mercoledì 12 febbraio 2014

Il fantasma della Val Grande.



" Il 1769 fu un anno molto duro su queste terre non sempre baciate dal sole. Il mese di agosto del 1769 lo ricorderemo per sempre.
Sulle pendici del Monte Zeda viveva, solitario, un vecchio pastore. 
Il suo nome era Martino, ma per tutti era Martinas.
La sua vita passava, ruvida e dura, come il suo carattere, a "far dietro alle bestie".
Mai una distrazione, mai uno svago.
Poche relazioni sociali.
Nei mesi estivi sul pianoro del PianCavallone saliva una bellissima pastorella. Il suo compito era quello di curare le pecore.
La sera si riparava in una piccola baita posta ove oggi sorge il Rifugio del Cai.
La ragazza era vergina e pura.
Candida.
Martinas se ne invaghì. Non aveva mai visto una ragazza di quella bellezza.
La pastorella era infastidita dalla presenza del rude pastore.
Lo rifiutò diverse volte.
La sera del 14 agosto Martinas scese dal Monte Zeda in sella ad un bellissimo cavallo.
Bianco.
Puro come la pastorella.
Si presentò alla ragazza rinnovando il suo amore.
All'ennesimo rifiuto si avventò su di lei, ne abusò.
Violenza, cieca furia dell'uomo.
La ragazza perse i sensi.
Il pastore in preda al furore la prese e la scaraventò in un burrone.
La morte coprì la sera ed una macchia di sangue il PianCavallone.
La natura era presente. 
Ciò che l'uomo rovina la natura cerca di sistemare.
Il delitto andava punito!
Dopo essersi assicurato della morte della ragazza il Martinas risalì in sella al cavallo deciso a rientrare sulle pendici del Monte Zeda.
La strada per la montagna è pericolosa.
Quella per lo Zeda è insidiosa.
Quella sera il pastore non doveva rientrare.
Lungo il sentiero il cavallo inciampò, non riuscì a mantenere il cammino e cadde nel burrone trascinando con sè il pastore omicida.
La natura sistema quello che l'uomo rovina.
Giustizia era fatta.
La storia si trasforma in leggenda.
Una sera di agosto, esattamente il 14, un gruppo di ragazzi sale al PianCavallone per passare qualche giorno in montagna.
La serata passa in allegria sino a quando un ragazzo si ricorda la leggenda dell'apparizione di un fantasma in sella ad un cavallo bianco.
Si ride.
Chi crede alle leggende?
Nessuno.
Qualche minuto dopo un ragazzo grida terrorizzato!
Un chiarore avanza dal Monte Zeda. 
Le grida si moltiplicano.
Il chiarore ora è nitido: un cavallo bianco con un pastore in sella!
Qualcuno urla Martinas! Martinas! Martinas!
E' lui?
non lo sapremo mai.
Qualche secondo dopo, come erano apparsi, scompaiono.
Per sempre."



Fabio Casalini.

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