Il fascino arcano della Val Grande - intervista a Tim Shaw!

Ciao Tim, innanzitutto benvenuto sulle pagine dei Viaggiatori Ignoranti.Iniziamo questa piacevole chiacchierata partendo da lontano...Sei di origini tedesche, ma da qualche anno vivi in Italia. Raccontaci un po di te:
Sono nato e cresciuto in Germania vicino al Lago di Costanza. Già da bambino mi sono innamorato delle montagne ossolane oltre a quelle ticinesi; durante una vacanza sul Lago Maggiore, quasi casualmente, ho scoperto questo paesaggio meraviglioso. Insieme a mio padre mi recavo quasi tutti i fine settimana in Ticino e nella vicina Italia. Per me era una sorta di caccia al tesoro, un tesoro fatto di vecchie mulattiere, sentieri dimenticati e baite abbandonate. Lo è ancora tutt'oggi...
Dopo tanti anni di viaggi ho deciso di realizzare il mio “campo base“ in Ossola sistemandomi in un piccolo appartamento, come seconda casa, a Mergozzo così da poter investire ancora più tempo nella ricerca e nel mantenimento dei vecchi sentieri soprattutto in Val Grande e dintorni.
Frequento queste zone da ormai 25 anni. Sono diventato guida escursionistica abbinando così passione e professione.
Cosa ti ha conquistato del nostro paese, spingendoti a trasferirtici? E perché proprio qui? In Alto Piemonte; fra il Lago Maggiore, la Val Grande e l' Ossola, in una terra che a volte sa essere così remota ed aspra ?

Parliamo della Val Grande, la zona in cui mi sono specializzato. È semplicemente unica. Ho girato molto sulle Alpi ma non mi sono mai imbattuto in un paesaggio simile. Qui posso trovare tutto ciò che desidero e difficilmente ho riscontrato in altri posti: solitudine, silenzio e tantissima storia. Andare in Val Grande significa scoprire e ritornare sempre con qualcosa di nuovo. Arricchirsi profondamente. Non esiste la noia. Dopo 25 anni potrei dire che conosco ormai tutto, ma questa affermazione non sarebbe del tutto veritiera, mi mancano ancora una gran quantità di luoghi, angoli e tantissimi sentieri dimenticati. Quando trovi una traccia antica incroci quasi sempre anche un bivio...e la curiosità ti spinge ad avanzare per comprendere dove ti porta questo nuovo percorso...Un compito ed una passione senza fine.Per me la montagna significa soprattutto natura incontaminata, senza rumori, lontano dal caos della città. Odio i sentieri larghi e “ben frequentati”, i rifugi affollati e le comitive numerose, le funivie e le strade “assurde“ che ti portano anche in alta montagna. Quasi tutto l'arco alpino è reso accessibile ed è come se non ci fosse più nulla da scoprire; non esiste più l'avventura!Tranne in Val Grande... proprio perché ancora così ostica e remota;e per fortuna aggiungerei! Una qualità assolutamente da preservare e valorizzare; un luogo unico turisticamente ed economicamente un vantaggio enorme rispetto ad altre zone. Ritengo che la natura non vada toccata; è il futuro per il VCO. Proteggiamola!



Sei una guida escursionistica molto preparata (www.piemont-trekking.it). Quali sensazioni ed emozioni ti trasmette percorrere antichi sentieri e mulattiere carichi di storia e memorie arcaiche nella cosiddetta Wilderness?
“Wilderness nuova“ la definirei; un ritorno alla natura.
Una natura che “ricopre”, “invade”, ma non cancella la storia del territorio. Io non sono alla ricerca del grande dislivello o di vette elevate, preferisco vedere dove e come la gente conduceva la vita su queste montagne impervie. Ogni sentiero, ogni baita, possiede la sua storia, e se sai ascoltarli con attenzione te la raccontano. Quello che provo a raccontare ai miei ospiti...
Molti miei clienti desiderano avere un'esperienza diversa, a volte unica. Cercano la solitudine, la quiete, distanti dallo stress e dal tran tran della vita quotidiana. Tutte queste cose puoi trovarle in Val Grande; talvolta fuori dalla rete sentieristica ufficiale, magari pernottando in una vecchia casera, ma anche su semplici mulattiere si possono imparare un sacco di cose. Parecchi vogliono saperne di più, sono curiosi, attratti da questo ambiente straordinario.
Voglio però fare un piccolo appello nei confronti delle guide: la loro attività non è unicamente quella di suggerire il sentiero corretto ma anche, come dici tu, di veicolare emozioni speciali, uniche e forse indimenticabili. Senza guida puoi concederti un po di metri di dislivello, goderti un bel panorama, raggiungere la vetta prefissata. Ma senza conoscenza in realtà non hai visto quasi niente...

