sabato 7 dicembre 2013

Dialogo tra un uomo e l'abisso.

Il gruppo del Latemar delimita ad est la Val di Fassa, a sud la val di Fiemme, ad ovest il passo di San Lugano e l'altopiano di Novaponente a settentrione. La parte più interessante del complesso dolomitico sono sicuramente i "campanili del Latemar" svettanti guglie che si arrampicano sino in cielo.

Appena sotto il complesso vi è la foresta del Latemar dove si trova anche il lago di Carezza. Tra i campanili vi è anche una guglia denominato "Torre di Pisa" a causa della sua forma e della sua strana inclinazione. Il momento migliore per ammirarlo è sicuramente al tramonto quando le sue forme slanciate si riflettono nelle ferme acque del lago di Carezza....
Ognuno di noi ha la propria idea di cosa possa essere l'abisso.
Per alcuni potrebbe essere rappresentata da una profondità senza fondo.
Per altri un baratro nel quale non cadere perché difficile uscirne....
Le montagne vissute in solitaria permettono un rapido avvicinamento all'idea di cosa possa essere un abisso!
Esistono montagne che meglio di altre spiegano con quale fenomeno ti confronti.
La catena del Latemar è una di queste.
L'abisso fisico della verticalità si perde nel baratro psicologico della paura.
Chi sale in montagna dovrebbe essere esente da paura? oppure il "senso della paura" dovrebbe essere ridimensionato?
Non credo.
La paura è linfa di cui ti nutri per vivere completamente le esperienze...e non intendo "solo" quelle verticali.
Camminando al cospetto dei "grandi campanili del Latemar", campanili di roccia, l'abisso diviene voragine.
Accarezzando con gli occhi le Vette, Cime, Guglie e Torri la sensazione di vuoto assoluto ti pervade.
Sei solo!!
Lo ripeti per comprenderlo: sei solo!!
Piccolo e solo!
La dolomia ti può sopraffare in qualsiasi istante.
Da quassù la voragine torna ad essere baratro.
Paura del vuoto che ti circonda.
Vuoto assoluto.
Vuoto non solo verticale. Vuoto totale. 
Cervello. Cuore. Anima.
Vuoto.
I pinnacoli del Latemar si innalzano al cielo come fedeli guardiani di un mondo nascosto.
la moltitudine è lontana.
La solitudine totale.
L'alba è passata da poche ore.
La foresta si avvicina, e con essa anche l'uscita dall'abisso.
La verticalità dei larici, più umana, sembra amica.
Benevola.
Io, l'abisso ed il Latemar.
Ma... sono le montagne che ci avvicinano all'abisso oppure è la nostra idea di verticalità che ci permette di avvicinarlo?
La foresta primaverile con i suoi spazi e silenzi aiuta a riflettere.
Aiuta, o forse condiziona, il pensiero. 
Una domanda mi perseguita: "quale sarà l'abisso che affronterò domani?".
L'abisso orizzontale è forse peggiore di quello verticale.
Difficile da affrontare con le armi di cui disponiamo.
Anche la foresta è finita.....
Mi attende il Lago di Carezza con la sua sirena.
Idea di libertà.
Idea di un mondo migliore.
Il lago si gonfia per lo scioglimento delle nevi.
I colori ancora robusti e scuri.
Immagine poco turistica.
Forse è ora di affrontare il vero abisso......il parcheggio e la corona di bar che formano un anfiteatro innaturale intorno al piccolo lago.......


Fabio Casalini.

2 commenti:

  1. Ciao.
    Le fotografie sono molto suggestive e particolari.
    Volevo però farti i complimenti per il racconto delle tue emozioni di fronte ad una bellissima montagna come il Latemar.

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    1. Scusa per l'attesa della risposta! Stiamo correndo tanto ed alcune volte scappano i commenti!
      Ti ringrazio! Il Latemar è davvero un abisso verticale!

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