mercoledì 30 ottobre 2013

E se Atlantide si trovasse in Piemonte?

Corte Buè è raggiungibile dall’alpe Ompio, seguendo il sentiero che parte dal rifugio Fantoli.
Per giungere all’alpe si prende la strada che parte da San Bernardino Verbano, frazione Santino, e dopo qualche kilometro si arriva alla fine della stessa dove si parcheggia l’autovettura e comincia il sentiero per il rifugio. 
Dopo una decina di minuti si giunge in prossimità di un bivio dove a sinistra si sale per il Monte Faie, proseguendo a destra vi sono indicazioni per Corte Buè.
Il sentiero è di facile lettura e si dipana nel bosco attraversando i valloni ed i pendii scoscesi che partono dal Faie e da Cima Corte Lorenzo.
Dopo circa 1,30h dalla partenza siamo in vista della corte. Per chi ama la natura selvaggia il panorama che ora si apre davanti agli occhi è grandioso: boschi che ricoprono le vecchie baite dell’alpe, la Laurasca che domina tutta la valle ed il Pedum irraggiungibile come sempre. Questo paesaggio ci sprona a continuare l’escursione per giungere a Buè.
Dopo un’altra mezzora di buon cammino giungiamo finalmente all’alpe (2 ore dalla partenza), attraversiamo un piccolo torrente e ci innalziamo per giungere al complesso principale delle baite, dove l’associazione Escursionisti della ValGrande ha riadattato uno di questi ruderi come rifugio.
Iniziamo il giro della corte per capire come la natura sia tornata selvaggia dopo secoli di intenso sfruttamento da parte degli uomini. Gli edifici sono in buona parte diroccati ed invasi dagli alberi tornati assoluti padroni dell’alpe. Continuiamo il giro esplorativo per giungere ad un punto dove lo sguardo spazia libero sulla valle e sulle cime Pedum e Laurasca. Torniamo sui nostri passi per prendere possesso di uno dei tavoli posti fuori dal rifugio per consumare un veloce pasto disturbati solo dal vento.
In questo posto oggi isolato si torna alle origini, ai silenzi primordiali, all’amore per l’ignoto; diventa difficile pensare che Corte Buè nei mesi estivi pulsava di vita, in quanto rappresentava l’ultimo avamposto di stabili insediamenti della bassa ValGrande.
Dopo aver riposato spirito e corpo scendiamo verso il torrente per riprendere il cammino verso casa, sapendo che quando vogliamo “staccare dal mondo” ci basta camminare per due ore e siamo in luogo dove tutto è scomparso inghiottito dalla vegetazione, come una novella Atlantide.
I cartelli posti all’inizio della corte ci fanno rientrare all’alpe Ompio per diversi itinerari: chi non conosce bene questa zona della Valgrande è bene che rientri per il sentiero seguito all’andata.
Mi raccomando. Come sempre affrontare un'escursione in Val Grande è qualcosa di diverso e potrebbe diventare pericolosa qualora usciate dai sentieri segnati. Non inventatevi nulla. Basta ed avanza quello che potete ammirare....




Fabio Casalini.

4 commenti:

  1. faccio parte del Gruppo Escursionisti ValGrande,bravo,hai fatto un'ottima promozione.Grazie. Noi ci siamo impegnati a mantenere in buono stato i sentieri della zona saluti Tino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tino, conosco il gruppo essendo di Verbania.
      Grazie per i complimenti che rivolgo a voi con sincerità per l'opera di mantenimento che state effettuando!
      Fabio

      Elimina
  2. Descrivi questa Valle sempre con un particolare amore. Le foto sono molto belle, fanno da cornice ad una descrizione dettagliata. Sembra di camminare con voi, di pranzare e di sentire il vento.... Rosella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Rosella.
      Posso dire di esserci nato in valle, avendo passato le estati - sino all'età adulta - a Miazzina, una delle porte di accesso alla Valle.
      Fabio

      Elimina