domenica 3 novembre 2013

Alla ricerca dei rettili della paura


Ogni montagna o valle ha le sue leggende.
La maggior parte di queste leggende, miti o storie attiene al mondo strisciante dei rettili.
E' una tara umana.
Ritengo che nessuna valle abbia tante leggende sulle vipere come la Valgrande in Piemonte. 
Sin da bambino ho imparato a conoscere il basilisco (bazalesch o bazalisch): nella tipica raffigurazione della Valgrande ha una cresta molto pronunciata, delle zampe come un varano ma soprattutto può colpire con lo sguardo anche gli esseri umani. 
Nei racconti più raccapriccianti riesce altresi ad emanare uno sgradevole odore: questa narrazione venne fatta da un cacciatore di Cannobio che incontrò il basilisco sotto le torri del Gridone: i suoi cani scapparono terrorizzati e lui fu colpito da conati di vomito così forti che non riusci nemmeno a sparare.
Quindi il basilisco, nella tradizione valgrandina, non è propriamente una vipera ma un rettile chimerico che riesce ad ipnotizzare tutti coloro che hanno la sfortuna di incontrarlo.
Il basilisco è da sempre animale considerato pericoloso: Secondo Plinio il Vecchio e Solino il basilisco sarebbe un piccolo serpente, lungo meno di venti centimetri e nonostante questo sarebbe la creatura più mortale in assoluto. È infatti velenosissimo ed è in grado di uccidere con il solo sguardo che pietrifica o incenerisce. [1] Durante l'alto Medioevo a Plinio si rifece Isidoro di Siviglia, che lo definiva come il re dei serpenti, i quali lo temono per il suo soffio velenoso e per il suo sguardo mortale.[2] Nel XII secolo Teofilo monaco, nella raccolta di ricette artigiane che ha preso il suo nome, indicò un procedimento dettagliato per creare un basilisco, attraverso la copula di due galli rinchiusi in una cella sotterranea e tramite la cova di due rospi: la polvere del basilisco bruciato e macinato serviva a creare il cosiddetto aurus hyspanicus, ottenuto a partire dal rame. Nell'Europa dell'età medievale, la descrizione della creatura cominciò ad inglobare caratteristiche proprie dei galli. [3]
Sempre al medesimo genere appartiene il gasper (ritrovabile nelle tradizioni orali della bassa Valgrande verbanese). Era un rettile che amava i luoghi appartati nei pressi dei corsi d'acqua. Un particolare incontro avvenne tra un cacciatore ed un gasper nei pressi di una sorgente d'acqua nelle vicinanze di Cicogna: il cacciatore rimase immobile alla vista dell'animale ed anche in questo caso non riuscì a fare fuoco. Nei momenti successivi quando si riebbe trovò una tana quadrangolare nei pressi della sorgente. Il racconto si chiude con la descrizione accurata del gasper: cresta enorme sulla testa e squame rosse.
Un'altro intimidatore era il serpente con la cresta (serpent dla cestra). Molti sono gli incontri con questa vipera. Nella tradizione cannobina ha quattro ali e la cresta rossa. Chi lo incontrava si smarriva ed il morso equivaleva a morte certa. Nei racconti della Valgrande verbanese oltre alla cresta ed alle squame emanava un odore sgradevole e soporifero che addormentava le sue prede, uomini compresi. Era usanza dei cacciatori portare nelle tasche del giubbotto del tabacco da masticare, che si riteneva essere in grado di vincere la sonnolenza grazie al gusto acre. Le donne ed i bambini che si vedevano costrette ad attraversare zone infestate da tale serpente orinavano nel fazzoletto che portavano sempre con se per annullare l'odore e riaversi nel caso di attacco della malefica bestia.
Un posto a parte in questa carrellata di mostri e vipere merita il ramarro (ghezz): unico essere vivente in grado di allontanare i serpenti. Nella tradizione della Valle Vigezzo il ramarro era talmente forte che se un serpente avesse morso un uomo in sua presenza il veleno non avrebbe sortito alcun effetto
La narrazione potrebbe continuare in quanto ogni valle o alpeggio ha il suo serpente della paura. Ma le caratteristiche di tutti questi sono ben rappresentati dai tre animali leggendari sopra descritti.
Vi sono motivi validi per non credere a questi animali, ma lasciamo ad altri tale spiegazione.
Un testo molto istruttivo per entrare in contatto con tutti questi animali è Val Grande ultimo paradiso viaggio tra il Verbano e l'ossola nell'area selvaggia più vasta d'Italia di Teresio Valsesia.
Questo libro è fonte di ispirazione per tutti coloro che vogliono scrivere o raccontare della Valle più selvaggia della penisola.

