martedì 31 dicembre 2013

E mentre sognavo continuavo a scendere.

Racconto fotografico delle valli dell'Ossola nel periodo dell'innevamento.
A margine ho riportato alcuni pensieri di grandi personaggi che hanno solcato questa neve, quella bianca ed intatta che si trova solo in montagna.


"Era, può darsi, l'ultima volta che io vedevo questa bella vallata, e volevo portare in me un po' della sua poesia, e di che riscaldare il mio cuore nella vecchiaia. E mentre sognavo continuavo a scendere".
(pensieri di Marcel Kurz quando passava dalla Valle Formazza alla Bedretto)




"a molti sembrerà che l'impresa di salire in inverno le alte montagne sia un pensiero originale ma poco ragionevole...ma chiunque abbia visto una quanto muti l'aspetto delle montagne e delle valli durante l'inverno, quanto i grandi freddi purifichino l'aria e come s'accresca la vivacità delle tinte, la forza dei contrasti, la magnificenza del panorama, che si ha davanti agli occhi, sarà facilmente d'accordo con me nel dichiarare, che chiunque muove simile obiezione può camminare in pianura anziché occuparsi d'alpinismo"
(Vittorio Sella, pensieri sulle montagne del 1882).



"lo confesso: i miei sci hanno una tendenza spiccata a lasciare le tracce note; essi paiono calamitati: l'ignoto li attira ed essi si volgono volentieri verso nuovi luoghi".
(Marcel Kurz scriveva queste parole ricordando la Valle Formazza)




"La montagna insegna a vivere: questa frase l'ho udita spesso, ma....non è vera. C'è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! la montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato".
 (Mauro Corona).







Fabio Casalini.


lunedì 30 dicembre 2013

In Piazza San Pietro per capire l'uomo.


La sensazione è di quelle forti.
Ritorno a San Pietro esattamente dieci anni dopo l'ultima visita.
E' domenica.
Angelus.
Attendo all'ombra che la moltitudine si allontani dalla piazza.
Settembre. Caldo. 
L'ombra aiuta a recuperare la stanchezza della camminata mattutina....e qualche etto di troppo di carbonara appena gustata al di là del Tevere.


Intorno le 15,30 la piazza è semi vuota.
Mi inoltro lentamente assaporando ogni centimetro di questo luogo, epicentro del Barocco italiano.
Lo sguardo è rapito dalla presenza dell'Obelisco. Questo oggetto di origine egizia ha percorso tanta strada prima di giungere in questa piazza. Secondo la leggenda arriverebbe dalla città di Heliopolis. In seguito venne portato ad Alessandria d'Egitto e poi arrivò a Roma grazie all'imperatore Caligola. E' l'unico obelisco presente a Roma a non essere mai caduto, neppure quando venne accerchiato da una necropoli....



Di fronte la maestosa Basilica di San Pietro.
Basti ricordare i nomi di coloro che hanno lavorato alla sua realizzazione, Michelangelo, Raffaello, Bramante, Domenico Fontana e molti altri, per capire che siamo di fronte ad una delle meraviglie moderne del genio umano.
A chiudere la piazza la grande opera del Bernini.
Genio del Barocco.



Con molta calma attraverso il colonnato per trovare angoli dove scattare fotografie senza l'ansia delle persone che mi circondano.
Le colonne donano angoli suggestivi e....molta ombra, che aiuta a ragionare dopo diversi minuti sotto il sole settembrino!



La presenza fisica permette di capire la grandiosità di un luogo.
Non intendo la sola maestosità architettonica. 
Essere presenti con il corpo in un luogo religioso aiuta a comprendere l'uomo.
Non sono capace di distogliere lo sguardo dalle persone che si affrettano lungo le diagonali della piazza.
Sui loro volti è dipinta la fede, la curiosità e per molti lo stupore.
Le sensazioni impagabili di un luogo spesso ci vengono fornite dalle persone che lo frequentano.
Lo scorgere i sentimenti sui volti è da sempre un valido motivo che mi fa viaggiare.
Piazza San Pietro in questo è luogo unico.
Ora il tramonto sta chiamando!
Devo correre sul ponte di Castel Sant'Angelo per godere dello spettacolo del Cupolone che prende fuoco sotto gli ultimi raggi del sole.....


Fabio Casalini.



sabato 28 dicembre 2013

Il miracolo di Bolsena e della polenta sanguinante

Correva l’anno 332 a.c. 
La città di Tiro era assediata dalle truppe d’Alessandro Magno. 
I soldati, però, erano terrorizzati. 
Un segno premonitore, certamente divino, era comparso sulle loro pagnotte: sangue! 
Di sicuro doveva attribuirsi ad un monito divino…

giovedì 26 dicembre 2013

Il vino triste.