Vagando per le nostre cime spesso il silenzio è assordante. Un ossimoro, che ben evidenzia la potenza e la severità di questo territorio. Si può vagare per ore (soprattutto durante la stagione invernale) senza scorgere un' ombra legata a presenza umana. Quali insegnamenti ti ha trasmesso questa condizione di estrema solitudine a cui spesso ti sarai sottoposto? Ha mutato la tua percezione di vita e del mondo?
Ho sempre cercato la solitudine e la tranquillità. Non ho mai amato lo stress e il rumore della cosiddetta civiltà, nonostante anch'io trascorra una vita abbastanza normale, con tutti i problemi legati alla quotidianità. Ma in montagna mi fornisco dell' energia necessaria per affrontare la vita. Una montagna affollata e rumorosa sarebbe esclusivamente uno spreco di energie. Solo in Val Grande ho trovato la mia oasi di ristoro. Se il suo silenzio non fosse così potente ed onnipresente non sarebbe potuto diventare il mio personale paradiso.
D'estate la Val Grande è solo parzialmente silenziosa; i torrenti mormorano, stormono le foglie degli alberi, gli uccelli cantano...

Unicamente d'inverno puoi trovare il silenzio davvero assoluto. Questo è il silenzio che amo; l' assenza totale di rumori artificiali a cui ormai siamo abituati. D'inverno non odi assolutamente niente, soprattutto quando c'è molta neve, essa ha il potere di assorbire anche l'ultimo dei rumori. Tre anni fa ho deciso di trascorrere un inverno intero nel Parco Nazionale ed ho trovato una tale quiete che anche per me è stata difficile sopportare. Di sera ho sempre acceso la radio...


La montagna è un profonda maestra di vita. Ma dobbiamo essere molto prudenti e rispettosi nei suoi confronti. Ti sei mai trovato in situazioni di pericolo? Le Alpi possono fare davvero “paura”?
Prudente sì, rispettoso sì, ma avere paura ritengo sia sbagliato. Devi conoscere i tuoi limiti e non andare mai oltre. Nemmeno una volta, perché potrebbe essere l'ultima. Ho sempre rispettato questi limiti e non mi sono mai trovato in situazioni di pericolo, o perlomeno non me ne sono accorto...Quando un passaggio non appare sicuro o troppo rischioso rinuncio. Se non raggiungo la cima oggi la raggiungerò più tardi. Tanto rimarrà la ad aspettarmi.

Faccio spesso percorsi impegnativi, perché la Val Grande è più o meno sempre faticosa, ma impegnativo non è necessariamente sinonimo di pericoloso. Quando sai che il prossimo passo regge, quando sai che sei sul percorso giusto, quando hai sempre la via di fuga a disposizione non rischi nulla. Quando sei sopravvissuto al tragitto con l' automobile ce l'hai già fatta! Ma mi tocca ripetermi: la prudenza è tutto. Evito sempre pendii innevati, creste quando c'è rischio di temporali e così via... Il CAI ha un motto molto bello: meglio vivere che morire per la montagna!


