Tra draghi e santi ad Orta san Giulio

La bellezza di Orta san Giulio la cogli in ogni vicolo, in ogni angolo del borgo, nell'apparente calma di una calda sera d'autunno quando i turisti hanno smesso di inseguire flebili linee di luce: a quell'ora torni in possesso della storia di piazza Motta e dei suoi caffè, del broletto o palazzo della comunità, e dell'Isola di San Giulio che scorgi in lontananza, nitida malgrado le foschie autunnali.
Appena girato lo sguardo dagli stemmi posti sulla facciata del Broletto, dove si rinviene la scritta hortus conclusus cioè giardino chiuso da cui deriva il nome Orta, ti appare la strada della Motta che si conclude con la maestosa Chiesa di Santa Maria Assunta.
L'unico lato della piazza non chiuso da edifici e palazzi storici è quello che permette la vista dell'Isola di San Giulio dominata dall'enorme mole del Seminario oggi adibito a convento per le suore di clausura.

Non dimentichiamoci del Sacro Monte di Orta eletto patrimonio mondiale dall'Unesco.
Riporto le motivazioni per le quali è stato eletto nella lista dell'Unesco:
"Questo complesso, il solo dedicato a San Francesco di Assisi, fu costruito in 3 fasi. La prima, che ebbe inizio nel 1590 per volere della comunità locale e che continuo fin al 1630: essa è contraddistinta, come stile, dal manierismo. Nella seconda fase, che durò sino alla fine del XVII° secolo lo stile predominante è il barocco, stile che si sviluppo poi durante il terzo periodo sino alla fine del XVIII° secolo, in forme più libere con altre influenze. Il complesso consiste in 21 cappelle, l'antico ospizio di San Francesco, una porta monumentale ed una fontana. Questo sacro monte è l'unico a non aver subito cambiamenti nel suo assetto topologico dopo il XVI° secolo."


Molti si chiederanno chi fosse San Giulio: 
Giulio di Orta (Isola di Egina – Isola di San Giulio, 390) è stato un religioso greco, promotore del Cristianesimo nella zona intorno al lago d'Orta e nell'alto Novarese. Di origine greca, si trasferì in Italia con il fratello Giuliano, stabilendosi nel novarese ove si dedicò all'evangelizzazione dei pagani ed alla costruzione di chiese.
Alla fine del IV secolo i due fratelli Giulio e Giuliano, originari dell'isola di Egina arrivano sulle rive del Cusio e si dedicano, con il beneplacito dell'imperatore Teodosio I all'abbattimento dei luoghi di culto pagani e alla costruzione di chiese. La leggenda devozionale vuole che Giulio abbia lasciato al fratello il compito di edificare a Gozzano la novantanovesima chiesa, cercando da solo il luogo dove sarebbe sorta la centesima. Individuata nella piccola isola il luogo adatto, ma non trovando nessuno disposto a traghettarlo, Giulio avrebbe steso il suo mantello sulle acque navigando su di esso. Sull'isola Giulio sconfisse i draghi e i serpenti che popolavano quel luogo, simbolo  della superstizione pagana, confinandoli sul Monte Camosino, e gettando le fondamenta della chiesa nello stesso punto in cui oggi si trova la basilica di San Giulio.
Abbandoniamo la vita e le, presunte, opere di Giulio per addentrarci nelle foschie.
Vi sono molti misteri e leggende legate a questo piccolo borgo piemontese placidamente adagiato sulle sponde del lago.
Cosa lega il lago di Orta con quello di Santa Croce in provincia di Belluno?
Quale è quella sottile linea che unisce le chiese presenti nelle vicinanze di questi laghi?
Cosa lega questi due laghi ad un terzo oggi scomparso?
Il lago scomparso si chiamava Gerundo ed era ubicato tra le provincie di Milano e Cremona.
Dobbiamo partire da lontano, dal momento in cui San Giulio giunse sulle sponde del lago di Orta per costruire la sua centesima chiesa. Il luogo era perfetto, meglio perfetta era quel l'unica isola presente nel lago. La leggenda narra che l'isola fosse infestata da draghi o forse serpenti giganteschi, motivo per cui nessuno voleva traghettare Giulio sull'isola. Il santo prese il proprio mantello e lo stese sulle acque del lago e camminando sopra di esso giunse in vista dei "draghi". Riusci a prevalere su di essi. A ricordo di questo evento rimane una "costola di drago" custodita all'interno della basilica di San Giulio, molte rappresentazioni pittoriche ed un drago di ferro, sempre celati all'interno della chiesa. 
Torniamo al filo sottile che unisce i laghi. Il secondo lago, il Gerundo ora scomparso, si trovava tra le città di Milano, Bergamo e Cremona. In queste zone si trovano diverse chiese al cui interno sono custodite "ossa di drago". Ulteriore ed accattivante legame con la nostra storia e quello dello stemma dei Visconti, famiglia che governò Milano per oltre due secoli tra il 1200 ed il 1400. La leggenda narra che un antico antenato della famiglia abbia lottato e sconfitto un drago. Nello stemma viene rappresentata la lotta tra l'uomo ed il drago. 
L'ultimo lago legato da una sottile linea è quello di Santa Croce nella val Apisina in provincia di Belluno. Il legame tra questo lago e gli altri è dovuto al simbolo della valle che lo ospita: due draghi. Una leggenda, molto suggestiva, narra che gli abitanti della valle sentissero spesso boati e fragori provenire dal lago. Questo frastuono venne accomunato al verso del drago che lento e misterioso si muoveva nelle sue placide acque........


Fabio Casalini.

Commenti

  1. Dopo la visita fatta le parole hanno un senso più preciso, creano immagini.
    Sono luoghi incantevoli, dove sembra che lo scorrere del tempo avvenga in modo diverso. Siamo fortunati, molto a poter vedere, a poter apprezzare. Ci vorrebbe un nuovo articolo, con le nuove foto, anche solo con quelle. Parlano da sole. Rosella

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    1. Ciao Rosella, siamo molto fortunati ad avere tutto questo a portata di mano.
      Siamo fortunati a vivere a stretto contatto con realtà storiche ed artistiche tanto incredibili e meravigliose.
      Fabio

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