giovedì 14 novembre 2013

Perché si chiama Fontana di Trevi?


Alla Fontana di Trevi ci arrivo dopo aver lasciato il Colosseo.
Negli occhi l'antica Roma.
Gloria e caduta di un popolo.
Arrivata, a fatica, sino a noi. 
I pensieri che ritornano nel tragitto ripercorrono la storia della città.
Grandezza assoluta.
Caduta.
Nulla è per sempre.
Se un popolo così presente a se stesso è finito, tutto può cadere.
Di colpo, quasi all'improvviso arrivo a fronteggiare al maestosità barocca della Fontana.

Bellezza sublime
La nota stonata è data dall'enorme massa di turisti "chiassosi" che non ti permettono un'attenta visione di quello che stai ammirando.
Digerita la massiccia presenza, inizio a circumnavigare la fontana alla ricerca della migliore inquadratura.
I lampioni posti sulla strada che corre al fianco permettono uno stacco dallo scenario classico.
Come spesso mi capita mi pongo domande.
Perché Fontana di Trevi?
Trovo, a fatica lo ammetto, un piccolo spiazzo dove sedermi, accendere una sigaretta ed estrarre la tecnologia per risalire al perché del nome.
Vi sono diverse ipotesi, due le più accreditate, da quanto ho capito.
La prima afferma che il nome derivi dal latino Trivium o tre vie per il fatto di trovarsi al lato della confluenza delle tre vie che giungono a piazzetta dei Crociferi.
La seconda ipotesi ricorda che il nome attuale possa riferirsi, sempre al latino, Trebium, nome con il quale era conosciuto questo luogo nel periodo in cui veniva realizzato l'acquedotto dell'acqua Vergine nel periodo in cui Augusto era imperatore di Roma.
Non essendomi levato la curiosità riguardante il nome, decido di continuare il piccolo tour fotografico.
Il cielo, turchese, che si staglia dietro l'opera architettonica lascia spazio all'immaginazione. La luce è totale!
Coprente!
Aiuta la verticalizzazione del complesso.
Dal basso all'alto l'opera appare ancor più imponente, stretta com'è tra palazzi e palazzetti.
Forse...è proprio questa mancanza di spazio, questo essere obbligata in un luogo ed in uno spazio preciso che donano fascino segreto a quest'opera enorme dell'intelletto umano.

Fabio Casalini

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