Vincenzo Vela: il pensiero e l'azione.



A  Mendrisio, in Canton  Ticino, in quel di  Ligornetto, è   ubicato  il  Museo  Vincenzo Vela. Abbiamo  intervistato la  direttrice  del  Museo, Dott.ssa. Gianna  A. Mina. Si è colta  l’occasione  per  parlare del  grande  artista,cercando  di analizzarne anche il  pensiero, l’idea e, persino, l’azione. Ne è risultato  un quadro a tinte sgargianti, vivide, calde e passionali. Come passionale  come fu la  vita del  grande artista che, prima di esser tale, dimostrò, senza  ombra  di dubbio, di essere un grand’uomo.

- Vincenzo Vela fu non soltanto un grande artista bensì un grande intellettuale nonché idealista. Oggi il suo messaggio ideologico e artistico si può considerare ancora attuale?
Forse proprio per le sue umili origini (apparteneva a una famiglia di scalpellini), Vela era particolarmente sensibile ai temi sociali e politici del suo tempo. Non solo da un punto di vista ideologico, di pensiero, e di artista. Ma era un uomo d’azione, capace di battersi: il suo impegno era dalla parte della libertà, al di là dell’appartenenza a un paese. Nel novembre del 1847, infatti, partecipa come volontario al Sonderbund, la guerra civile elvetica, dove conosce il generale Henry Dufour, che ritrae alcuni anni più tardi. E, pur essendo svizzero, partecipa anche alle Giornate di Como (1848), alla campagna contro l'Austria in Lombardia. Insomma, un vero “transfrontaliere dell’impegno civile”.
Un impegno che è evidente in alcune sue opere, da “Le vittime del lavoro”, il bassorilievo in memoria dei 177 morti durante la costruzione del tunnel ferroviario del San Gottardo, a “Spartaco”. Quest’ultima è senza dubbio la scultura più famosa di Vela, ospitata in marmo nell’atrio del Municipio di Lugano. Realizzata a cavallo degli anni "caldi" attorno al 1848, viene subito salutata come un simbolo della lotta di liberazione dei patrioti lombardi sottomessi al dominatore austriaco.



-Vela appartiene alla corrente del grande realismo ottocentesco ed è calato in un Ottocento italiano dai forti fermenti rivoluzionari. Qual è voluto essere il suo messaggio?
Vincenzo Vela era un artista dai forti ideali politici, un uomo impegnato nella e per la Storia. Vedeva nella cultura uno strumento di propaganda, nell'accezione più positiva del termine: attraverso le sue opere, collocate con perizia nello spazio pubblico, riusciva a trasmettere i suoi ideali politici e a renderli comprensibili al cittadino. E questo grazie a un nuovo linguaggio, più realistico, e lontano dal classicismo accademico. A quell'epoca la presenza di Antonio Canova (1757-1822) era un modello ineludibile in Italia, ma Vela era riuscito a riproporre questa tradizione neoclassica in chiave moderna e a inventare un nuovo stile.

-Cosa rappresenta oggi il museo Vincenzo Vela e quali sono le aspettative per il futuro?
Vincenzo Vela desiderava veder realizzato nella sua residenza una scuola d'arte, un luogo di formazione, dunque, e di incidenza sulle giovani generazioni. Da un lato una “casa-museo”, dall’altro un luogo di dialogo culturale, vivo, calato nel presente.


Per questo motivo anche oggi esso intende confermare il proprio ruolo di spazio culturale che, oltre alla conservazione e alla presentazione del proprio straordinario patrimonio artistico, agisce come piattaforma di arricchimento della comunità a cui si rivolge, e di scambio. È pertanto sul dialogo (con le scuole, le famiglie, gli adolescenti, i visitatori altrimenti dotati, gruppi di richiedenti l’asilo, oltre che con studiosi, interessati d'arte e turisti) che il museo si concentra, consapevole di poter offrire un'accoglienza di qualità.


- Un tempo, gli artisti ticinesi si recavano a bottega nei vari laboratori dei mastri della vicina Italia. Avete scambi culturali con gli enti museali italiani a riguardo?
Il Museo Vincenzo Vela si trova incastonato in una terra che nei secoli ha vissuto una costante emigrazione di talenti artistici e una ricchezza di scambi culturali con la vicina Penisola e con il resto dell'Europa. In particolare, per valorizzare il ricco parco del Museo Vincenzo Vela è nato un gemellaggio nell’ambito del network Grandi Giardini Italiani, di cui fa parte, assieme a Villa Carlotta (Tremezzo, Como) e Villa Cicogna Mozzoni (Bisuschio, Varese). Ad esempio, è stata studiata una strategia promozionale comune, con la produzione di cartoline floreali per i visitatori dei tre parchi. E altre iniziative sono in programma in occasione di Expo 2015 a Milano.

- Ritenete che i musei e la cultura in genere siano sottovalutati oggigiorno? Se sì, perché?
Cerchiamo di rispondere a questi quesiti attraverso il blog “Perché Museo”. Il blog non vuole essere uno spazio per chiedersi “Perché museo?”, con il punto interrogativo finale, bensì si propone come una piattaforma per affermare e sostenere con forza “Perché Museo”. A cadenza regolare, prendendo spunto dalle attività del Museo Vincenzo Vela, da ciò che succede nel mondo dei musei, da racconti, da viaggi ed esperienze, sono stati pubblicati contributi con temi e autori diversi per riflettere e discutere sui musei, sul loro ruolo nella società e sul loro futuro.

- La cultura è testimone solo del proprio tempo o anche monito e insegnamento per le generazioni a venire?
Tra le molte definizioni che sono date alla voce  “cultura”, vorrei citare quella dell’intellettuale italiano Walter Pedullà, che mi pare riassuma bene il punto di vista dell’azione culturale del Museo: “l’opacità che avvertiamo non dipende dal mondo. Tocca a noi spostarci finché il mondo torna a risuonare, a emettere messaggi. La cultura è indispensabile a mantenere in movimento la società. Cultura è il nome di questo spostamento, di questo continuo movimento”

Grazie di cuore,Dott. ssa Mina.
Grazie per aver ricordato il percorso da seguire!

Intervista di Fabio  Vigano’.



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