La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l’uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l’antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz’aria, dolenti, come fossero ciechi.
Se quest’uomo si rialza e va a casa a dormire,
pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
Può sbucare una donna e distendersi in strada,
bella e giovane, sotto un altr’uomo, gemendo
come un tempo una donna gemeva con lui.
Ma quest’uomo non vede. Va a casa a dormire
e la vita non è che un ronzio di silenzio.
A spogliarlo, quest’uomo, si trovano membra sfinite
e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
che in quest’uomo trascorrono tiepide vene
dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
e bagnato di lacrime, adesso che l’uomo
giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.
( CESARE PAVESE )



Le fotografie sono state scattate presso la tenuta Ca' da Meo nella zona di Gavi.
http://www.magdapedrini.it/

Articolo di Fabio Casalini.

mercoledì 25 dicembre 2013

Ermione, seduttrice noir....




Siamo riusciti a intervistarla! Dopo mille peripezie, eccola, finalmente pronta a rispondere alle  nostre  domande.

-Lei …o  ci  possiamo  dare del tu?

Vada per il  tu… Lo  consento !

-Ti  chiami  Claudia…Perché hai  voluto cambiarlo in  Ermione?

Che io mi chiami Claudia è  una rivelazione che ho voluto fare solo in un secondo momento. Per anni, per il pubblico, sono sempre stata solo Ermione, come la ninfa dei boschi de La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio.
Ermione pero identificava piu la modella goth che la scrittrice... Ho posato per due calendari di pompe funebri, grazie ai quali sono riuscita a sedere tra gli ospiti del Teatro Parioli al Maurizio Costanzo Show.
Ermione era solo quella che posava in autoreggenti e corsetti strettissimi dopo essere stata truccata da mani esperte... Nell'arte dello scrivere invece e più abile Claudia.

-Nei  tuoi  romanzi c’è sempre un’impronta  di seduzione…Ti senti  più seduttrice da  carta stampata o anche  nella vita sei ammaliatrice?

Sono sempre stata una seduttrice, anche se mai seriale. Prediligo gli obiettivi difficili. Devo ammettere che da ragazzina ero più spigliata. Ora credo fermamente che la seduzione a cui non si possa resistere sia quella del cervello

-Sei  considerata una  tra le più capaci  scrittrici  del noir  italiano…Quanto c’è  di vero?

Ignoravo di essere considerata una delle migliori scrittrici di noir in Italia... Un tempo ero certo tra le scrittrici piu giovani. Oggi non ne sono più sicura. Di vero c'è l insegnamento del mio maestro Andrea Carlo Cappi..


-Il tuo  lavoro immagino sia logorante…Quanto  dedichi al  riposo?

Logorante è conciliare i vari aspetti privati e professionali: posare, scrivere e studiare. Dopo la laurea in lettere conseguita lo scorso anno, ho deciso di ricominciare... Studio osteopatia e frequento una scuola ogni mattina, come al tempo del liceo. Se fosse per me, in questi freddi mesi invernali opterei per il letargo.

-Qual è  la differenza a tuo avviso  tra pigrizia  ed iperattività?

Nulla ho contro la pigrizia a patto che non sconfini nel terribile "male oscuro" la depressione. Gli iperattivi li tollero poco.

-La seduzione è donna?

Non proprio... La seduzione e femmina!

-Tornando al  mestiere di  scrivere…Perché  hai  scelto il noir?

Nasco come scrittrice di eros. Mi piaceva definirmi scrittrice psico-erotica perchè nei miei scritti il sesso non e mai fine a se stesso: si parla di disagio, di compulsione e di ossessione.
Ho capito poi che le stesse tematiche possono essere affrontate con altrettanta efficacia anche nel noir.


-Quali  sono  i tuoi autori  preferiti?

Moravia.

-Posso essere indiscreto?

Devi essere indiscreto.

-Volevo  solo chiederti chi desiderassi ti  invitasse a cena…

Vorrei che fosse Luca Barbareschi a invitarmi nuovamente a cena. Sarebbe la giusta occasione per regalargli una copia del mio romanzo Mosche e ragni. Scoprirebbe cosi, a qualche anno dalla pubblicazione che quello scritto prende spunto dalla nostra frequentazione passata. Questo e uno scoop: nel testo il suo nome non viene fatto... anche se qualcuno tra i lettori – Andrea G. Pinketts in primis – lo ha individuato!

-Credi che il ruolo della scrittrice sia anche di  denunciare  misfatti…?

No! È gia abbastanza complesso cosi.

-Ti stai dedicando anche alla letteratura erotica…Ce ne  vuoi parlare?

Non ho mai abbandonato l'erotico. Da poco è uscito l'ebook scritto a quattro mani con Ilaria Palomba Il corsetto per Lite Editions, nella collana Atlantis, "l eros in valigia".  Non riesco a immaginare qualcosa piu caldo di questo romanzo breve.. o forse si.

-Se ti dico  Maiorca…Cosa o chi  ti  viene in mente di primo acchito?

Neri amori a Palma de Maiorca, un ebook a quattro mani scritto con il mio maestro: Maiorca è una delle ambientazioni preferite da Cappi, nella narrativa e nella vita reale. È un romanzo breve pubblicato alcuni mesi fa nella stessa collana di Atlantis-Lite Editions. Con questa storia io io mi sono avvicinata al noir e Andrea all'eros.