Fabio Casalini

[1] V. Borniotto, “Halitus mortis”: il basilisco come serpente velenoso, in “Anthropos & Iatria”, 2, XV, maggio-agosto 2011
[2] Isidoro di Siviglia, Etymologiae, Libro XII
[3] V. Borniotto, “Halitus mortis”: il basilisco come serpente velenoso, in “Anthropos & Iatria”, 2, XV, maggio-agosto 2011

20 commenti:

  1. Non sapevo nulla del Basilisco se non che fosse una creatura "magica". Molto interessante... magari ne incontreremo uno la prossima estate nei boschi del VCO! Rosella

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    1. Rosella spero che si possa finalmente trovare un basilisco... al massimo si punta dritti a Malesco dove c'è una fontana con il nostro amico in bella mostra....
      Fabio

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    2. questo racconto mi lascia scioccata. Mai detto fino ad ora a nessuno al di fuori della mia famiglia. Mia mamma Carolina nata nel 1922, ogni volta che attraversavamo il bosco in località Gasc che da Bassuno portava alla Borgna:monti sopra Brissago dove vi era la cascina e dove poi passavamo le intere estati durante le vacanze scolastiche e, più di qualche aspide, vipera o quelli chiamati smilordon non si vedeva, e già era terrore; dicevo che la mamma ci raccontava puntualmente in quel posto quando, da giovane ragazza, era stata salvata dal fratello Mario il quale, non vedendola più, la cercava. Ha sempre detto di aver visto una biscia rossa grande e grossa come un legno per la stufa, questo diceva. Rossa che emanava un profumo intenso. Lei non riusciva a venir via da quel punto, fin che non è arrivato mio zio ad afferrarla per un braccio. Ha sempre detto inoltre che non ce l'avrebbe fatta da sola perchè era imbambolata e dal sibilo e da quel profumo che la strana biscia emanava e la tratteneva. Posso garantire di aver sentito raccontare quell'episodio decine e decine di volte. Ora arrivata al 2016 mi ritrovo questo vostro racconto. Non ho parole. Ceronetti Nicoletta

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    3. Nicoletta la raccolta di informazioni di questo articolo si basa esclusivamente su quanto raccontato dagli anziani. Tali narrazioni giravano di valle in valle scaldando le serate di fronte al camino....
      Grazie per quanto hai scritto.
      Fabio

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    4. si fabio, solo nel leggere questo raccono ed addirittura sentir parlare di Gridone .... i miei ricordi si son fatti vivi ... peccato mia madre non abbia avuto occasione di trovarsi al calore di quel camino ... trovo per me la cosa molto interessante,bravi sempre!con i tuoi gruppi e le tue pagine mi perdo volentieri. Nicoletta

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    5. Nicoletta grazie per le bellissime parole. Spero in futuro di interessare come nel passato con i miei scritti,
      Fabio

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  2. In merito ai racconti relativi al fatto che tale creatura possa emanare odori, segnalo che ad esempio un serpente americano corrisponde a tale descrizione.

