratori azzatesi (Azzate è il mio paese) avevano preso l'abitudine di passare la giornata a loro dedicata presso la torre di san Quirico, sull'omonimo colle. Oggi quell'area non è più pubblicamente accessibile e la torre si può normalmente vedere solo in qualche scorcio, da lontano. Ma un bel gruppo si è incontrato, la mattina del 1 maggio 2014, davanti alla chiesetta di San Giorgio in frazione Vegonno, per rispolverare le vecchie abitudini e gli antichi percorsi.



Curiosa la piccola deviazione al "fontanino di San Carlo", una polla d'acqua dalla leggendaria origine: la tradizione vuole che San Carlo Borromeo, avendo fatto tappa ad Azzate per una visita pastorale, si trovasse a passare per i suoi sentieri. Ad un tratto assetato scese da cavallo e dove il suo bastone toccò terra prese a sgorgare una fresca fonte d'acqua che ancora oggi, lentamente, scorre.


Siamo poi tornati al sentiero verso san Quirico e una volta giunti al colle siamo stati accolti dai signori Fornasetti. Su una parte dell'area è stata ripristinata la coltivazione della vite, già esistente in tempi passati e salendo attraverso i suoi filari siamo infine giunti alla sommità del colle.


La torre è stata fatta costruire nel 1878 dal nobile Claudio Riva, in un'area che sicuramente veniva utilizzata anticamente: una lapide (oramai dispersa) ha svelato che già nel quinto secolo sorgeva un convento, di cui sono ancora visibili alcuni frammentari resti.


Meno anticamente gli azzatesi salivano alla torre per passare delle ore piacevoli, godendo del bel panorama e dell'ombra della pineta, anch'essa voluta da Claudio Riva.




Abbiamo così iniziato il mese di maggio ad Azzate, riscoprendo un po' delle vecchie abitudini ed ammirando bellissime rose, fiore tradizionalmente legato all'uva e simbolo di questo mese.


Quasi dimenticavo: ringrazio anche mio papà, Emilio Bernasconi, per aver recuperato le vecchie immagini che ho accostato ai miei recenti scatti!


Anna Bernasconi by annabernasconi.blogspot.com

martedì 6 maggio 2014

Alpe Pogallo, tra le ceneri della memoria

Questo articolo nasce dalla sincera commozione che suscita ogni volta ripercorrere l'antico sentiero che da Cicogna conduce a Pogallo nel ricordo di quei giovani che vennero fucilati su questi prati il 18 giugno 1944. Il capitano Mario Muneghina (nato a Cuneo nel 1900) appartenente alla divisione autonoma "Valdossola" riporta alla memoria ciò che accadde nel lontano giugno del 1944: «le divisioni naziste e le legioni fasciste dopo aver bloccato tutto il traffico lacustre, ferroviario e stradale nella zona compresa nel quadrilatero Pallanza, Masera, Valle Vigezzo, Cento Valli, dopo aver piazzato centinaia di carri armati e di autoblindo a cento metri l'uno dall'altro, lungo tutto il perimetro della zona e mentre truppe alpine manovrano per occupare i passi del confine svizzero, attaccano da ogni lato i 400 partigiani».

In quel quadrilatero attorno cui si assediano oltre diciassettemila nazifascisti armati fino ai denti, ci sono «i falchi della Val Grande, gli audaci della Marona e della Zeda di cui i presidi tedeschi e fascisti della sponda piemontese del Lago Maggiore hanno già provato il mordente».
Le imprese di questi uomini hanno assunto nella fantasia collettiva, dimensioni titaniche arrivando a ritenere con certezza che siano almeno cinquemila, nascosti fra le impervie vallate della Val Grande.
In realtà sono poco meno di 400 e scarsamente armati.
Un vero esercito contro pochi uomini; la data dell'11 giugno da inizio al rastrellamento!
Tuttavia i partigiani lottano con audacia e senza sosta fino alla morte.
I fascisti raggiungono la Val Pogallo nella notte del 14 giugno.
Si combatte ininterrottamente; 2 partigiani vengono catturati nei pressi di Ponte Casletto (poco prima di Cicogna) torturati ed in seguito fucilati a Rovegro.
Il 17 giugno altri 7 partigiani saranno fucilati in Valle Intrasca, nei pressi di Aurano.
Ad altri 4, in Valle Cannobin,a toccherà la medesima triste fine.
La sorte più tragica è riservata ai “18 partigiani di Pogallo”, tutti giovanissimi.Uno di loro ricorda che, durante il cammino verso Pogallo, un soldato tedesco scivola tra le acque del fiume; quattro di loro tentano di salvargli la vita; pare che il nemico voglia essere clemente, rassicurandoli sulla loro sorte e fornendogli del cibo.
Una flebile luce di speranza si fa largo nel gruppo.
Nelle parole di Nino Chiovini (partigiano, storico e scrittore italiano, studioso della Resistenza e della cultura contadina di montagna del VCO) i fatti narrati hanno però tutt'altra forma e sostanza; qualcosa di terribile sta per accadere: «Presto ci si impratichisce e si perde minor tempo; il tedesco legge durante la svestizione, cosicché il condannato, appena spogliato, trova il posto libero sull'orlo della fossa senza dovere attendere che finiscano con quello che precede. Così muoiono i diciotto partigiani di Pogallo».
“Oggi sul luogo dell’eccidio è presente una lapide, solo pochi hanno un nome e una fotografia, molti solo una scritta di sei lettere: ignoto. Non sappiamo chi fossero, ma sappiamo cosa li spinse a combattere su queste montagne; sappiamo che in un mattino di inizio estate, con il fieno alto che profumava l’aria, i loro sogni furono infranti e i loro ideali raccolti da altri”  
I caduti:
7 ignoti
Bruno Cerutti
Carlo Rocca
Celestino Nicolò
Elio Maggioni
Fausto Colombo
Giacomo Crippa
Italo Demari
Ives Garlando
Leonardo Griffino
Luigi Novati
Mario Gavitelli
Se avete voglia di conoscere una parte importante del nostro passato esplorate le montagne dove persero la vita i partigiani.  Questo è quello che mi sento di consigliarvi. La Val Grande; landa aspra e spesso inospitale, alpeggi "della fame" con la vegetazione che sembra voglia occultare ogni cosa, dove è facile (e quasi piacevole) smarrirsi; giungla a due passi da casa con i suoi sterminati silenzi sparsi tra le pietre, l'acqua ed il cielo narra la storia di tutti noi. Fermatevi a guardare e ad ascoltare, a contemplare il suo arcaico respiro. Ricordiamo inoltre che attorno alla fine dell' Ottocento in questo alpeggio (denominato in seguito "piccola capitale del legno") era presente una vera e propria popolazione; Carlo Sutermeister (profondo amante della zona, ed imprenditore arguto molto attento nei confronti delle esigenze della comunità) con spirito pionieristico realizzò infatti un'impresa per il taglio del legname di cui la valle era ricca. Vi erano una scuola, un centro medico, telefono, teleferica ed una stazione di polizia (la prigione era ricavata da una stalla confinante) e le case erano rifornite di energia elettrica. Si faceva pane, burro e formaggio, c'erano galline, vacche e pecore, canzoni feste e vino. Ciò che resta oggi lo potrete contemplare con i vostri occhi...

Filippo Spadoni.

Foto di Elena e Filippo