venerdì 15 novembre 2013

Un viaggio nel cuore della Valgrande!

Si parte da Verbania e dopo una quindicina di Km (gli ultimi davvero problematici) si giunge a Cicogna, piccola capitale della Valgrande. 
Lasciata l'auto nel parcheggio si prende il sentiero per l'alpe Prà, seguendo i cartelli per il rifugio L'Alpino, che parte di fianco alla chiesetta del paese. 
Il sentiero sale subito deciso su di una ben tenuta mulattiera e dopo poco si abbandona il paese per addentrarsi nel bosco. 
La salita è costante e dopo circa un'ora si esce dal bosco, si affrontano gli ultimi tornanti e si intravede in lontananza l'Alpino; si devia leggermente a sinistra per visionare il masso cuppellato (ne ho già parlato ampiamente). 


Si risale per prati per giungere al "belvedere" del rifugio. Da questo punto si gode un bellissimo panorama sul lago maggiore, sullo Zeda e la Marona e sui corni di Nibbio. Lasciamo l'alpe Prà dopo l'ultima sosta per vedere lo sbocciare della primavera, e ci si addentra nel bosco sino ad arrivare ad un "intaglio" nella roccia (costruito dagli alpigiani per far passare gli animali verso l'alpe Leciuri dove vi era grande abbondanza di acqua) che permette di entrare in Val Pogallo.


Dopo pochi minuti si giunge ad un bivio in prossimità dei ruderi dell'alpe Leciuri: a sinistra si prosegue per la cima Sasso a destra si scende verso il Pogallo. 


Lungo la discesa verso i prati del Pogallo si attraversano diverse "carbunere" aie carbonili circolari sostenute da muri a secco, si giunge in prossimità della cappella del Braco dove si continua il sentiero sulla sinistra, in quanto quella traccia esile che si stacca sulla destra riporta a Cicogna. Si guadano diversi torrenti "piena" a causa delle abbondanti piogge di questa primavera, si attraversa l'alpe Caslù, e dopo circa 2 ore e mezza (senza soste) si giunge all'alpe Pogallo.



Quest'aria è ritornata selvaggia dopo moltissimi anni di grande sviluppo, ne sono fieri pilastri storici gli edifici ancora conservati nel pianoro, tra cui il grande edificio chiamato la casermetta all'imbocco del paese. Il Pogallo assume una grande importanza per la Valgrande per due diversi motivi: il primo legato allo sviluppo del disboscamento di inizio secolo (XX°) ed il secondo riguarda il grande eccidio di partigiani per mano dei nazisti operato nel giugno del 1944; Ne è ricordo per le generazioni future il memoriale posto sotto la casermetta e ben visibile da lontano per l'asta con il tricolore. 


Il ritorno a Cicogna avviene sulla "strada dei boscaioli" che segue per quasi tutto il suo tragitto il corso del rio Pogallo. Si abbassa in progressione sino a giungere pochi metri sopra il corso del torrente regalandoci momenti che rimarrano nella nostra memoria a causa delle enormi pozze di acqua cristallina, del rumore incessante delle cascatelle e dagli enormi massi levigati dall'incessante lavoro dell'acqua. 




In un punto molto prossimo al torrente vi è un ponte di nuova costruzione che permette di aggirare una piccola cascata sulla sinistra e di godere di un panorama molto gradevole sullo scorrere delle acque sottostanti. 


Quasi in conclusione del correre in parallelo con il rio pogallo, sul sentiero vi è un secondo ponticello che permette di ammirare un orrido sulla sinistra con relativa cascata "gonfiata" dalle piogge incessanti di questo maggio, scavalcato dal vecchio ponte che seguiva il sentiero in uso sino a qualche anno fa. 



A questo punto ci si distacca dal torrente che rimane in basso sulla sinistra e ci si incammina con diverse salite non impegnative verso l'abitato di Cicogna. Il giro completo è fattibile in 4 ore senza soste, ma in Valgrande sarebbe meglio entrare senza orologio per godere in pieno della bellezza selvaggia di questi posti.

Fabio Casalini

2 commenti:

  1. bello entrare in Val Grande senza orologio...!!!
    mandi, mandi

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  2. Ciao. Ti sei mai chiesto perché diciamo ENTRARE in valgrande? E non andare....

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