mercoledì 30 aprile 2014

Cortona tra palazzi, chiese, porte e tramonti

Cortona non ha bisogno di essere la città di Lorenzo "Jovanotti" Cherubini o la città del film "Sotto il sole della Toscana" per essere ricordata dagli italiani e per incuriosire il mondo.
Cortona è una città dalla ricca storia.
Cortona è una città affascinante ed interessante anche solo a guardarla. La si nota già da lontano, arroccata sul colle alle pendici del monte Sant'Egidio. Poi vi si sale e ci si incanta lasciando vagare lo sguardo sul vasto panorama tra Toscana e Umbria. Infine ci si incuriosisce passeggiando nei suoi dintorni, nelle sue vie e nei suoi vicoli, osservandone i tanti edifici e dettagli.

lunedì 28 aprile 2014

Il fascino arcano della Val Grande - intervista a Tim Shaw!

Ciao Tim, innanzitutto benvenuto sulle pagine dei Viaggiatori Ignoranti.Iniziamo questa piacevole chiacchierata partendo da lontano...Sei di origini tedesche, ma da qualche anno vivi in Italia. Raccontaci un po di te:
Sono nato e cresciuto in Germania vicino al Lago di Costanza. Già da bambino mi sono innamorato delle montagne ossolane oltre a quelle ticinesi; durante una vacanza sul Lago Maggiore, quasi casualmente, ho scoperto questo paesaggio meraviglioso. Insieme a mio padre mi recavo quasi tutti i fine settimana in Ticino e nella vicina Italia. Per me era una sorta di caccia al tesoro, un tesoro fatto di vecchie mulattiere, sentieri dimenticati e baite abbandonate. Lo è ancora tutt'oggi...
Dopo tanti anni di viaggi ho deciso di realizzare il mio “campo base“ in Ossola sistemandomi in un piccolo appartamento, come seconda casa, a Mergozzo così da poter investire ancora più tempo nella ricerca e nel mantenimento dei vecchi sentieri soprattutto in Val Grande e dintorni.
Frequento queste zone da ormai 25 anni. Sono diventato guida escursionistica abbinando così passione e professione.

domenica 27 aprile 2014

Il ponte del diavolo del passo del Gottardo

C'era una volta, molto tempo fa, una ragazzina dai ricci cappelli biondi, che si chiamava Seppeli. Suo padre era il sarto Treskari, un uomo abile e scaltro. Abitavano nel villaggio di Goschenen, sulle vette delle Alpi Svizzere.

sabato 26 aprile 2014

Dentro e fuori le montagne della Valle d'Aosta.


Siamo in cima all'Aguille du Midi, incantati dalle centinaia di cime che disegnano l'orizzonte... ma è tempo di riprendere il viaggio per attraversare un nuovo confine: dalla Francia all'Italia direzione Cogne, val d'Aosta. 
Non si può non restare colpiti, entrando a Cogne, dalla distesa fiorita dei Prati di Sant'Orso: uno dei rari esempi di prateria alpina rimasta integra, che la leggenda vuole in origine fosse una fitta boscaglia popolata da animali selvatici. Ma basta sollevare un tanto lo sguardo per trovarsi catapultati in un mondo e in un tempo diverso, quando il turismo era ancora lontano e l'economia del borgo era legata alla grossa miniera di magnetite del monte Creya. Sulle sue pendici, si vede quel che resta dell'insediamento di Colonna, il più alto avanposto delle miniere a 2500 metri di altitudine. La miniera Cogne, le cui prime notizie risalgono al Medio Evo, conobbe il suo periodo di massima attività a partire dagli anni 30, quando il numero dei dipendenti del "Sistema Cogne" arrivò a quota diecimila.

A quei tempi a Colonna c'era tutto: la chiesa, la mensa, il cinema, il bocciodromo più alto d'Europa. Erano più di duecento le persone che ci vivevano e lavoravano: ogni quindici giorni i minatori sposati potevano andare in visita alla famiglia, gli altri potevano aspettare almeno una settimana in più 
“Mi ricordo quando ero piccola” dice Bruna Bertino, ex addetta all’amministrazione “che quando mio padre scendeva da colonna portava la biancheria da lavare in casa: avevano un odore stranissimo (…) mi sembra di sentirlo ancora adesso, quell’odore nelle narici, di queste tute, di questi indumenti che provenivano dalle viscere della montagna.” Una vita dura, eppure in qualche modo amata: il legame dei cittadini di Cogne con la loro miniera è infatti ancora forte e oggi, dopo che l'amministrazione comunale è diventata proprietaria del sito, si pensa a un museo che valorizzi e faccia riscoprire la storia del territorio. 
Da Cogne raggiungiamo con i pulmini del servizio Giroparchi TrekBus il rifugio Sogno di Berdzé: siamo nel territorio del Parco del Mont Avic e da qui finalmente iniziamo a camminare verso la fenetre di Champorcher. Con noi una guida d'eccezione: l'alpinista di Cogne Abele Blanc, salitore dei quattordici ottomila. 
C'è ancora parecchia neve sul percorso, e il lago Miserin è ancora in buona parte ghiacciato. Sulle sue sponde si erge il Santuario del Miserin, che la leggenda attribuisce in prima istanza a San Porzio (da cui deriva il nome stesso di Champorcher), soldato della regione tebea primo a evangelizzare queste zone. Altre notizie di questo piccolo santuario risalgono ai primi decenni del 1600, quando gli abitanti di Champorcher ne fecero la meta finale di una processione volta a scongiurare un'epidemia di peste. Oggi il Santuario è ancora meta di pellegrini ed escursionisti, che chiedono protezione alla Madonna del grand Retour, la cui statua vi risiede dal 1951.

