mercoledì 27 novembre 2013

L'ultimo abitante di una valle!



Ritengo possa essere interessante parlare di Augusto Riolo; l'ultimo abitante di Campello Monti, Valle Strona (VB).
E' una storia affascinante, non troppo conosciuta e dal sapore antico, e soprattutto legata al nostro splendido territorio. 

Paolo Zolla, sacrista campanaro di Forno in Val Strona, ricorda la Campello Monti della sua infanzia, quando faceva le elementari negli anni della guerra di Abissinia e la maestra si chiamava Magda Tenzi, gli anni di "Giovinezza, giovinezza primavera di bellezza", e sui banchi di scuola erano tutti figli della lupa e balilla. Campello Monti era, allora, il gioiello della vallata. Le miniere di nichelio consentivano al paesello (altitudine, 1.305 metri) una discreta prosperita' . La minuscola comunita' montanara era costituita da otto famiglie, una quarantina di persone in tutto. "All' eta' della leva . racconta il sacrestano di Forno ., io lavoravo in miniera, come facevamo tutti noi giovani della valle: perche' il regime ci consentiva di evitare il servizio militare durante la guerra". 
Ma alla fine della guerra la miniera fu chiusa e Campello Monti si e' andato via via spopolando ed ora, ormai da anni, non ci abita piu' nessuno. Questo villaggio presepio, con le case aggrappate armoniosamente sulla montagna, si anima solo nei mesi estivi grazie ai pochi villeggianti e ai turisti alpinisti che vogliono fare la traversata sulla catena fino in Valsesia: ma d' inverno e' vuoto, la neve sbarra autoritariamente ogni accesso al paese. Non per tutti, pero' . Giovanni Piana, che gestisce d' estate la sola trattoria osteria di Campello, non ha resistito alla tentazione di fargli una visitina anche adesso, perche' , ammette, "un giorno a Campello d' inverno vale piu' di un mese in estate". 
L' ultimo decesso nel paese, raccontano, e' stato il giorno di San Giuseppe del ' 71, ma l' elicottero che avrebbe dovuto trasportare la bara al cimitero di Fornero, un villaggio vicino, non pote' atterrare per la bufera: e cosi' il morto fece il suo ultimo viaggio in slitta. Quello stesso anno una valanga si abbatte' su Campello, ma le sue case rimasero in piedi e questo fatto fu considerato un miracolo dal custode della chiesa, Augusto Riolo, che decise allora di non abbandonare mai il paese. Tutti se ne erano andati e lui rimase solo, per anni. Gli tenevano compagnia le capre, le galline e uno stuolo di gatti che teneva in casa, nella stanza dove mangiava e dormiva. Pare non avesse gran considerazione per le norme igieniche e comunque nessuno avrebbe potuto interferire con le sue regole di vita. Una volta un elicottero fece un giro sopra la sua casa per vedere se era ancora vivo, e l' Augusto si arrabbio' e minaccio' il pilota col pugno. In una delle tasche aveva il mazzo delle chiavi, della canonica, del cimitero. 
Per chi accendesse i ceri in chiesa, d' inverno, non si sa: ma questo era il suo dovere e lui lo compiva fino in fondo. "La terra e' cosi' fredda e gelata a Campello . dice Giovanni . che i morti non si consumano... Le riesumazioni sono frequenti e lo stanno a dimostrare. Uno dei sindaci del paese, il Lisander, e' stato riesumato a 50 anni dalla morte e indossava ancora il gile' . Una donna, morta in inverno, e' stata sepolta sotto tre metri di neve e solo in primavera si e' potuto metterla sotto terra". 
Qualcuno si e' chiesto se la caparbieta' del signor Augusto fosse in parte alimentata anche dalla convinzione che nel locale camposanto si sarebbe potuto conservare meglio, imbalsamato nel gelo. In questo e' stato comunque esaudito. Riposa infatti a Campello anche se gli ultimi mesi della sua vita li ha trascorsi lontano dalle sue capre, dai suoi gatti e dai suoi polli, in un ospedale di Omegna, dove l' avevano ricoverato a forza perche' molto malato. Una delle case di Campello Monti, con l' intonaco rosa, e' di proprieta' della signora Bulgari, Leonilde: si' , proprio Bulgari, della famiglia del famoso gioielliere. "Costantino e Giorgio Bulgari . mi informa Paolo Zolla . sposarono le due sorelle Leonilde e Laura Gilienetti, originarie di qui". 
Fino a poco tempo fa, la signora Leonilde, che pero' tutti chiamavano Mari' a cominciare da Augusto che aveva le chiavi di casa, arrivava a Campello in taxi: e i bambini erano impressionati dai suoi capelli turchini che la facevano somigliare alla fata di Pinocchio, anche se non piu' giovane: "Sono un po' di anni che non la vedo . dice Giovanni Piana . dev' essere un po' malata. Ma ogni tanto telefona. Ogni estate, la Mari' faceva strappare l' erba tra i ciotoli della gassa, come noi chiamiamo la scalinata che porta alla chiesa". Quando si scioglie la neve e i dorsali della montagna diventano, a primavera inoltrata, di un verde luminoso, arrivano le greggi: non manca mai all' appuntamento Annibale, un pastore bergamasco che sverna al piano e, quand' e' il momento, conduce le sue pecore agli alti pascoli della Val Strona, rallentando il traffico sull' attorcigliata strada che da Omegna porta su fino ai 900 metri di Forno. 