    PANTHEROPHIS ROSSALLENI
    (serpente americano dei ratti)
    Distribuito negli U.S.A. in Arkansas, Kansas, Louisiana, Missouri, Nebraska, Oklahoma e Texas arriva a misurare fino a metri 2.50 di lunghezza.
    Abita diversi biotopi di pianura e di quote medio-basse, tra cui canyon boscosi, zone acquitrinose, foreste e praterie.
    E' spesso presente in campi coltivati e in prossimità di villaggi.
    E' un serpente attivo di giorno e al crepuscolo ed abile arrampicatore.
    Si nutre di piccoli mammiferi.
    Se si sente aggredita dapprima agita la coda con movimenti laterali; se con ciò non ottiene l'allontanamento del suo nemico emana un odore maleodorante tale da far fuggire il predatore.
    Il serpente è di colore rosso (come lo descrive la signora nel racconto qui sopra riportato)

    Emanano odore anche il ANTHEROPHIS OBSOLETA WHITE (serpente dei ratti) o anche il PHILODRYAS BARONI

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    1. Ciao, grazie per il prezioso contributo. Il serpente dei ratti lo conoscevo esclusivamente per i documentari di National Geographic. Ora lo osserverò con uno sguardo molto diverso.
      Fabio

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  3. La confidenza ricevuta da una Signora 80enne dice che suo padre abbia incontrato un basilisco nei boschi del Mottarone

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    1. Ciao Luisella.
      Sul Mottarone non avevo sentito di avvistamenti.
      Molto interessante.
      Argomento che smuove la curiosità per tutto quel patrimonio leggendario che stiamo smarrendo.
      Fabio

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    2. Frequento l'Ossola da quando son nata, ma a Macugnaga non avevo mai sentito si questi animali leggendari.Andando poi a insegnare in valle Vigezzo un mio brillante alunno, Federico Cavalli di Malesco, mi aveva spalancato gli occhi sul mondo misterioso della val Grande e il basilisco era un animale che ricorreva nei suoi racconti.

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    3. La Val Grande ha un patrimonio leggendario incredibile, che solo parzialmente è stato riportato in questo articolo.
      Se non ricordo male a Macugnaga si parlava del dahu, animale leggendario con le zampe sfalsate.
      L'origine dell'animale dovrebbe attestarsi nei Pirenei...
      Fabio

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  4. Scusatemi. Se vi può interessare proprio Lunedì 25 Aprile è uscito il mio nuovo libro dal titolo "STORIA E LEGGENDA DEL SERPENTEGATTO- L’ultima fantastica creatura della tradizione popolare alpina- Giovane Holden edizioni Marcoenrico Manoni

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    1. Ciao Marco Enrico, hai fatto benissimo!
      Curioso di trovarlo il prima possibile!
      Hai mai sentito parlare di San Basilisco?
      Fabio

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    2. ciao
      E’ una figura non ben definita. Martire cristiano in Cappadocia (Turchia) vissuto intorno al 300
      Probabile identificazione con due distinte figure: un soldato e un vescovo
      Fonte principale: Vita dei santi 1767
      Marcoenrico Manoni

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    3. Ciao Marcoenrico grazie delle informazioni, ne approfitto per chiederti ancora una cosa: è possibile che sia successo come per Saint San Guinefort o Guignefort di Borgogna?
      Questo santo era un cane levriero vissuto nel XIII secolo, che fu oggetto di devozione popolare quale santo per i miracoli che scaturirono presso la sua tomba, oggetto di culto e pellegrinaggi nella zona di Lione, a Sandrans, tra Chatillon-sur-Chalaronne e Marlieux.
      Con l'andare del tempo il santo - cane divenne santo - uomo.
      Possibile che anche per San Basilisco sia avvenuto lo stesso?
      A Nosate (MI) vi è la parrocchiale dedicata al santo - cane.
      Grazie.
      Fabio

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    4. Ipotesi affascinante ma poco probabile. Potrebbe essere comunque approfondita.
      Devo dire però che da parte mia non ho alcuna informazione che la possa supportare.
      Grazie e buona giornata
      Marcoenrico

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    5. Marcoenrico dovremmo risalire alla reale esistenza di San Basilisco e da li proseguire la ricerca.
      Affascinante!!!
      Fabio

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    6. direi che è questo il metodo da usare!
      un saluto

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    7. Speriamo in ottime ricerche marcoenrico!
      Fabio

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