Taino, sulle dolci colline del Lago Maggiore.

Taino è un borgo di poco più di 3000 anime, sorge a metri 263 s.l.m sulle primissime pendici collinari della sponda meridionale lombarda del lago Maggioretra Sesto Calende ed Angera ed offre un meraviglioso scorcio sul lago Maggiore e sulla Rocca di Angera contornata sullo sfondo dalle vette delle Alpi ed il massiccio del Monte Rosa. Le origini del nome derivano probabilmente dalle parole celtiche Ta (buono) e Vyn (vino), cioè terra del buon vino, o dal nome gentilizio romano Taginus. Gli insediamenti più antichi risalgono al neolitico, fu poi residenza di popolazioni galliche ed infine romane. Nel medioevo faceva parte della Pieve di Angera e proprietà della Mensa Arcivescovile di Milano. Nel XVI secolo, dopo una lunga diatriba con la curia milanese, divenne feudo della nobile famiglia Serbelloni, che mantenne i possedimenti tainesi fino all'inizio del 1900. 




I monumenti più significativi presenti a Taino e nella frazione Cheglio sono: Il palazzo Serbelloni, signorile villa del 1700, passato poi alla famiglia Corti di Santo Stefano Belbo, costruito sui resti di un antico castello, con un corpo rettangolare a tre lati disposti lungo un ampio cortile interno e circondato da un vasto parco con alberi secolari ed essenze pregiate. Al palazzo conduce, dalla piazza del paese, il viale dei carpini, detto anche "viale degli innamorati". la chiesa parrocchiale dedicata a Santo Stefano Protomartire, detta il "dumin", ricostruita nel 1874 su una precedente esistente già nel XII sec, di cui è rimasta l'antica torre campanaria in sasso ancora nello stile romanico originario.





Il borgo si suddivide in diverse frazioni e rioni, come Cheglio e Monzeglio, tanto che ogni anno vi si organizza il Palio dei Rioni, nella seconda settimana di settembre, a ridosso della Festa del Dumìn. l'oratorio di S.Giovanni Battista a Cheglio, chiesetta seicentesca, costruita secondo le norme dettate da S.Carlo Borromeo e nel cui interno è conservato un grande quadro rappresentante la decollazione del Battista, attribuito dal critico d'arte Giovanni Testori nel 1992, al pittore seicentesco G.B. Crespi detto il Cerano Il Parco Pubblico comunale "Taino per la pace", dedicato dal Comune a tutti i suoi Caduti, è stato realizzato tra il 1981 e il 1991 e progettato da Giò Pomodoro. 
Dall'ampio piazzale posto di fronte al cimitero, una scalinata porta nel cuore del parco, verso il "Luogo dei quattro punti cardinali", ricco di simbologia. 
L’ idea portante di questo progetto fu, come ebbe a dire lo stesso artista “quella di un parco pubblico intesa come area urbana di compensazione, di sosta e di contemplazione”. L’ opera realizzata in granito bianco, grigio e rosa, acqua e ferro celebra il solstizio d’ estate. 



L’ alto pilastro di oltre 8 metri al centro della scultura, attraverso una fessura tagliata al suo interno e segnata in marmo nero sulla superficie, cattura il sole alla data del 21 giugno a mezzogiorno lasciandone filtrare i raggi e proiettandoli sul pilastro caduto nel punto indicato da una tacca. 
In quelle particolari condizioni, il sole che si trova sull’ allineamento nord-sud dietro al pilastro proietta l’ ombra di quest’ ultimo sul monolite orizzontale con il puntale in bronzo oscurandolo completamente fatta eccezione per una piccola porzione scavata nella tacca che resta illuminata per breve tempo segnalando così il solstizio d’ estate. L’ alto pilastro, segno del sole e dello scorrere del tempo è dedicato ad Apollo dio classico del sole e porta inciso su di una faccia il profilo di un delfino animale sacro al dio. L’ ombra del pilastro indica in aggiunta altri riferimenti astronomici come il solstizio d’ inverno, gli equinozi e le date in cui due stelle di prima grandezza si trovano a mezzanotte sullo zenit di Taino : Deneb (12 Dicembre) la più luminosa della costellazione del Cigno e la diciannovesima del cielo notturno e Cappella (1 Agosto) la stella più brillante della costellazione dell'Auriga, la sesta stella più luminosa del firmamento nonché la terza stella più brillante dell'emisfero nord celeste, dopo Arturo e Vega. 



Marco Boldini.

Commenti

  1. Ciao Marco.
    Comprendo perfettamente che pur con tutta la buona volontà non si possono raccogliere tutti i dati 'sensibili' da un punto di vista turistica per tanto a completezza della tua esposizione porto alla tua attenzione alcune attrattive artistici storici e se vuoi 'mitologici' del terrirotorio di Taino.

    Innanzitutto all'interno del Dumin la Paccocchia Santo Stefano di Taino: c'è il mosaico originale che posto all'ingresso dell'edificio al tempo dell'inaugurazione e che credo sia rimasto lì sin dopo il secondo dopo guerra o sino alla restaurazione dell'edificio di culto stessa (sarebbe tra altro interessante verificare quanto fosse bella l'interno della chiesa prima della 'modernizzazione' anni '70).

    Comunque sia all'interno della chiesa sulla campata di destra prima dell'altare di San Giuseppe è appeso alla parete l'originale mosaico realizzato dai maestri vetrai veneziani.

    Il mosaico di ottima fattura fu sottoposto a restauro conservativo presso i laboratori del Museo Nazionale di Ravenna tanto che lo stesso istituto chiese al parroco dell'epoca: Don Fausto Ceriotti che si era preoccupato del recupero dei resti del mosaico, di poterlo esporre presso lo stesso: naturalmente il permesso venne negato ed ora fa bella mostra di sè nel luogo menzionato.

    Sempre all'interno della chiesa sulla parete di destra dell'altare maggiore tra la sacrestia e l'altare stesso c'è una lapide paleocristiana dedicata ad un fanciullo di nome Stefano che stranamente porta lo stesso nome con cui si intitolò la parrocchia voluta da San Carlo Borromeo che accettò le richieste della popolazione.

    La lapide fu rinvenuta durante dei lavori presso il sagrato della chiesa del 1996 e la sua importanza sta nel fatto che in base alla valutazione sull' iscrizione della lapide che secondo le ultime ipotesi fanno risalire la data della sepoltura del fanciullo 1° agosto del 549 si può stabilire che in quel periodo nella zona era già diffuso il Cristianesimo. Se non ricordo male trattasi di reperto più unico che raro.

    Altro luogo non menzionato è la cappella dei Santi Cosimo e Damiano a Cheglio costruita nel IX secolo con resti di affreschi di scuola siriana cui è legato l'aspetto 'mitologico' di cui accennavo prima.

    Intorno alla figura dell'eremita guaritore che ha abitato la cappelletta si è tramandata la leggenda della valle dei passeri.

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    1. Grazie per il prezioso contributo.
      Molto interessato alla leggenda della Valle dei passeri. Grazie per la segnalazione.

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