-Lo scrivere  è  un’esperienza  intrigante ,talvolta seducente…Talvolta può’ persino accarezzare il cuore…Altre volte distruggere. Ce ne parli?

Scrivere e la miglior forma di terapia che io conosca!

-La tua libertà termina….
la mia libertà termina la dove finisce l'energia mentale.

-Quanto di fantasioso troviamo nei tuoi romanzi?

il fantasioso fa da cornice a esperienze reali.una bella cornice

-Dicci almeno tre motivi per acquistare un tuo romanzo….

Eccitante, commovente, terapeutico.

-Quale ci suggerisci?

Suggerisco Nuova carne, un ebook pubblicato da www.eroscultura.com, editore che sto frequentando molto in questo periodo. È un racconto relativamente breve, anche questo scritto a quattro mani con Andrea Carlo Cappi, che unisce erotismo in chiave feticista e fantascienza distopica in un'ambientazione di quotidianità post-atomica. Per me è stato uno splendido esperimento, dato che la fantascienza non è affatto nelle mie corde.

-Qual è  il tuo rapporto con la politica…

il mio rapporto con la politica? Questo è essere indiscreti! No comment.

-Senti…Tra breve  saremo nel 2014…Cosa auguri  a te stessa ed a tutte le persone che leggeranno questo articolo?

Auguro di poter trovare un po di quiete.

-Grazie Ermione per l’intervista concessa…Un’ultima  cosa  per i nostri  lettori  de “I  viaggiatori ignoranti”…Potremmo  sapere le tue prossime  pubblicazioni?

C'è una novità in uscita proprio in questi giorni ed è, ancora una volta, un romanzo breve a quattro mani: si intitola Il festival degli atti impuri, pubblicato anche questo da www.eroscultura.com. Stavolta la partner – e co-protagonista insieme a me della vicenda – è Artemide B. (anche se una volta di più è stato Cappi a darci una mano con l'editing). Comincia con varie scrittrici e diversi personaggi che gravitano intorno al mondo della letteratura erotica che si ritrovano in una cittadina toscana per un festival... e finisce come un quadro di Hyeronimus Bosch!

-Grazie  e…Buon 2014!!!

Grazie a te e a chi ci leggerà... Se volete seguirmi sulla mia fan page, la trovate su Facebook a questo indirizzo:



Fabio  Vigano’

                                                                                

martedì 24 dicembre 2013

Sansepolcro e la piccola Repubblica


Probabilmente avrete già sentito nominare Sansepolcro. Forse l'avrete sentito definire "il paese di Piero della Francesca". Giusto: Piero nacque intorno al 1415 a Borgo San Sepolcro. E il nome del borgo, da dove ha origine?

lunedì 23 dicembre 2013

Giant's Causeway: il miracolo della Natura.

Si deve raggiungere l’Irlanda del Nord. 
Ci si deve spingere fino a Portrush, piccola cittadina di tremila anime circa, situata nella contea di Antrim. 
Da li’ si costeggia l’Oceano Atlantico per circa quindici chilometri. Il viaggio sarà piacevole. Il panorama è da mozzafiato! In men che non si dica arriverete all’ entrata della Giant’s Causeway. 

Il prete che inventò lo sci

Nel recente passato ho raccontato storie di preti montanari: il prete che amava le vipere della Valle Antigorio ed il prete di Cicogna che riuscì a catturare l’aquila - non un’aquila ma l’aquila.
Nei mesi scorsi, parlando con un antico abitante delle nostre montagne, mi sono imbattuto nella romantica storia di un prete cocciuto e di un suo amico falegname. 

domenica 22 dicembre 2013

A due passi da Dio.