Dopo un lauto pranzo al rifugio Miserin, percorriamo la strada reale di caccia in direzione di Dondena, dove ci aspetta il servizio giroparchi trekbus per portarci ad Aosta alla stazione dei bus: prossima fermata Saint Remy en Bosses.

Le straordinarie fotografie in bianco e nero sono della Fondation Grand Paradis.


Articolo di Simonetta Radice.


giovedì 24 aprile 2014

Una donna per la libertà, il suo nome Maria Peron

1944. 
Era l'inizio del maggio. 
Il mese delle rose umiliato, deriso.
Una valle trasformata, distrutta, incendiata!
Secoli di storia cancellati. Alpeggi e rifugi bombardati. 
Morte ovunque.

sabato 19 aprile 2014

Assisi, da San Francesco a Santa Chiara

La città, di romana memoria, era di terrazzi che scalavano il monte. Nel lento trascorrere del tempo non ha modificato il suo armonioso aspetto medievale. Nel silenzio della collina e circondata da mura, ha visto nascere, vivere e morire due personaggi che hanno segnato la vita dell'occidente: San Francesco e Santa Chiara.

venerdì 18 aprile 2014

Il furto delle spoglie mortali di San Marco

Anno 828, Alessandria d'Egitto.
Qualche mese prima i Saraceni avevano invaso la città e conquistato l'Egitto. L'imperatore bizantino vietò a tutte le regioni dell'impero di commerciare con gli infedeli. 

giovedì 17 aprile 2014

Chamonix e il gigante fragile. SuperAlp7.



Cammini per le strade, tra negozi di souvenir e caffè all'aperto e potresti essere ovunque. Poi alzi la testa, e lui ti riempie gli occhi e ti ferma il respiro. Allunghi una mano, e ti sembra di toccarlo. La magia di Chamonix per me è tutta qui, nel Glacier des Bossons che, dai 4800 metri del Bianco, scivola giù fino a 1500, un canto di sirena a cui è difficile resistere, soprattutto quando l’arancione del tramonto trascolora nel rosa.

Ma si fa presto a dire ghiacciaio. Nel 1850 la superficie ghiacciata del Monte Bianco era pari a 230 kmq contro i 160 di oggi. Dal 1993 il Mer de Glace si è accorciato di 500 metri e, se servono cento anni per consolidare un metro di ghiaccio, oggi ne perdiamo uno ogni trenta circa. Da quest'area deriva circa il 50% dell'acqua delle Alpi e la capitale dell'alpinismo si trova da una parte a dover tutelare un ecosistema estremamente delicato, dall'altra a fare i conti con oltre due milioni e mezzo di turisti e un traffico di 80 mila veicoli l'anno.


Tutti ricordano il tragico incidente che il 24 marzo del 1999 costò la vita a trentanove persone nel tunnel del bianco. Non tutti conoscono però la quasi rivoluzione che successe dopo, e che racconta molto bene Paolo Rumiz ne "La leggenda dei Monti Naviganti", un libro che tutti gli appassionati di montagna dovrebbero divorare. In un momento e in un territorio dove le istanze conservatrici sembravano avere la meglio, le valli di Chamonix regalarono ai verdi il 23% dei loro voti cercando legami con le associazioni ambientaliste e gridando ad alta voce il loro no contro chi, a Parigi, voleva ripristinare il prima possibile il traffico pesante lungo il traforo. Che cosa era successo? Alcune cose molto semplici: le persone potevano dormire senza i tappi nelle orecchie. Potevano stendere la biancheria all’aperto senza preoccuparsi di ritirarla annerita. Potevano ascoltare il rumore dei torrenti o sentire il profumo delle piante. Per un po’ parve che nessuno fosse disposto a rinunciare a tutto questo. Poi, come spesso accade, il fronte comune da qualche parte si spezzò e, anche se in maniera diversa, il traffico ricominciò a fluire. Oggi la valle cerca quanto meno di incentivare la mobilità dolce e ha reso gratuiti i trasporti pubblici del territorio tutto l’anno per residenti e turisti, con risultati non trascurabili se si pensa che il trasporto pubblico porta circa 25.000 persone al giorno.



Un’esperienza magica ci aspetta qui: salire (con la funivia) ai 3872m dell’Aguille du Midi. Le parole sono sempre inadeguate davanti a certi spettacoli della natura. L’Aguille du Midi è uno sguardo privilegiato sulla natura selvaggia, il punto di unione o di separazione tra ciò che è là fuori e uno scampolo di civiltà, un volo d’angelo in territori che parlano ai nostri sogni. 


