A due passi da Dio.



Ora che la neve ricopre l'Alpe del vecchio aspetteremo la rugiada di primavera che bagni dolcemente l' erica, il piccolo fiore dl Campello Monti, in Val Strona, nel cuore delle Alpi Pennine, a due passi da Dio. In inverno Campello non ha abitanti, appiccicato a 1.300 metri di altezza al Provori, il monte che lo sovrasta, intabarrato nella sua alta coltre di neve impenetrabile e silenziosa e il Chigno, torrente che lambisce Campello, gela le sue acque limpide lasciando che il vento amoreggi con la betulla e il pino, nel silenzio più puro. Ma quando la casa " du sass"di "via in cima alla terra" scrolla dalle sue "piode" le ultime nevi che cascano sulla casera Santamaria la risvegliano fra sbuffi e borbottii, allora il ciclico annuncio della Val Sesia, I'onda propagatasi sino in fondo alla valle, fa eco e il Chigno sobbalza sciogliendo i suoi bianchi ghiacci. Cominciano allora, nel gioco di acque e luci, cascate e azzurri di cielo filtrati, fredde notti stellate, valanghe azzurre. Il tempo, a Campello, ha dimensioni diverse. Lassù è l'acqua che scroscia sulle "piode"- i tetti di pietra grigia - o la fredda aria che investe le "preiasore'" vecchie spelonche in cui si riponevano, fino a qualche anno fa, i cibi per tenerli al freddo - a dare le dimensioni del flusso continuo della vita. L'Alpe del vecchio canta l' eterna giovinezza del monte che innevato, "quasi per un erbal fiume silente sulle vestigia degli antichi padri" echeggia splendori. Nel piccolo paese scende presto la sera. La 'gassa', via principale di Campello, piccola e stretta in salita, con tanti gradini dal ponticello alla fontana, alla chiesa vecchia, si avvolge a gomitolo. Anche via “du sass” e via “in cima alla terra” riflettono la stanchezza del giorno. Ora ricorderanno queste vie prima che s'addormentino i vecchi passi dei montanari che dal “Tapone” salivano fin su, a salutare Guglianetti o Janetti, signori del luogo. E nella “gassa”, il primo Tensi rivide forse “via dei mercanti' a Firenze, sua patria e allargò il partito Guelfo della repubblica Fiorentina di Cosimo del Medici. Così nacque Campello, fra leggenda e storia. Il filtro del tempo ha trattenuto poi vicende amare persino, stenti e privazioni di gente semplice, ma dal cuore grande. Oggi il costume delle donne di Campello accosta bei colori in armonia e se scendi lungo la “gassa” tutti ti vedono perché le case hanno occhi spinti oltre gli usci sempre aperti, anche quando la pioggia estiva dura giorni. A Campello c'è ancora il gusto delle cose antiche, del legno caldo che riveste l'interno delle case o che arde nel camino o che modella i valligiani, c'è quella carica di schietta amicizia che sa d'antico, c'è ancora il buon giorno al mattino e il sorriso che s'apre alla valle. A Campello in un giorno d'agosto pieno può sembrare d'essere in inverno, accucciati al camino di casa Santamaria, in una stanza tutta miele e poesia e può capitare a sera persino di leggere Shakespeare: “sogno di una notte dl mezza estate'. Quando poi Campello Monti entra nel letargo del lungo inverno, resta la soglia del magico fiorire di stelle, crepitii di scintille estive rubate ad attimi d'esistenza, fermi in noi diventati ormai cittadini di metropoli avvolte dalle nebbie. C'è nell'attesa dell'odore selvaggio dei monti, il passare ciclico del giorno e resta il sapore di bianche nuvole sognate quando la terra bagnata sapeva di autunno e di foglie dai colori accesi al tramonto.

(articolo 1981)

Filippo Spadoni.

Commenti