Ora che la neve ricopre l'Alpe del vecchio aspetteremo la rugiada di primavera che bagni dolcemente l' erica, il piccolo fiore dl Campello Monti, in Val Strona, nel cuore delle Alpi Pennine, a due passi da Dio. In inverno Campello non ha abitanti, appiccicato a 1.300 metri di altezza al Provori, il monte che lo sovrasta, intabarrato nella sua alta coltre di neve impenetrabile e silenziosa e il Chigno, torrente che lambisce Campello, gela le sue acque limpide lasciando che il vento amoreggi con la betulla e il pino, nel silenzio più puro. Ma quando la casa " du sass"di "via in cima alla terra" scrolla dalle sue "piode" le ultime nevi che cascano sulla casera Santamaria la risvegliano fra sbuffi e borbottii, allora il ciclico annuncio della Val Sesia, I'onda propagatasi sino in fondo alla valle, fa eco e il Chigno sobbalza sciogliendo i suoi bianchi ghiacci. Cominciano allora, nel gioco di acque e luci, cascate e azzurri di cielo filtrati, fredde notti stellate, valanghe azzurre. Il tempo, a Campello, ha dimensioni diverse. Lassù è l'acqua che scroscia sulle "piode"- i tetti di pietra grigia - o la fredda aria che investe le "preiasore'" vecchie spelonche in cui si riponevano, fino a qualche anno fa, i cibi per tenerli al freddo - a dare le dimensioni del flusso continuo della vita. L'Alpe del vecchio canta l' eterna giovinezza del monte che innevato, "quasi per un erbal fiume silente sulle vestigia degli antichi padri" echeggia splendori. Nel piccolo paese scende presto la sera. La 'gassa', via principale di Campello, piccola e stretta in salita, con tanti gradini dal ponticello alla fontana, alla chiesa vecchia, si avvolge a gomitolo. Anche via “du sass” e via “in cima alla terra” riflettono la stanchezza del giorno. Ora ricorderanno queste vie prima che s'addormentino i vecchi passi dei montanari che dal “Tapone” salivano fin su, a salutare Guglianetti o Janetti, signori del luogo. E nella “gassa”, il primo Tensi rivide forse “via dei mercanti' a Firenze, sua patria e allargò il partito Guelfo della repubblica Fiorentina di Cosimo del Medici. Così nacque Campello, fra leggenda e storia. Il filtro del tempo ha trattenuto poi vicende amare persino, stenti e privazioni di gente semplice, ma dal cuore grande. Oggi il costume delle donne di Campello accosta bei colori in armonia e se scendi lungo la “gassa” tutti ti vedono perché le case hanno occhi spinti oltre gli usci sempre aperti, anche quando la pioggia estiva dura giorni. A Campello c'è ancora il gusto delle cose antiche, del legno caldo che riveste l'interno delle case o che arde nel camino o che modella i valligiani, c'è quella carica di schietta amicizia che sa d'antico, c'è ancora il buon giorno al mattino e il sorriso che s'apre alla valle. A Campello in un giorno d'agosto pieno può sembrare d'essere in inverno, accucciati al camino di casa Santamaria, in una stanza tutta miele e poesia e può capitare a sera persino di leggere Shakespeare: “sogno di una notte dl mezza estate'. Quando poi Campello Monti entra nel letargo del lungo inverno, resta la soglia del magico fiorire di stelle, crepitii di scintille estive rubate ad attimi d'esistenza, fermi in noi diventati ormai cittadini di metropoli avvolte dalle nebbie. C'è nell'attesa dell'odore selvaggio dei monti, il passare ciclico del giorno e resta il sapore di bianche nuvole sognate quando la terra bagnata sapeva di autunno e di foglie dai colori accesi al tramonto.

(articolo 1981)

Filippo Spadoni.

sabato 21 dicembre 2013

Il Timanfaya, la porta dell'inferno.

Al Parco Nazionale del Timanfaya (Parque Nacional de Timanfaya) ci arrivo al mattino presto quando i primi raggi del sole accarezzano dolcemente la montagna del fuoco.
Il paesaggio di questo angolo di Spagna bagnato dall'Atlantico e che strizza l'occhio all'Africa non è sempre stato come mi si presenta in questo momento.
La storia del fuoco che brucia qualsiasi cosa e della lava che ricopre la terra inizia nel 1730.
Le parole di un parroco ci permettono di interpretare la storia.
"la terra si aprì improvvisamente vicino al Timanfaya, una enorme montagna si sollevò dal seno della terra e della sua cima si levarono fiamme che continuarono per 19 giorni"
Il parroco era don Lorenzo Curbello.
In un brevissimo lasso di tempo la geografia mutò.
Il fuoco prima e la lava poi modificano e modellano l'isola.
Tutto quello che si trova nelle vicinanze brucia!
Il terreno squarciato dall'eruzione ora ribolle di calore
Fuoco, lava, ceneri e lapilli.
L'isola di Lanzarote non sarà più la stessa!
I fenomeni eruttivi continuano negli anni seguenti, concentrandosi sino al 1736.
A tutt'oggi l'attività del vulcano continua, in quanto a breve distanza da dove poggiamo i piedi, circa 12 o 13 metri di profondità, le temperature oscillano tra i 100° ed i 600°!
Il parco nazionale del Timanfaya non è visitabile in tutta la sua estensione.
La zona aperta al pubblico è quella nominata Islote de Hilario. 
Appena giunti al parcheggio, dove si chiude la strada accessibile ai privati, ci si imbatte nel ristorante El Diablo ideato e realizzato da Cesar Manrique, vero promotore e divulgatore delle bellezze di Lanzarote nel mondo.
Il ristorante è famoso per la qualità del cibo, cotto direttamente sulle fiamme dell'inferno!
Le griglie per carne o pesce sono disposte sulle vive rocce a contatto con l'estremo calore che si dipana dalle viscere della terra!
Le possibilità di escursione all'interno del parco sono di due tipologie: la prima in groppa ai "camellos", i dromedari di Lanzarote, la seconda comodamente seduti sulla poltrona di un bus.
Dato che le mie esperienze con cammelli e dromedari non erano accattivanti decido per il bus.
Il percorso è affascinante!
14 km tra vulcani e crateri, nella"ruta de los volcanes"!
Surreale.
Irripetibile.
Il grande rammarico è relativo alla impossibilità di condividere con voi le fotografie di questo viaggio, ai limiti del lunare.
Il trasferimento da analogico a digitale presenta ancora lacune clamorose.
Le fotografie che ritraggono il paesaggio del Timanfaya sono tratte dal sito www.turismodecanarias.com.
Sono passati molti anni da questa esperienza, ma il ricordo della porta dell'inferno è sempre delineato nitidamente nella mia memoria.


