lunedì 19 agosto 2013

La poesia nel cuore di Lucca.

Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall'arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi ...
Doveroso iniziare il racconto di Lucca con le parole di Gabriele D'Annunzio. 
Il poeta quando parla "dall'arborato cerchio" si riferisce alle splendide mura cittadine di Lucca; dove parla della "donna del Guinigi" si riferisce ad Ilaria del Carretto, sposa del signore della città Guinigi che morì dando alla luce la figlia. Rimane a perenne memoria della sua immagine lo splendido (non saprei come altro definirlo) sarcofago commissionato dal marito a Jacopo della Quercia e custodito all'interno della Cattedrale di San Martino. La cattedrale, che assume anche il titolo di Duomo della città, è un esempio sublime dell'arte romanica.
Alla facciata è addossato il portico che si apre sulla piazza con tre grandi arcate, di cui una più stretta rispetto alle altre a causa del preesistente campanile. Infatti la chiesa attuale è una ricostruzione del 1060 circa su una preesistente databile al VII° secolo quando ricevette il titolo di Cattedrale.

L'attenzione all'interno viene catturata quasi esclusivamente dal monumento funebre di Ilaria del Carretto.
Il D'Annunzio aggiunge alla descrizione precedente quanto segue.
Ora donne la bianca fiordaligi,
chiusa né panni, stesa in sul coperchio
del bel sepolcro; e tu l'avesti a specchio
forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi.
Ma oggi non Ilaria del Carretto
signoreggia la terra che tu bagni
o Serchio
Il sarcofago catturò l'attenzione anche di Salvatore Quasimodo che scrisse: "davanti al simulacro si Ilaria del Carretto":
.... e tu tenuta dalla terra che lamenti?
Sei qui rimasta sola. Il mio sussulto
forse è il tuo, uguale d'ira e di spavento.
Remoti i morti e più ancora i vivi,
i miei compagni vili e taciturni.
Non è possibile aggiungere altro!
Usciti dalla cattedrale diamo un'ultimo sguardo alla facciata portandoci in direzione del centro cittadino.
Giungiamo nella piazza di San Michele dove risplende alla luce del sole quel capolavoro del Romanico della Chiesa di San Michele in Foro. L'aggiunta foro deriva dal fatto che la chiesa primordiale venne edificata sulle rovine del foro romano.

Una curiosità che ha dell'assurdo riguarda il campanile della chiesa: tra il 1364 ed il 1368 fu mozzato dal Doge di Pisa perchè.....il suono delle campane si udiva sin nella città da lui amministrata e questo risultava un segno di superiorità....
Una seconda curiosità risiede nel fatto che durante il medioevo l'accesso alla chiesa era possibile solo tramite un sistema di assi di legno, chiamato Ponte al Foro, che permetteva di scavalcare il fossato che circondava l'edifico, che prendeva il nome di Fossa Natali. 
La chiesa nel complesso è maestosa e le loggette della facciata portano il viaggiatore a soffermare lo sguardo sul passaggio dall'una all'altra.
L'ultima tappa tra i luoghi di culto della città ci porta di fronte alla Basilica di San Frediano. E' una delle chiese più antiche di Lucca. Un edificio religioso era presente sul luogo sin a partire dal VI° secolo ed era dedicato a San Vincenzo, San Lorenzo e Santo Stefano.
Il punto di rilievo della chiesa è il grande mosaico che corona la facciata; rappresenta l'Ascensione del Cristo in una mandorla sostenuta da diversi angeli ed alla presenza degli apostoli. Alla figura nel complesso manca la presenza della Madonna: la sua immagine è andata perduta con l'apertura della monofora centrale.

La città di Lucca presenta molti altri edifici che meritano una visita.
Voglio spingere il lettore a visitare la Torre dei Guinigi, particolare in quanto è presente un giardino sulla sommità, e la piazza dell'anfiteatro. La piazza è stata edificata sui resti di un anfiteatro romano preesistente che le dona la particolare forma ellittica chiusa.

Fabio Casalini

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