Simonetta Radice

mercoledì 16 aprile 2014

Sperimentare la "joie de vivre" ad Aix-en-Provence.


Aix-en-Provence è la capitale storica della Provenza, prima tappa per conoscere la regione. 
Ci arrivo quando, quasi, tutti dormono. Sono le 6,30 di un normalissimo giovedì di marzo. Inizio la perlustrazione accompagnato dai primi raggi del sole. La città è deserta. I bar stanno aprendo, ottima ragione per un caffè ed un croissant. 

sabato 12 aprile 2014

Confini, antiche vie, vecchi e nuovi abitanti delle terre alte: SuperAlp7!


Muoversi attraverso le Alpi con i mezzi pubblici: è questa la sfida a cui la Convenzione delle Alpi ha invitato un gruppo di giornalisti da tutta Europa lo scorso anno per la settima edizione di SuperAlp!

giovedì 10 aprile 2014

A Vercurago alla ricerca dell'Innominato.


Il castello dell’innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e precipizi, che si prolungano anche dalle  due  parti. 
Quella  che  guarda  la  valle  è  la  sola  praticabile; un  pendio  piuttosto  erto, ma  uguale  e  continuato; a  prati  in  alto; nelle  falde  a  campi, sparsi  qua e  là  di  casucce. 
Il  fondo  è  un  letto  di  ciottoloni, dove  scorre un  rigagnolo  o  torrentaccio, secondo  la  stagione: allora  serviva  di  confine  ai  due  stati. I  gioghi  opposti,che  formano,  per  dir   cosi’, l’altra  parete  della  valle, hanno  anch'essi  un  po’  di  falda  coltivata; il  resto  è  schegge  e  macigni, erte  ripide, senza  strada  e  nude, meno  qualche  cespuglio  ne’  fessi  e  sui  ciglioni.


Dall'alto del  castellaccio, come  l’aquila  dal  suo  nido  insanguinato,  il  selvaggio  signore  dominava  all'intorno  tutto  lo  spazio  dove  piede  d’uomo  potesse  posarsi, e  non  vedeva  mai  nessuno  sopra  di sé, né  più  in  alto.




Dando  un’occhiata  in  giro, scorreva  tutto  quel  recinto, i  pendii, il  fondo, le  strade praticate  là dentro. Quella  che  a  gomiti  e  a  giravolte, saliva  al  terribile  domicilio, si  spiegava  davanti  a  chi  guardasse  di  lassù’, come  ad  un  nastro  serpeggiante; dalle  finestre , dalle  feritoie, poteva  il  signore  contare  a  suo  bell'agio  i  passi  di  chi  veniva, e  spianargli  l’arme  contro, cento  volte.



E  anche  d’una  grossa  compagnia, avrebbe  potuto, con  quella  guarnigione  di  bravi  che  teneva  lassù, stenderne  sul  sentiero, o  farne  ruzzolare  al  fondo  parecchi, prima  che  uno  arrivasse  a  toccar  la  cima. Del  resto, non  che  lassù, ma  neppure  nella  valle, e  neppure  di  passaggio, non  ardiva  metter  piede  nessuno  che  non  fosse  ben  visto  dal  padrone  del  castello.





Il  birro  poi  che  vi  si  fosse  lasciato  vedere, sarebbe  stato  trattato  come  una  spia  nemica  che  venga  colta  in  un  accampamento. Si  raccontavano  le  storie  tragiche   degli  ultimi  che  avevano  voluto  tentar  l’impresa; ma  eran  già  storie  antiche; e  nessuno  de’  giovani  si  rammentava  d’aver  veduto  nella  valle  uno  di  quella   razza, né  vivo, né  morto.

Alessandro Manzoni, "I promessi sposi" Capitolo XX°.
                                                                                           
Fabio Viganò.





mercoledì 9 aprile 2014

Il Palazzo dei Papi ad Avignone. Delizia ed orrore!

Il palazzo dei Papi di Avignone è il più grande palazzo gotico d'Europa.
E' smisurato.
E' di una bellezza sconvolgente.
Al pari della cattedrale di Strasburgo, può ritenersi uno dei momenti più alti della cultura occidentale.

lunedì 7 aprile 2014

Uno sguardo sulle Prealpi.



E' ancora presto....intorno il silenzio è rotto dal rumore delle ciaspole che disegnano tracce sulla neve....



Il sole inizia a splendere alto nel cielo.
Disegna strani giochi di luci ed ombre che lasciano a bocca aperta....



Dietro di noi svetta imponente il Resegone.....


La vetta ci attende!!
Ma non sarò oggi...decidiamo di andare soltanto in avanscoperta e gustarci il panorama.



Spunti di luce e di natura ci circondano mentre marciamo nelle neve alta.


Un ultimo sguardo alle montagne...
Il rifugio ci attende.
La gioia è immensa...
Di lontano grida di bambini che giocano nella neve...


Fabio Viganò.