Fabio Casalini.

Fotografie: le fotografie sono state estrapolate dal sito delle Isole Canarie. La qualità delle fotografie personali, analogiche, non permetteva la pubblicazione.




venerdì 20 dicembre 2013

Le Saltee Islands, le isole del tesoro!

Se guardate la carta geografica dell’Irlanda le scoprirete, non senza una certa difficoltà, minuscoli puntini,due, posti al sud-est della Repubblica, sotto la cittadina di Wexford. 
Le potrete raggiungere soltanto via mare. Dovrete arrivare in un piccolo borgo prezioso, caratteristico, come lo è tutta l'Irlanda, definita non a caso giardino d’Europa! 
Prendete alloggio in questo paesino di pescatori dal nome intrigante e suggestivo: Kilmore Quay. Da lì potrete poi raggiungere le Saltee Islands.
Sarà un’esperienza unica.
Sarà unica ed irripetibile. 
Chiedete di poter trascorrere una giornata sulle isole. 
Sarete soli a diretto contatto con la natura. Una meravigliosa natura incontaminata che vi sedurrà proprio come una donna affascinante. Vedrete cose che prima non avrete mai visto! Vi ritroverete a rincorrere con la macchina fotografica le svariate specie animali che incontrerete lungo il vostro percorso, dalle fregate ai cormorani, dalle pulcinelle di mare al falco pellegrino, fino alle foche che circondano le coste delle isole. 
Parrebbe inutile mettervi in guardia dai pericoli…Non lo è! 
Dovrete usare una certa prudenza in prossimità delle scogliere…
Inoltre è da ricordare che visitare le Saltee Islands è possibile ma a certe condizioni, dettate dal buon senso e dalle leggi vigenti. Non potrete campeggiare, non dovrete assolutamente accendere fuochi, dovrete rispettare la privacy degli abitanti ed in nessuna ragione avvicinarvi alle loro case, dovrete lasciare pulito e soprattutto ricordatevi che potrete restare sull’isola dalle 11.00 a.m alle 16.30 p.m.
Vi suggeriamo di non spingervi al limitare delle scogliere in quanto il terreno potrebbe essere cedevole.
Lo stesso dicasi sugli scogli…
Scivolare o mettere un piede in fallo non sarebbe simpatico. Lo dico perché vi ritroverete come persi,estasiati da questo Eden ritrovato che vi scoprirete a passare da uno scoglio all’altro, per fotografare di tutto e tutto ciò che potrete. 
Le Saltee Islands hanno la rara capacita’ di risvegliare il bambino nascosto dentro ogni essere umano. Sono una vera poesia… 
Sono ristoro per l’animo, riposo dagli affanni quotidiani. 
Sono la vera dimensione dell’essere umano! Il cuore pare espandersi in petto,gonfio di gioia…
L’animo è ebbro di felicità. Qui non sarete mai soli!
Non vi sentirete mai soli! 
Persino nelle grandi metropoli si è soli,a volte. Qui vi troverete circondati da gabbiani, che faranno a gara con le fregate a disegnare nell’azzurro del cielo trame geometriche fantasiose e mirabili.Vi osserveranno,a loro volta incuriositi…
In acqua ammirerete persino le foche maculate intente nel loro passatempo preferito: nuotare.
Prendete confidenza…
Si lasceranno simpaticamente fotografare come fossero primedonne d’avanspettacolo. Tra gli scogli non sarà infrequente osservare le pulcinelle di mare. Dovrete avvicinarvi con passo felpato per poter scattare una fotografia…Lascerete le Saltee Islands con profondo rammarico…Una parte di voi resterà sull’isola.Ma dell’isola porterete con voi non soltanto il ricordo ma il tesoro di emozioni e sentimenti che avrete vissuto. Se esiste un’isola del tesoro non puo’ che essere le Saltee Islands! 


Articolo di Fabio Vigano’

(Tutte le fotografie sono state prese dal sito www.salteeislands.info, in quanto ci siamo recati nel periodo delle macchine fotografiche analogiche)
(All photographs were taken from the site www.salteeislands.info)

martedì 17 dicembre 2013

Il Sacro Monte di Orta. Patrimonio di tutti

Il Sacro monte di Orta è situato sulle colline che sovrastano la sponda orientale del lago d'Orta; l'area protetta è stata istituita dalla regione Piemonte per tutelare il patrimonio storico e religioso. Il sacro monte di Orta è inserito nel patrimonio mondiale dell'Umanità dall'Unesco. 

domenica 15 dicembre 2013

Il Sacro Monte nella collina fitta di boschi

Il Sacro Monte di Ghiffa è inserito nel gruppo dei Sacri Monti prealpini, dal 2003 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità.
Tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo, fu concepito un piano edilizio per l'ampliamento dell'antico oratorio dedicato alla Santissima Trinità e la costruzione, attorno ad esso, di un Sacro Monte sulla collina fitta di boschi con incantevole vista sul Lago Maggiore.

venerdì 13 dicembre 2013

Vincenzo Vela: il pensiero e l'azione.



