Assisi e la leggenda di Chiara.



Era una calda mattina di luglio con temperature che si aggiravano sui 30°.
Sono arrivato ad Assisi dopo molte ore di macchina seguendo con particolare attenzione ogni uscita della Orte - Ravenna; ritenendo che l'arrivare sia la parte più bella del viaggio, godo della natura vibrante nella zona di Mercato Saraceno; penso al centro storico di Sansepolcro e nel contempo sono già a Città di Castello.
Il sole è alto nel cielo ed il caldo quasi opprime sulle prime rampe di Assisi.

La parte medievale-religiosa della città è semplicemente suggestiva. 


L'ombra delle chiese era benevola. 


Durante il casuale percorso di visita mi sono imbattuto in immagini sacre di cui non ricordavo l'esistenza o forse era soltanto svanito il ricordo. Tali immagini raffiguravano Santa Chiara.
Non ricordavo la sua storia, essendo curioso entro in una libreria del centro e cerco libri sull'argomento; non è stato facile uscire con soli 3 libri e qualche cartolina, le immagini sulle copertine dei libri fotografici dedicate ad Assisi ti inseguono.....

A pranzo tra una portata e l'altra comincio a narrare a mia figlia piccola la storia di Chiara, vedendo la sua attenzione ritengo possa interessare ad una grande quantità di persone.

Vi narro la leggenda di Chiara o Santa Chiara come ne sono venuto a conoscenza io e come è facilmente rintracciabile su siti internet.




Nata appartenente ad un'alta classe sociale, dimostra forza d'animo nelle sue scelte che la inducono a sfuggire il matrimonio predisposto dalla famiglia di origine, come consuetudine del tempo, per seguire il desiderio di dedicare la vita a Dio. La notte del 28 marzo 1211, stando alle testimonianze del processo di canonizzazione, fugge da una porta secondaria della casa paterna, situata nei pressi della cattedrale di Assisi, San Rufino. Subito raggiunge Francesco d'Assisi e i primi frati minori presso Santa Maria degli Angeli, già da allora comunemente detta la Porziuncola, dipendente dal monastero di San Benedetto al Subasio. A sottolineare la sua condizione di penitente, Francesco le taglia i capelli, le dà una tunica e la fa entrare nel monastero benedettino di San Paolo delle Badesse presso Bastia Umbra per poi cercarle ricovero presso un altro monastero benedettino alle pendici del monte Subasio: Sant'Angelo di Panzo. Qui, al riparo dalle ire familiari, viene presto raggiunta dalla sorella Agnese.


Chiara prese dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco, sotto le dipendenze del vescovo Guido. Qui Chiara fu raggiunta dall'altra sorella Beatrice e dalla madre Ortolana, oltre a gruppi di ragazze e donne, e presto furono una cinquantina. Qui trascorre quarantadue anni . Affascinata dalla predicazione e dall'esempio di Francesco, Chiara volle dare vita a una famiglia di claustrali povere, immerse nella preghiera per sé e per gli altri. Chiamate popolarmente "Damianite" e da Francesco "Povere Dame", saranno poi per sempre note come "Clarisse", dove molte donne seguirono il suo esempio, quali santa Caterina da Bologna, Camilla da Varano, ossia la beata Battista, santa Eustochia, sant'Agnese di Praga.Ottenne da Francesco una prima regola fondata sulla povertà. Il carisma della donna si manifesta entro le mura del monastero in contemplazione e preghiera, seguendo in parte il modello benedettino da cui si differenzia per la ferma e coraggiosa difesa della povertà. Questo è il tema centrale della sua esperienza mistica, la sequela Cristi, da cui Chiara non vuole essere dispensata nemmeno dal Papa (Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le diede una nuova regola che attenuava la povertà, ma lei non accettò sconti: così Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-1241) le concesse il privilegio della povertà, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte). Solo abbandonando i beni materiali e affidandosi a Dio, Chiara si sente libera di percorrere il suo cammino religioso. È questo l'argomento principale su cui vertono i rari scritti, da cui emerge una donna decisa e fiduciosa (quattro lettere ad Agnese di Boemia, figlia del re Ottokar e la Regola, e altri scritti di cui non si ha certezza di autenticità) che non aiutano però a ricostruirne la figura storica. Soltanto dopo la sua morte, una Leggenda scritta da Tommaso da Celano ne narra la vita scandita dal silenzio, dalla preghiera, dalla ricerca continua di "altissima povertà". Passò la seconda metà della vita quasi sempre a letto perché ammalata, pur partecipando sovente ai divini uffici. Portando l'Eucaristia sull'ostensorio, avrebbe salvato, secondo la tradizione religiosa, il convento da un attacco di Saraceni nel 1240. Morì a San Damiano, fuori le mura di Assisi, l'11 agosto del 1253, a sessant'anni. A soli due anni dalla morte, Papa Alessandro IV la proclamò Santa ad Anagni (15 agosto 1255). La chiesa ne fa memoria l'11 agosto. 


E' una storia particolare che mi affascinò e mi affascina tuttora, di un tempo lontano molto lontano da noi, con usi e costumi dimenticati nei meandri della nostra memoria.


Fabio Casalini





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