Come accennavi poco sopra ho appreso che hai trascorso un intero inverno in Val Grande (all' Alpe Mottac per la precisione); un esperienza quasi eremitica. Raccontami questa tua singolare avventura.
Dopo 25 anni di escursionismo in Val Grande mi mancava ancora la cosiddetta "stagione brutta". Avevo già fatto delle scappate in Val Grande d'inverno ma solo in condizioni davvero ottime, senza insidie di valanghe e con tempo stabile. Come del resto si deve sempre fare in questa stagione. Volevo sapere com'era l'inverno vero in Val Grande, ho voluto visitare posti che d'inverno normalmente sono inaccessibili.

Era un progetto che avevo in mente da parecchi anni. Finalmente decisi di osare. Come luogo scelsi il bivacco del Mottac (1.690 m.), posto notevolmente panoramico, nel cuore del Parco Nazionale. Sei mesi prima iniziai a caricare la legna dal bosco sottostante alla baita stipandone circa 6000 kg. D'autunno portai all' interno tutte le provviste necessarie (circa 300 kg di generi alimentari). Un lavoro titanico che temo non ripeterò; i preparativi furono decisamente estenuanti.

La permanenza in compenso si è rivelata incantevole, non ho mai incontrato problemi e mi sono semplicemente goduto questi cinque mesi di solitudine. Ho girato moltissimo nelle valli laterali dell'Alta Val Grande, spesso con le ciaspole, a volte con i ramponi ed anche, neve permettendo, con i normali scarponi.

D'inverno la difficoltà più grande è valicare le bocchette per accedere in Val Grande. Ma io mi trovavo già “dentro”...


Perché per chi esplora la Val Grande è uso comune dire, anche fra gli abitanti del luogo, "andare dentro la Val grande"? Quasi a voler simboleggiare un confine, uno spartiacque tra due mondi paralleli.
Questo concetto vale soprattutto per l'Alta Val Grande, perché non esiste un' accesso dalla valle. Si deve sempre superare la catena montuosa circostante e tutta la conca oltre questa cresta risulta abbandonata ormai da circa 60 anni. Entri realmente in un altro mondo, in totale assenza di tracce della civiltà moderna. Puoi camminare per una settimana senza incontrare nessuno, anche d'estate. Ti puoi “perdere“ tra la natura. In mezzo all'Europa...

E' come fare un viaggio nel tempo. In Val Grande sei in grado di vedere un mondo senza l'impronta dell'uomo moderno.
Cosa ne pensi del fenomeno dello spopolamento delle montagne? Nonostante in questi tempi di crisi molte persone stanno riscoprendo il territorio e/o le proprie radici in una sorta di percorso a ritroso nel tempo. Ricordiamo ai nostri lettori che anche la Val Grande, prima del suo quasi totale abbandono (dopo la seconda guerra mondiale) era popolata da pastori e boscaioli.
Comprendo molto bene la gente del luogo che un tempo viveva sugli alpeggi della Val Grande. Son persone che osservano questo avvenimento con tristezza perché viene in parte cancellata la loro storia. Per chi viveva ancora “dentro” dev'essere spiacevole osservare i prati azzannati dal bosco, le baite crollate ed i sentieri franati.

Io la vedo un po' diversamente. La vita di una volta oggi non è più possibile, e per fortuna aggiungerei, perché era una vita durissima. Oggi lo spopolamento delle montagne è inarrestabile, a meno di stratosferiche sovvenzioni con interventi artificiali deleteri.

Oggi lo spopolamento è un'opportunità. Una volta la risorsa della regione era l'alpicoltura, oggi il turismo può rivelarsi il suo sostituto più importante, soprattutto quello sostenibile. Tanti, soprattutto stranieri come me, cercano posti tranquilli come le montagne del VCO,vogliono passare le ferie in mezzo al verde, vogliono passeggiare sulle antiche mulattiere, perdersi tra la natura incontaminata. Se ci fossero strade, baite moderne e centri popolati ovunque non verrebbero più. Il turismo sostenibile è una chance immensa per questa regione. La montagna abbandonata è un vero tesoro, dobbiamo valorizzarlo. E credo fermamente che la gente del VCO potrà vivere di questo anche in futuro.


Intervista a cura di Filippo Spadoni.

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