A  Mendrisio, in Canton  Ticino, in quel di  Ligornetto, è   ubicato  il  Museo  Vincenzo Vela. Abbiamo  intervistato la  direttrice  del  Museo, Dott.ssa. Gianna  A. Mina. Si è colta  l’occasione  per  parlare del  grande  artista,cercando  di analizzarne anche il  pensiero, l’idea e, persino, l’azione. Ne è risultato  un quadro a tinte sgargianti, vivide, calde e passionali. Come passionale  come fu la  vita del  grande artista che, prima di esser tale, dimostrò, senza  ombra  di dubbio, di essere un grand’uomo.

- Vincenzo Vela fu non soltanto un grande artista bensì un grande intellettuale nonché idealista. Oggi il suo messaggio ideologico e artistico si può considerare ancora attuale?
Forse proprio per le sue umili origini (apparteneva a una famiglia di scalpellini), Vela era particolarmente sensibile ai temi sociali e politici del suo tempo. Non solo da un punto di vista ideologico, di pensiero, e di artista. Ma era un uomo d’azione, capace di battersi: il suo impegno era dalla parte della libertà, al di là dell’appartenenza a un paese. Nel novembre del 1847, infatti, partecipa come volontario al Sonderbund, la guerra civile elvetica, dove conosce il generale Henry Dufour, che ritrae alcuni anni più tardi. E, pur essendo svizzero, partecipa anche alle Giornate di Como (1848), alla campagna contro l'Austria in Lombardia. Insomma, un vero “transfrontaliere dell’impegno civile”.
Un impegno che è evidente in alcune sue opere, da “Le vittime del lavoro”, il bassorilievo in memoria dei 177 morti durante la costruzione del tunnel ferroviario del San Gottardo, a “Spartaco”. Quest’ultima è senza dubbio la scultura più famosa di Vela, ospitata in marmo nell’atrio del Municipio di Lugano. Realizzata a cavallo degli anni "caldi" attorno al 1848, viene subito salutata come un simbolo della lotta di liberazione dei patrioti lombardi sottomessi al dominatore austriaco.



-Vela appartiene alla corrente del grande realismo ottocentesco ed è calato in un Ottocento italiano dai forti fermenti rivoluzionari. Qual è voluto essere il suo messaggio?
Vincenzo Vela era un artista dai forti ideali politici, un uomo impegnato nella e per la Storia. Vedeva nella cultura uno strumento di propaganda, nell'accezione più positiva del termine: attraverso le sue opere, collocate con perizia nello spazio pubblico, riusciva a trasmettere i suoi ideali politici e a renderli comprensibili al cittadino. E questo grazie a un nuovo linguaggio, più realistico, e lontano dal classicismo accademico. A quell'epoca la presenza di Antonio Canova (1757-1822) era un modello ineludibile in Italia, ma Vela era riuscito a riproporre questa tradizione neoclassica in chiave moderna e a inventare un nuovo stile.

-Cosa rappresenta oggi il museo Vincenzo Vela e quali sono le aspettative per il futuro?
Vincenzo Vela desiderava veder realizzato nella sua residenza una scuola d'arte, un luogo di formazione, dunque, e di incidenza sulle giovani generazioni. Da un lato una “casa-museo”, dall’altro un luogo di dialogo culturale, vivo, calato nel presente.


Per questo motivo anche oggi esso intende confermare il proprio ruolo di spazio culturale che, oltre alla conservazione e alla presentazione del proprio straordinario patrimonio artistico, agisce come piattaforma di arricchimento della comunità a cui si rivolge, e di scambio. È pertanto sul dialogo (con le scuole, le famiglie, gli adolescenti, i visitatori altrimenti dotati, gruppi di richiedenti l’asilo, oltre che con studiosi, interessati d'arte e turisti) che il museo si concentra, consapevole di poter offrire un'accoglienza di qualità.


- Un tempo, gli artisti ticinesi si recavano a bottega nei vari laboratori dei mastri della vicina Italia. Avete scambi culturali con gli enti museali italiani a riguardo?
Il Museo Vincenzo Vela si trova incastonato in una terra che nei secoli ha vissuto una costante emigrazione di talenti artistici e una ricchezza di scambi culturali con la vicina Penisola e con il resto dell'Europa. In particolare, per valorizzare il ricco parco del Museo Vincenzo Vela è nato un gemellaggio nell’ambito del network Grandi Giardini Italiani, di cui fa parte, assieme a Villa Carlotta (Tremezzo, Como) e Villa Cicogna Mozzoni (Bisuschio, Varese). Ad esempio, è stata studiata una strategia promozionale comune, con la produzione di cartoline floreali per i visitatori dei tre parchi. E altre iniziative sono in programma in occasione di Expo 2015 a Milano.

