venerdì 22 novembre 2013

L'autostrada delle Alpi

L' autostrada delle Alpi - di Mario Soldati

13 dicembre 1966
Possiamo, adesso, fare noi, a nostra volta, senza nessuna presunzione, e senza molta speranza che venga accolta, una proposta?  Vorremmo che la Milano-Torino venisse battezzata "Autostrada  delle Alpi". Nelle belle giornate d'inverno, crediamo fermamente che nessuna strada o autostrada, nel mondo intero, possa vincere, per la bellezza del paesaggio, la Milano-Torino.
Già Samuel Butler, a pagina 168 del suo Alpi e Santuari che, lo so. non mi stanco mai di citare, parlando, nel 1881, della strada ferrata tra Milano, Santhià e Torino (strada ferrata che segue lo stesso percorso e gode gli stessi sfondi dell'odierna autostrada) dice che "the view of the Alps, in clear weather, cannot be surpassed": la veduta delle Alpi, con un tempo sereno, non può essere superata.
Non sarebbe la prima volta che ignoriamo le bellezze a noi più vicine, le più comuni, quelle che sarebbe più facile godere.
Ripetiamo: la stagione migliore, per questo spettacolo straordinario, meraviglioso, unico al mondo, e l'inverno: una giornata serena d'inverno. L'ora migliore è verso il mezzogiorno, quando il sole, con un'inclinazione di circa 45 gradi, batte in pieno sull'arco alpino, e illumina "di taglio" le anfrattuosità dei costoni, delle valli, delle creste. Il punto migliore, il tratto dell 'autostrada dove la bellezza dello spettacolo raggiunge il suo massimo, è al casello di Balocco: il momento, cioè, dove l'autostrada e più vicina alle montagne: o, almeno, dove "sembra" più vicina alle montagne, per chi va da Milano a Torino.
I colori sono di una delicatezza indicibile: soltanto Guglielmo Ciardi, in certi paesaggi del Grappa e delle prealpi venete, ha saputo fissare in un'opera pittorica accostamenti e sfumature che possono paragonarsi all'incanto di questa realtà.
Le tinte sono disposte in lunghissimi, interminabili strati orizzontali. Cominciando dal basso e dai "primi piani" e risalendo, strato per strato, verso l'alto e verso l'infinito, tentiamo un elenco.
Prati, quando non brinati: verdegiallo splendente. Prati brinati: verdeghiaccio. Alternate con i prati dell'uno e dell'altro verde, risaie e campi arati. Le risaie, o piuttosto le distese delle stoppie delle risaie, sono beige: crema, se volete. E i campi arati: rosa. Le macchie dei pioppeti: un arruffio lievissimo, e, anche quello, beige o crema. Altri alberi: ricami bruni. E, qua e la, sparsi, i rettangoli dei cascinali: muri alcuni bianchi e altri giallini, mentre i tetti sono di un bel rosso rugginoso, vinoso, come di vecchia barbera, scura e tuttavia rossa con del giallo dentro. Le prime lontananze, le prime dolcissime ondulazioni collinose, e coperte di boschi o di vigne, sono nettamente violette. Più in su, le prime prealpi sono ardesia: più in su ancora, gradatamente, cenere. Le montagne: bianchissime di neve. Ma le creste sono ben delineate e gli spigoli ben segnati dal sole, e da nette ombre azzurre. Appare, con un'evidenza che lascia senza fiato lo spettatore, la struttura misteriosamente e fatalmente geometrica delle vette: enormi cristalli candidi e azzurri: azzurri nelle ombre, nel sole candidi. II cielo è celeste-chiaro. Ma la, se andiamo da Milano a Torino, la verso sud-ovest, a sinistra e sopra la sempre visibile cuspide del Monviso, il cielo è celeste-verdino. Si vede, si sente, si capisce da quella luminosità particolarissima che la c'è il mare.
Pensiamo a un turista russo o americano o inglese, che percorra questa strada per la prima volta: la, dirà a se stesso, là dietro è il Mediterraneo!
Ed esiste una causa estremamente razionale, vorrei dire geologica e insieme scenografica, di tutta questa bellezza. L'autostrada Milano-Torino è come un'immensa platea di cento chilometri e più. La pianura dove la strada scorre è una ribalta. Le case e gli alberi sono quinte. Le colline, le prealpi e le Alpi sono gli spezzati e lo sfondo. Nessuna altra combinazione delle strutture terrestri potrebbe ripetere lo srotolarsi di un paesaggio così feerico e grandioso. Altro che il viaggio di Sigfrido!
E i cento fiumi, torrenti, canali che, scendendo dalle Alpi, attraversano perpendicolarmente la strada, con le loro aperture improvvise, con le loro profonde prospettive di boschi e ghiaieti, con i loro flutti velocissimi di acciaio, di argento, di zaffiro, di smeraldo, sono come cesure, sempre varie e sempre vive, nella magia ininterrotta dello spettacolo. II Ticino, il Terdoppio, l'Agogna, il Biraga, il Busca, la Sesia, il Marchiazza, il Rovasenda, il Cervo, l'Odda, l'Elvo, il Depretis, la Baitea, l'Orco, il Malone... Quanti nomi dimentico! E come vorrei conoscere esattamente anche i nomi delle rocce lontane da cui sgorgano, delle vette che contemplo, a una a una, splendide e nitide contro il cielo! 

Filippo Spadoni

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