Ma non c' e' dubbio che il benessere (relativo) di Campello puo' essere assicurato soprattutto dal turismo alpino. E una tappa base della cosiddetta Grande Traversata delle Alpi, una camminata sulle montagne che uniscono la Valsesia all' Ossola alla Valle Anzasca, lungo l' itinerario che ha visto nei secoli le grandi migrazioni dei Walser, i coloni del Vallese, stabilitisi dentro i nostri confini: e Walser e' certamente la cultura di questa vallata, rimasta sempre un po' isolata e schiva, e considerata la Cenerentola delle valli novaresi. A Forno (trecento abitanti circa) c' e' un solo albergo, l' Albergo del Leone. 
Gestito con efficienza dalle sorelle Spadaccini, che lo hanno avuto in eredita' da padre, nonno e bisnonno, e' anticamente e deliziosamente accogliente: muri spessi, scale di sasso, corridoi stretti, vecchi mobili di legno, finestre piccole e balconcini che danno sui tetti. Nessuno, qui, ha bisogno della sveglia. Il campanile della chiesa parrocchiale suona le ore e anche le mezz' ore. Poi, alle 6 del mattino, interviene Paolo Zolla, detto Paulin. T' informa subito com' e' il tempo: un tocco vuol dire bello, due nuvoloso, tre pioggia, quattro neve. Questo vale per l' inverno, perche' d' estate il Paulin entra in azione alle 4: cosa che ha fatto imbestialire una signora di Milano, che ha sporto denuncia contro lo zelante campanaro. Il signor Zolla ha un fratello prete, che e' il prevosto di Omegna: non si dovrebbe quindi aver dubbi sulle sue tendenze ideologiche. 
Ma un giorno aveva la luna per traverso e gli abitanti di Forno si sono svegliati al suono di "Bandiera Rossa" che il Paulin aveva euforicamente improvvisato sulla tastiera: "Si' , e' vero . ammette . ma io suono un po' di tutto, da "Vogliam Dio" a "Marina" alla canzone del "Partigiano" e a "Son tutte belle le mamme del mondo". Ha una storia tragica, Forno, raccontata sul muro del cimitero: qui, il 9 maggio del ' 44 i fascisti fucilarono nove partigiani. La resistenza aveva trovato rifugio su queste montagne dove i "rossi" di Moscatelli e di Galletti si incrociavano coi "bianchi" di Beltrame e di Di Dio. Paolo Zolla, in un suo scrupoloso diario scritto a mano ricorda l' episodio (suo zio, parroco del paese, confesso' e assolse i morituri) intitolandolo "I fratelli uccisero i fratelli". Il suono dei campanacci puo' ricordare un mondo arcaico e cosi' gli abiti delle donne quando indossano festosamente i costumi walser: ma in realta' a Forno e in tutta la Val Strona non c' e' niente di stantio, di nostalgico immobilismo. 
Qui l' artigianato funziona e pare che funzioni bene. Leggo in un opuscolo che per una popolazione di 2.500 abitanti (quanti ne conta la valle) ci sono 140 aziende artigianali dove si lavorano l' acciaio, il rame, l' ottone, il peltro, il legno. Soprattutto il legno. La Val Strona e' conosciuta infatti come la "val di cazzui", per la grande quantita' di mestoli e cucchiai di legno che esce da queste botteghe: e chi ci lavora viene chiamato "gratagamul", grattagamole, perche' fa quotidiana strage di tarli. Il cucchiaio di legno brevettato negli Anni Venti da certo Carlo Zamponi di Forno ebbe un successo enorme e ancor oggi, apprendo, se ne producono dai 3 ai 4 milioni di pezzi e se ne esportano anche oltre Oceano. L' artigianato non assorbe certo interamente la manodopera della valle: giu' al piano, piccole e medie industrie offrono discrete sistemazioni e non sembra piu' necessario, oggi, attraversare l' Atlantico come fece il nonno delle sorelle Spadaccini, Giovanni Battista che ando' a fare lo sguattero in una torrida cucina di New York. Come si comporteranno domenica prossima Forno e la "val di cazzui"? Nessuno osa fare previsioni. 
Questi piemontesi walser sono pozzi di mistero. Ma all' Albergo del Leone c' e' una foto del presidente Scalfaro che venne qui a cenare quand' era ministro ed ha l' aria soddisfatta di uno che ha mangiato bene. E quindi impensabile che gli si debba fare ora uno sgarbo. Poche case aggrappate alle montagne L' inverno e' tanto freddo che neanche i morti si consumano Il brevetto sui cucchiai di legno risale agli Anni Venti. Ancor oggi se ne esportano Oltreoceano.
(articolo del Corriere della Sera)

estratto di un articolo dell'epoca

estratto di un articolo dell'epoca

Filippo Spadoni.

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