- Ritenete che i musei e la cultura in genere siano sottovalutati oggigiorno? Se sì, perché?
Cerchiamo di rispondere a questi quesiti attraverso il blog “Perché Museo”. Il blog non vuole essere uno spazio per chiedersi “Perché museo?”, con il punto interrogativo finale, bensì si propone come una piattaforma per affermare e sostenere con forza “Perché Museo”. A cadenza regolare, prendendo spunto dalle attività del Museo Vincenzo Vela, da ciò che succede nel mondo dei musei, da racconti, da viaggi ed esperienze, sono stati pubblicati contributi con temi e autori diversi per riflettere e discutere sui musei, sul loro ruolo nella società e sul loro futuro.

- La cultura è testimone solo del proprio tempo o anche monito e insegnamento per le generazioni a venire?
Tra le molte definizioni che sono date alla voce  “cultura”, vorrei citare quella dell’intellettuale italiano Walter Pedullà, che mi pare riassuma bene il punto di vista dell’azione culturale del Museo: “l’opacità che avvertiamo non dipende dal mondo. Tocca a noi spostarci finché il mondo torna a risuonare, a emettere messaggi. La cultura è indispensabile a mantenere in movimento la società. Cultura è il nome di questo spostamento, di questo continuo movimento”

Grazie di cuore,Dott. ssa Mina.
Grazie per aver ricordato il percorso da seguire!

Intervista di Fabio  Vigano’.



Il fantasma di Sirmione, l'amico dei Catari!

La rocca di Sirmione risale all'epoca scaligera.
La particolarità del castello risiede nel fatto che viene accarezzato dal Lago di Garda su tutti i lati.
E' uno splendido esempio di fortificazione lacustre.
La rocca si contraddistingue per le merlature a coda di rondine e per l'imponente Mastio (47 metri di altezza) che domina tutto il centro storico della città vecchia.
Torniamo al titolo di questo articolo.
La rocca di Sirmione è infestata da un fantasma amico dei Catari?

mercoledì 11 dicembre 2013

Délice la Rouge ovvero l’arte del Burlesque.




Siamo  riusciti  a incontrare  una  grande  interpretete  del  burlesque.L’abbiamo  raggiunta,tra il lusco ed il brusco,a    un suo spettacolo.Piu’ che raggiunta, direi,attesa  al varco.Ci  concede  l’intervista….Ha appena terminato  la sua “performance”.Mi  invita a sedere…Le offro da bere… mentre  considero  mentalmente che tutto si possa dire di lei tranne  che non sia una seria professionista.

-Délice  la  Rouge  in arte…In realtà?
-Délice  la  Rouge non è solo un nome d’arte, è una parte di  me, ma se vuoi  sapere  chi  sono all’anagrafe…be’ mi chiamo   Samanta.

-Perché  hai  scelto  il burlesque?
-Uscivo  da  una  relazione  difficile, con una persona  molto  gelosa. Il  burlesque  è  stata  la  rivalsa  della mia  femminilità  e  della  mia  creatività

-Cos’è  per  te  il  burlesque?
-E’  innanzitutto  una  forma  d’arte, una  delle  espressioni  della  grazia  femminile  e della  sensualità .E’ armonia  ed  eleganza.

-Burlesque   come  forma  espressiva  o  come  stile di  vita? Mi  spiego… Molti ,forse troppi, ritengono  sia “soltanto” un  modo  per  fare  uno  spogliarello…In  realtà ,correggimi se sbaglio ,ho  notato  grazia  ed eleganza,… mai volgarità! Tra  l’altro mi  è  parso  di capire  che  anche  il  pubblico  femminile  apprezzasse… O sbaglio?
-Per  me  è  anche  uno  stile  di vita. Mi  piace  esprimere  il  mio  essere  donna  anche  quando  non ho dei riflettori  puntati  addosso .Il  burlesque  non  puo’  essere  considerato   solo  uno  spogliarello  e sicuramente  chi  viene  a  vedere  un  mio  spettacolo  sa  che  non  assisterà   a  una  performance  da   stripclub. Mi  è  capitato  di  partecipare  come  performer   a delle  feste  di  addio  al  celibato… Alcuni ragazzi  mi  hanno  confidato   che  le  loro  fidanzate  erano  piu’  tranquille  sapendo  che  assistevano  ad uno  spettacolo di  burlesque, piuttosto  che  a  uno  show   da  nightclub.


-Da  quanto  tempo  ti   dedichi  a  questa  professione?
-Da  circa  due anni  e mezzo.

