All'ombra dell'antico campanile.



È finita la cena, e s’è già sparecchiato.
Sul tavolo unto, come chioccia tra i pulcini, c’è la rustica mezzina
Tra i bicchieri, col vino sparagnato dalla grande botte
Che sembra reggersi la pancia dentro la cantina.
L’angelus della sera è stato recitato,
E i campanili s’augurano la buona notte.

Ed ora si sta tutti intorno al fuoco sull’arola
Come in un almanacco fiammingo,
nelle sedie impagliate ad ascoltare
il vento che borbotta nell’affumicata gola
del camino ch’è l’orco casalingo
pensando a la burrasca che farà nel mare.

Sul davanzale contro i vetri una pentola vuota
Che porta sopra il capo una berretta
Del grigio afflitto adoperato nei ricoveri
Sembra s’accosti a un’altra sua compagna fortunata con un gelsomino che fa la ruota
Come un paone bianco e le rimproveri
Di portare un cappello a fiori come una civetta.

Il gatto dorme con il capo sulla pancia morbida del cane
Che à due occhi grandi e buoni e à nome Fido;
il merlo dorme nella gabbia su una zampa.
E l’orologio ponza dieci uova d’ore nel suo nido,
contro il muro con la veduta d’una stampa.
Domattina bisogna alzarsi presto a fare il pane.

La luna anima i muri e i gradi della scala
D’ombre giganti che par seguano un fantastico convoglio (…)


[ Corrado Govoni  ]




Filippo Spadoni.

Commenti

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