sabato 26 aprile 2014

Dentro e fuori le montagne della Valle d'Aosta.


Siamo in cima all'Aguille du Midi, incantati dalle centinaia di cime che disegnano l'orizzonte... ma è tempo di riprendere il viaggio per attraversare un nuovo confine: dalla Francia all'Italia direzione Cogne, val d'Aosta. 
Non si può non restare colpiti, entrando a Cogne, dalla distesa fiorita dei Prati di Sant'Orso: uno dei rari esempi di prateria alpina rimasta integra, che la leggenda vuole in origine fosse una fitta boscaglia popolata da animali selvatici. Ma basta sollevare un tanto lo sguardo per trovarsi catapultati in un mondo e in un tempo diverso, quando il turismo era ancora lontano e l'economia del borgo era legata alla grossa miniera di magnetite del monte Creya. Sulle sue pendici, si vede quel che resta dell'insediamento di Colonna, il più alto avanposto delle miniere a 2500 metri di altitudine. La miniera Cogne, le cui prime notizie risalgono al Medio Evo, conobbe il suo periodo di massima attività a partire dagli anni 30, quando il numero dei dipendenti del "Sistema Cogne" arrivò a quota diecimila.

A quei tempi a Colonna c'era tutto: la chiesa, la mensa, il cinema, il bocciodromo più alto d'Europa. Erano più di duecento le persone che ci vivevano e lavoravano: ogni quindici giorni i minatori sposati potevano andare in visita alla famiglia, gli altri potevano aspettare almeno una settimana in più 
“Mi ricordo quando ero piccola” dice Bruna Bertino, ex addetta all’amministrazione “che quando mio padre scendeva da colonna portava la biancheria da lavare in casa: avevano un odore stranissimo (…) mi sembra di sentirlo ancora adesso, quell’odore nelle narici, di queste tute, di questi indumenti che provenivano dalle viscere della montagna.” Una vita dura, eppure in qualche modo amata: il legame dei cittadini di Cogne con la loro miniera è infatti ancora forte e oggi, dopo che l'amministrazione comunale è diventata proprietaria del sito, si pensa a un museo che valorizzi e faccia riscoprire la storia del territorio. 
Da Cogne raggiungiamo con i pulmini del servizio Giroparchi TrekBus il rifugio Sogno di Berdzé: siamo nel territorio del Parco del Mont Avic e da qui finalmente iniziamo a camminare verso la fenetre di Champorcher. Con noi una guida d'eccezione: l'alpinista di Cogne Abele Blanc, salitore dei quattordici ottomila. 
C'è ancora parecchia neve sul percorso, e il lago Miserin è ancora in buona parte ghiacciato. Sulle sue sponde si erge il Santuario del Miserin, che la leggenda attribuisce in prima istanza a San Porzio (da cui deriva il nome stesso di Champorcher), soldato della regione tebea primo a evangelizzare queste zone. Altre notizie di questo piccolo santuario risalgono ai primi decenni del 1600, quando gli abitanti di Champorcher ne fecero la meta finale di una processione volta a scongiurare un'epidemia di peste. Oggi il Santuario è ancora meta di pellegrini ed escursionisti, che chiedono protezione alla Madonna del grand Retour, la cui statua vi risiede dal 1951.

Dopo un lauto pranzo al rifugio Miserin, percorriamo la strada reale di caccia in direzione di Dondena, dove ci aspetta il servizio giroparchi trekbus per portarci ad Aosta alla stazione dei bus: prossima fermata Saint Remy en Bosses.

Le straordinarie fotografie in bianco e nero sono della Fondation Grand Paradis.


Articolo di Simonetta Radice.


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