-Cosa  suggeriresti  a  una  ragazza  che  desiderasse   apprendere  i  segreti  di  questo  mestiere?
-Di  creare  un  proprio  stile, mantenendo  una  certa  poliedricità, ovvero  mettere  sempre  una  nota  di  sé  anche  negli  spettacoli  in  modo  da distinguersi, un  po’  come  creare  il  proprio marchio di fabbrica.

-Cosa  non  fare  quando  si  è  interpreti  di burlesque… Mi spiego… Hai  suggerimenti  etici  da proporre? Immagino  ve  ne  siano…
-Il  burlesque  è  in  parte studiato  e  in  parte  improvvisato. Bisogna  conoscere  bene  il  proprio  corpo  e riconoscere    l’effetto   ottenuto   dalle  movenze  e  dalla  mimica   facciale. Spesso  esiste  un  limite  sottile  tra  sensualità   e  volgarità. Sarebbe  meglio  non  varcarlo…

-Parliamo  di  seduzione… Ritieni   sia   parte  importante  della  tua  professione ?
-La  seduzione   è  la  capacità  di   conquistare  gli  altri  col  proprio  fascino. Sicuramente  è  importante  in un’arte  che  esalta  la  sensualità.

-Quanto  puo’  essere  rilevante  il  cosiddetto ”trucco  e  parrucco”?
-Fondamentale: è  un’arte  scenica. La  cura di  sé  deve  essere  ben   riconoscibile  e  l’acconciatura  deve essere  appropriata. Il trucco  impeccabile  è  visibile anche  all’ultimo spettatore  nell’angolo  della  sala.


-…E  la  scelta  della  lingerie…?
-Anche  la  lingerie  deve  essere  curata  e  ben  abbinata. Deve  essere  scelta  con  gusto  spiccatamente  retro’. In  fondo  si  parla  di  uno  spettacolo   vintage.

-Quali  saranno  i  tuoi  prossimi  impegni… Pur essendo  agli  inizi, mi  dicono, tu  sia  molto impegnata…
-Non  essendo  il  mio  unico  lavoro, cerco  di  prendere  quanti  piu’  impegni  si  incastrino  col  mio  lavoro diurno  che, purtroppo,  non  ha  orari  fissi. Sicuramente  l’evento  piu’  importante  è  programmato  per  il 16   Febbraio, quando  terro’  il  mio  primo  workshop : ”La vie en burlesque”, alla  manifestazione “Eroticum”  di  Roma.

-Posso  essere  indiscreto?
-No!


-No? In  effetti  non  lo  sono  mai  ma… Volevo  soltanto  chiederti   se  seguissi  una  dieta…!!!
-Tutti   ne  seguiamo  una  ,o no? Diciamo  che  seguo  una  dieta  mediterranea   abbastanza  equilibrata. Almeno  una  volta  al  mese  mi  concedo   un  menu’  orientale. Non  sono  una  fanatica  della  conta  calorica. Il  buon  cibo  rende  felici. Le  privazioni  di  cio’  che  ci  piace  ci  rendono  tristi  e… nessuno  vuole una  performer   triste.

-La Rouge… Immagino  siano  rossi  per  effetto  scenico…? Sto  parlando  dei  capelli  che  immagino  siano tinti…
-Sicuramente  sono  tinti  ma  non  per  effetto  scenico. Li  portavo  cosi’  ancor  prima  di  iniziare  a  fare  il burlesque. Mi  piacciono  i colori  forti  e  il rosso  in  particolare. Il  rosso  è  il  colore della  passione  e  mi dona  energia.

-Alle  belle  donne ,alle donne in genere , non  si  chiede  mai  l’età…. Infatti   non  la chiedero’! Soltanto… Come  fai  ad  essere  sempre  cosi’  fresca   e spumeggiante…. Ah…Ah… Arrossisci…? Délice  la  Rouge  è timida?
-Cosa  fai? Ci  stai ”provando”?

-No,giuro  di  no! Non  ci sto “ provando” !Di solito …piu’ che sedurre…sfianco… Poi ,forse ,accettano  un invito  a cena…Tu  hai  gia’ accettato  un analcolico…Attenta… Cosa fai …. Ridi?
-Tranquillo. Non  c’è  nessun  fidanzato   geloso  ad  aspettarti  a  fine  intervista…

-         Ehm… Parliamo  di  cose  serie…Leggi? Ti  piace  la letteratura… o  preferisci  i  films?
-         Preferisco  di  gran  lunga  leggere ,per  lo  piu’  romanzi  fantasy  o  thriller. Ma  non  disdegno nessun  genere, in  realtà. I  film  mi  piacciono  meno. Danno  meno  spazio  alla fantasia.

-Hai qualcosa da dire ai lettori de “I viaggiatori ignoranti”…Noi ti auguriamo  uno  sfavillante  anno nuovo….!
-Grazie,per  avermi voluto  conoscere meglio e,ovviamente,auguro un meraviglioso  anno nuovo anche a voi!

-Grazie,…Dèlice…!

                                                                                                                  Fabio Vigano’




Intervista di Fabio Viganò

Fotografie di Photo copyright A.C.Cappi https://www.facebook.com/rhonavampira