martedì 4 febbraio 2014

Mogno e la chiesa di San Giovanni Battista.


Bisogna  passare  il  confine  elvetico.  Si  deve  prendere  per  la  Vallemaggia.  La  si  attraversa  tutta  sino  a  Bignasco  e  da  li’  si  prosegue  in  Val  Lavizzara direzione  Mogno. In  tutto  saranno  circa  quaranta  chilometri  da  Locarno.  E’  una  passeggiata  piacevole , soprattutto  quando  il  sole  splende  alto  nel  cielo  terso. In  questa  stagione, particolarmente  suggestiva, le  fanno  da  cornice  un  susseguirsi  di  montagne  innevate…E’  un  vero  spettacolo  la  valle  in  questo  periodo!
L’ ultimo  tratto  di  strada  è  un  susseguirsi  di  dolci  tornanti  che  impongono   però prudenza  e  attenzione. 
Ma  credete…
Ne  vale  la  pena! 
Il  panorama  è  impagabile…
Attraverserete  montagne  e  gole…


Vedrete  il  fiume  verde e  cristallino scorrere  sotto  lo  strapiombo  di  quella  sorta  di  canyon  che  starete  percorrendo.  Intorno  regna  il  silenzio. Curva  dopo  curva, dalle  rocce  l’acqua  tramutata  in  ghiaccio  crea  forme  bizzare  che  lentamente   si  sciolgono  al  sole,  goccia  dopo  goccia…
In  men  che  non  si  dica    arriverete  a  Mogno.  Mogno  è  un  paesino  montano  di  poche  anime. Poche  ma  buone.  Anime  schiette  e  generose.  Li’, tempo  addietro ,una  valanga,nel  lontano  1986,  si  portò  via  diverse  abitazioni,  compresa  La  chiesetta  del  piccolo  abitato  della  Valle  Lavizzara.  
Fu  un  evento  drammatico  che  non  colpi’  solo  Mogno   ma   la  Valle intera.  Colpi’   tutto  il  Cantone . La chiesa  venne  riedificata  piu’  bella  che  mai. Il  progetto  venne  affidato  al  genio  di   Mario  Botta. 
Costui  creo’  una  perla  architettonica  capace  di  attrarre  visitatori  da  ogni  parte  del  globo.  In  marmo  di  Peccia, bicromatico, il  bianco  e  il  nero  si  susseguono,  quasi  rincorrendosi  dalle  piccole  arcate  sino  all'infinito. 
La  limitatezza  della  forma  geometrica  è superata  dal   perfetto  connubio  con  il  contesto  eterno  delle  montagne .  
La  luce  gioca  con le  linee  divenute  opera,  penetrando  la  piccola  chiesetta  da  ogni  dove,  dando  l’impressione  di  volerla  assurgere  a  dimensione  astratta , quasi  surreale. Ecco  allora  che  il  monoblocco  in pietra  diventa  vero  viatico  alla  Perfezione  e, come  per  incanto ,    diviene   vivo .


Articolo di Fabio  Viganò.

Fotografia di Robi Imfeld ( www.robertfeld.net ): tutti i diritti dell'immagine sono riservati ed appartengono all'autore dello scatto.

5 commenti:

  1. Mmmmmmmm sento che ci scappa un giretto reflex

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    1. Merita, Vittorio. Se non sei ancora andato...andiamoci insieme...Fabio(l'altro!) ha la mia email.Saluti Fabio

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